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Santi: “I fondi del PNRR sono una prova di maturità, l’Italia dimostri di avere svoltato in termini di burocrazia”

“E’ necessario intervenire in modo razionale sul collegamento degli hub portuali con i nodi delle reti Ten-T con ampio sviluppo della rete ferroviaria, ma anche con una selezione attenta delle priorità”

Venezia – Uno sguardo sul gap legato alle infrastrutture con cui convivere (“Non dobbiamo sprecare l’opportunità del PNRR”) con l’auspicio che si vada verso la “la creazione di un vero e proprio “gabinetto di guerra” in tempo di pace, che consenta di bypassare tutte quelle strozzature di sistema che hanno impedito lo sviluppo”, spiega Alessandro Santi, presidente di Federagenti.

Quali sono oggi i limiti del sistema infrastrutturale italiano?  
“Limiti materiali e immateriali. Materiali: le strozzature al flusso delle merci e persone, dal mare (dragaggi in primis) e da terra (infrastrutture ferroviarie e stradale). Immateriali: la burocrazia che rallenta qualsiasi scelta; serve digitalizzazione, semplificazione e rapidità nella messa a terra. Limiti che sono cronicizzati e che richiedono oggi un approccio di assoluta emergenza proprio per non sprecare l’opportunità fornita dal PNRR tenendo bene a mente la parallela necessità (che suona come un monito) di sbloccare i miliardi di risorse stanziate e mai spese, nel settore portuale ma più in generale in quello delle infrastrutture vitali per la competitività del sistema paese”. 

Che cosa è lecito aspettarsi dal PNRR? 
“Dovremmo aspettarci tanto dato il profluvio di denaro (in parte a debito). Il dubbio quanto si riuscirà effettivamente a ottenere la disponibilità dei fondi dalla EU in considerazione della cronica incapacità italiana di mettere a frutto i finanziamenti comunitari anche e soprattutto per la lentezza nella realizzazione delle opere infrastrutturali nonché per la carenza dimostrata nella fase attuativa dei progetti. Sulle regole il lavoro è stato fatto, ma in pratica gli ostacoli restano e va percorsa ancora molta strada. Per questo motivo Federagenti ha chiesto la creazione di un vero e proprio “gabinetto di guerra” in tempo di pace, che consenta di bypassare tutte quelle strozzature di sistema che hanno impedito lo sviluppo” 

Come sarà possibile conciliare esigenze di sviluppo e minore impatto ambientale, nell’immediato futuro? 
“Il percorso della transizione energetica ed ecologica non è né breve né banale; e non può essere certo sintetizzato il slogan. È essenziale trattare di transizione e non di discontinuità. In questo senso nell’immediato futuro è necessario che ogni attore faccia la sua parte per portare un contributo alla questione ambientale. È ragionevole pensare che i prossimi anni non vedranno ancora effetti macro-evidenti e non ci sarà da stupirsi se i consumi energetici fossili saranno in aumento per i ben noti motivi. Se si vuole invertire la rotta, bisogna essere seri e concreti partendo da una constatazione di fondo: il cluster marittimo sta già investendo milioni di dollari sull’innovazione delle propulsioni, sulla sostenibilità dei porti, sulla digitalizzazione finalizzata all’efficientamento energetico del sistema logistico globale”. 

Dove ancora si deve lavorare per sviluppare le infrastrutture italiane e creare una sinergia con il settore marittimo? 
“Neanche a dirlo: si deve lavorare nei porti che sono i nodi di interscambio mare terra oltre che intermodali. Cosa fare lo abbiamo detto nella nostra assemblea di Venezia. Come si diceva non bastano investimenti materiali ma servono anche interventi sostanziali immateriali: a partire dalla consapevolezza che un paese come il nostro deve avere sulla enorme opportunità strategica della nostra conformazione geografica, protesi su 8000 km di coste nel mezzo del Mediterraneo…Le opportunità che il Mediterraneo potrebbe schiudere nei prossimi anni sono particolarmente allettanti e l’Italia non si può permettere il lusso di perdere anche questa occasione”. 

A livello infrastrutturale quale è la priorità? 
“Senza ombra di dubbio i dragaggi che devono diventare (come sono stati per secoli e come continuano a essere nei principali porti del mondo) un’attività manutentiva ordinaria e non straordinaria. Questo risultato può essere raggiunto solo attraverso l’implementazione di un sistema di regole chiare e definite che diano la possibilità di definire strategie di medio lungo periodo all’interno dei piani di sviluppo dei singoli porti. È quindi necessario intervenire in modo razionale sul collegamento degli hub portuali con i nodi delle reti Ten-T con ampio sviluppo della rete ferroviaria, ma anche con una selezione attenta delle priorità. Diventa fondamentale favorire la digitalizzazione con lo sviluppo di PCS locali interoperabili tra di loro e gli investimenti privati nelle aree portuali con regole chiare e all’interno di piani di sviluppo e strategici di lunga durata”.