Editoriale del Direttore Porti e Infrastrutture

Al porto di Genova serve subito un presidente, non idee inappropriate

Di portare al terminal Sech controllato da Psa, nel cuore del porto storico di Genova, le crociere (Costa) e i traghetti (Grimaldi) si parla ormai da tempo, almeno un paio d’anni. Un’idea accarezzata in interviste e interventi pubblici dall’ormai ex presidente dell’Adsp Paolo Emilio Signorini, dal sindaco Marco Bucci, dal presidente di Stazioni Marittime di Genova, Edoardo Monzani, dal presidente dei Terminalisti, dell’Acquario e ora di anche di Palazzo Ducale, Beppe Costa e dal socio di Psa nel Sech, Giulio Schenone. Insomma, non una vera e propria proposta organica e operativa, niente più di un’idea, forse neppure peregrina.
Perché allora il presidente della Regione, Giovanni Toti, l’ha tirata fuori adesso, dopo aver visto il Gran Premio di Formula 1 a Singapore e per di più visitando la sede e il terminal di Psa nella città-stato dell’Estremo Oriente, ossia la “casa” del proprietario del Sech? Certo, possiamo dire che la presenza del Governatore ha portato bene alla Ferrari che non vinceva una gara da una vita. Ma il problema è un altro: l’irritualità istituzionale della sua sortita pubblica. Toti auspica, nel caso del terminal di Prà un ampliamento e un potenziamento; nel caso del Sech una trasformazione da terminal contenitori a passeggeri, sia crociere che traghetti(anche ro-ro).
Riguardo al Sech parliamo ovviamente di un cambio di destinazione d’uso da container a passeggeri e Ro Ro. Le concessioni demaniali portuali, però, non sono in vendita. Possono, a certe condizioni, essere modificate con gli strumenti che la normativa vigente mette a disposizione. Mentre può essere autorizzata la variazione della compagine sociale e, dopo la famosa sentenza di Calata Bettolo, persino sulle categorie merceologiche possono essere autorizzate, o decise motu proprio, variazioni dall’Adsp.
Il tutto, nella massima trasparenza, nell’interesse pubblico prevalente del porto, della città e del Paese a mantenere, e se possibile aumentare, i traffici, e diversificarli per essere meno soggetti alle crisi settoriali. Tenendo conto delle inevitabili ricadute occupazionali.
Manca però la cosa più importante per poter attuare questa idea. Manca la piena capacità decisionale degli organi dell’Adsp. Il Commissario Straordinario è nominato esclusivamente per garantire l’ordinato andamento dell’Ente, la sola amministrazione ordinaria, insomma, null’altro. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, deve, perché ne ha l’obbligo per legge e ruolo, procedere senza indugio ad attivare la procedura di nomina del nuovo presidente con l’intesa di Toti e i pareri parlamentari prescritti. Invece il governatore della Liguria disegna scenari per il porto di Genova ben sapendo che il commissario, nominato in sostituzione di Signorini, passato in Iren, non ha i poteri per avviare una qualsiasi azione di programmazione strategica.
Invece lo stesso Toti e il viceministro Edoardo Rixi affermano che il commissario resterà fino al 2025, perché nel frattempo c’è da riscrivere la legge 84/94. Ma, guarda caso, si andrebbe a coincidere con le elezioni regionali e magari con le comunali, nel caso, a quel punto, “autorità superiori” chiamassero sullo scranno di palazzo San Giorgio, il Bucci della Provvidenza.
Ecco perché, come Shipmag ha già scritto, la procedura di nomina del nuovo presidente della Adsp va avviata immediatamente. Questo è il nodo politico. La portualità genovese e savonese, per il suo ruolo e il peso nazionale e internazionale, non può attendere i tempi dei partiti e, soprattutto, non può subire interessi personali. Alle imprese e ai lavoratori del porto va risparmiato, proprio ora, un lungo periodo di incertezza e indeterminatezza.