Interviste

Agostinelli: “Paradosso Gioia Tauro, con un commissario da quasi 5 anni ma con traffici container da record”

“Dovevo restare sei mesi, sono arrivato quasi alla soglia dei 5 anni, di cui 4 veramente brutti e difficili perché la crisi sembrava senza ritorno. Poi, lo scorso anno c’è stata la svolta e si è aperto uno scenario completamente diverso”. Non crede ai suoi occhi, Andrea Agostinelli, commissario straordinario del porto di Gioia Tauro, rileggendo i dati della prima parte dell’anno che certificano la ritrovata centralità dell’hub di transhipment calabrese nel Mediterraneo, nonostante l’emergenza sanitaria. Nei primi 6 mesi lo scalo ha registrato un incremento del 38,7% rispetto allo stesso periodo del 2019, con 1,5 milioni di Teu. A luglio, la quota è salita a quasi due milioni di Teu.

Addio Contship

Il cambio di passo c’è stato ad aprile 2019, quando Contship Italia ha deciso di cedere a Terminal Investment Ltd, azienda controllata da MSC, il 50% delle sue azioni detenute in CSM Italia Gate, la società che deteneva il 100% di MCT (Medcenter Container Terminal), concessionaria delle attività presso il terminal container nel porto di Gioia Tauro. TiL, che già deteneva il restante 50% di CSM Italia Gate, al termine dell’operazione di vendita ha preso il controllo del 100% del capitale azionario, mettendo fine ad una storia, quella tra Contship e il porto di Gioia Tauro, che durava da 24 anni.

“Rispetto alla precedente gestione è cambiato sia lo scenario del porto che la skyline del terminal – spiega Agostinelli -: abbiamo tutte le banchine occupate e i container in quinta fila, fenomeno che su una superficie di oltre 1,6 milioni di mq era difficile da vedere in questi anni, ora è la regola. Anzi, dico di più: allo stato attuale, quest’area è diventata perfino insufficiente a gestire la mole di traffico che arriva a Gioia Tauro e che in prospettiva arriverà. Diciamo che stiamo vivendo una crisi di crescita”.

Andrea Agostinelli insieme a Gianluigi Aponte

Paradosso Gioia Tauro

Il “paradosso di Gioia Tauro”, così lo chiama il commissario, è che lo scalo calabrese sia riuscito a sfiorare quota 2 milioni di Teu in 7 mesi con una “gestione parrocchiale” del porto, per i ritardi dei governi di turno nella costituzione dell’AdSP e nella nomina del presidente: “Prima di me, ci sono stati due commissari e la poltrona è rimasta vuota per 6 anni. Magari il termine gestione parrocchiale è sbagliato, ma rende bene l’idea della situazione che stiamo vivendo: siamo ancora in una fase pre-riforma Delrio, abbiamo un organico di 23 unità con 4 porti da gestire (inclusi Corigliano, Crotone e Palmi). Quando ne servirebbero 60”. E’ un “paradosso”, secondo Agostinelli, anche perché quei risultati Gioia Tauro li ha ottenuti utilizzando solo le vecchie gru: “Le tre nuove gru cinesi per operare con navi ultra large, commissionate da MTC e già piazzate in banchina, devono ancora ultimare il processo commissioning (collaudo) che è stato lento, anche per colpa del Covid”, dice Agostinelli. Il suo interrogativo, al momento senza risposta, è quasi spregiudicato: “Se nelle attuali condizioni il terminal ha movimentato quasi due milioni di contenitori, quanti ne potrebbe movimentare con 6 nuove gru?”. E’ presto per prevederlo, certo è che il porto di Gioia Tauro ora corre e non si pone limiti: “Quest’anno faremo 3,2-3,3 milioni di Teu: siamo il primo porto nel mondo oggi che cresce in modo così vorticoso. Basta guardare le statistiche dei grandi porti cinesi o del Nord Europa: tutti registrano flessioni a doppia cifra, anche importanti”.

Nave MSC Zoe nel porto di Gioia Tauro

Investimenti a terra

Sembra passato un secolo da quando il porto navigava a vista, con tensioni costanti, culminate un anno fa in un uno sciopero di 10 giorni a cavallo del passaggio delle quote in MTC da Contship a MSC. Chiusa quella partita, Gioia Tauro ha rialzato la testa chiudendo l’anno a 2,4 milioni di contenitori. Briciole, rispetto ai numeri attuali. “Aponte ha trasformato Gioia Tauro in un hub di riferimento per le sue linee intercontinentali. C’è un programma di navi da 24 mila Teu già pianificato, una quindicina ci sono già state. Un fiume di contenitori pieni e vuoti sono arrivati e arriveranno da noi”, ripete Agostinelli. “Riconosco a Conthship di aver valorizzato il terminal fino a portarlo a 3,7 milioni di Teu – ammette -. Però, ad un certo punto, il ciclo virtuoso si è interrotto per la litigiosità tra i due precedenti azionisti di MTC. Il risultato è stato che la precedente società non ha mantenuto i programmi di investimento, quindi è venuta meno il rapporto di interesse pubblico che lo Stato mantiene rilasciando una concessione per un terminal così importante. Ricordo che qui sono stati investiti 160 milioni di euro di risorse pubbliche per attrezzare le banchine e non solo”, puntualizza il commissario. Altri investimenti sono già a terra: “Otto milioni di euro per il rifacimento di un piazzale e due milioni di euro per la sicurezza degli ormeggi in vista dell’arrivo di un numero maggiore di grandi navi. In più, ogni mese facciamo il rilevamento dei fondali e abbiamo in programma il dragaggio nel 2021”, aggiunge.

Hub Gateway

Bacino di carenaggio, impegno confermato? “Sì, anche se la burocrazia e altri problemi hanno rallentato il progetto. Ma rientra nella visione che l’Authority e MSC hanno di Gioia Tauro 2.0. Quest’opera si integra all’interno della strategia che vuole trasformare il porto da semplice scalo di transhipment in un hub gateway”, risponde Agostinelli. La sfida è ambiziosa e passa dalla cura del ferro e dalle connessioni retroportuali. Non a caso, il gruppo MSC ha presentato l’istanza per la concessione del nuovo terminal intermodale, prima detenuta da Contship, attraverso uno consorzio appositamente costituito tra Medcenter Container Terminal, Medway Italia e Medlog Italia, tutte società controllate da Aponte. “Il primo treno potrebbe partire entro la fine dell’anno. Se non fosse per la burocrazia, brucerei le tappe. Tempi a parte, l’obiettivo è anche quello di aprire i contenitori a Gioia Tauro per fare logistica: abbiamo un capannone da 15 mila mq, che deve operare in connessione con ferrovia, che può e deve essere utilizzato”, dice Agostinelli.

Questa proposta rappresenta la finalizzazione della costruzione del gateway su rotaia e consentirà finalmente l’esercizio del traffico ferroviario portuale: “Nel DL Rilancio è passato un emendamento  che consegna la gestione e la manutenzione a RFI del raccordo ferroviario lungo 6 km che da San Ferdinando arriva a Rosarno”, dichiara il commissario, aggiungendo che “si sta compiendo il primo passo verso la configurazione del porto di Gioia Tauro come porto gateway, e non solo come porto di transhipment”.

La partita non è semplice perché durante il lungo letargo di Gioia Tauro, altri porti come Pireo, Tangeri, Port Said e Algeciras si sono attrezzati. Da poco anche lo scalo di Taranto ha ripreso vita. “Non ci poniamo limiti e non temiamo la concorrenza di nessuno perché ho notato un cambiamento repentino e duraturo a Gioia Tauro. La nuova società ha una soglia biennale di 130 milioni di euro di investimenti, sono arrivate nuove linee e altre ne arriveranno, solo ad agosto avremo due mega portacontainer 24 mila Teu contemporaneamente ormeggiate al terminal. E’ un sogno che si avvera. In più stiamo parlando con l’armatore per diversificare le loro attività. Ad esempio, potenziando tutto il settore reefer. Ma tutto questo è solo l’inizio”, conclude il commissario.