Porti e Infrastrutture

Aldo e Roberto Spinelli rispondono al gip. Il figlio: “Ha fatto tutto papà, si approfittavano di lui”

Moncada, ex consigliere di amministrazione di Esselunga, si è proclamato innocente

Genova – Ieri a comparire davanti al gip, Paola Faggioni, sono stati Aldo Spinelli, il figlio Roberto e Francesco Moncada, ex consigliere di amministrazione di Esselunga, destinatario di una misura interdittiva. I tre sono stati ascoltati nell’ambito dell’inchiesta per corruzione che ha coinvolto il governatore della Liguria, Giovanni Toti, il suo capo di gabinetto, Matteo Cozzani, e, appunto, l’imprenditore Aldo Spinelli.
Aldo Spinelli, agli arresti domiciliari, per circa un’ora ha risposto al giudice: “Ho detto tutto, tutto…“, ha affermato al termine dell’interrogatorio aggiungendo di non essere preoccupato e di ritenere “di meritarmela la libertà”. Come poi ha spiegato il suo legale, Andrea Vernazza, “si è sfogato”. Uno sfogo di cui nulla è stato detto ufficialmente, ma, da quello che è trapelato, l’imprenditore si sarebbe difeso dicendo di aver sempre avuto a cuore gli interessi del porto e di aver “agito solo per quegli interessi che sono poi anche della città”. Ha ribadito inoltre che i finanziamenti erano “regolari”.

Il figlio Roberto (nella foto), anche lui con una misura interdittiva, ha ripetuto, invece, quello che emerge dalle intercettazioni agli atti del fascicolo: ossia che lui non era d’accordo con il padre, non condivideva la sua gestione imprenditoriale “di versare soldi alla politica“, in questo caso al Comitato Toti. In sostanza si sarebbe chiamato fuori attribuendo le responsabilità al padre. “Ha fatto tutto lui, tutti approfittavano di lui”, avrebbe detto.
Moncada, invece, assistito da un pool di legali guidato dalla professoressa Paola Severino, ex ministro della Giustizia, ha reso dichiarazioni spontanee, e si è proclamato innocente.

Oggi l’avvocato Vernazza è tornato sull’interrogatorio. “Spinelli ha detto di aver finanziato tutti ma con sottoscrizioni elettorali che pensava fossero tracciate“. Vernazza ha aggiunto che non farà ricorso “al Riesame perché non abbiamo una misura così afflittiva, non siamo in carcere”. A chi gli chiedeva se una promessa elettorale non mantenuta consente comunque di configurare il reato di finanziamento illecito, Vernazza ha risposto: “E esiste anche il reato di truffa per fare delle ipotesi… C’è da discuterne. Non mettiamo limite alle difese”.