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Allianz: i rischi informatici non sono una priorità per le aziende dello shipping

Lo rileva il Risk Barometer 2022: nella “top 5” dei rischi al 1° posto si colloca l’interruzione di attività, inclusa la supply chain, solo al 4° posto la minaccia di attacchi ransomware

Milano – La minaccia di attacchi ransomware, le violazioni di dati o le lunghe sospensioni dei sistemi IT rappresentano la maggiore preoccupazione per le aziende di tutto il mondo. Ma non per quelle del settore marittimo e dello shipping, nonostante l’escalation di attacchi cyber che l’industria del mare ha subito negli ultimi due anni.

A rilevarlo è l’Allianz Risk Barometer 2022, lo studio che ogni anno analizza le preoccupazioni e i rischi maggiormente percepiti dalle aziende di tutto il mondo per l’anno a venire, realizzato da Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS). L’analisi raccoglie le opinioni di 2650 esperti provenienti da 89 paesi, tra cui CEO, risk manager, broker, esperti assicurativi. E contiene anche un focus sullo shipping.

Dal rapporto emerge che i rischi informatici si posizionano in cima all’Allianz Risk Barometer solo per la seconda volta nella storia del sondaggio (44% delle risposte), l’interruzione di attività scende di poco al secondo posto (42%) e le catastrofi naturali sono al terzo posto (25%), dal sesto del 2021. Il cambiamento climatico sale al sesto posto dal nono, cioè nella posizione più alta mai raggiunta (17%), mentre la pandemia scende al quarto (22%).

Per lo shipping, la gerarchia delle priorità cambia. Al primo posto c’è l’interruzione di attività (anche della supply chain) con il 42%, nel 2021 era al secondo con il 36%. Posizione occupata quest’anno dalle catastrofi naturali (tempeste, inondazioni, terremoti) con il 33%, nel 2021 era al terzo posto con il 27%. Posizione occupata dalle esplosioni con il 25%, new entry. I rischi informatici (crimine e guasti IT, violazione dei dati) si collocano solo in quarta posizione con il 23%, la stessa registrata nel 2021 ma con una percentuale maggiore (26%); l’ultima posizione è occupata dal cambiamento climatico (rischi fisici, operativi, finanziari e di reputazione derivanti dal riscaldamento globale) con il 18%, new entry.

Nel complesso, secondo AGCS, “l’interruzione di attività rimarrà probabilmente il tema di fondo nel 2022”. “Per la maggior parte delle aziende la paura più grande è quella di non essere in grado di realizzare i prodotti o fornire i servizi – dichiara il CEO di AGCS Joachim Mueller. Il 2021 ha visto livelli di interruzione senza precedenti, causati da vari fattori scatenanti, e quest’anno si prevede solo un graduale miglioramento della situazione. Cyber-attacchi rovinosi, l’impatto sulla supply chain di eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico, così come i problemi legati alla produzione dovuti alle varie ondate pandemiche e i colli di bottiglia che si sono creati nel settore dei trasporti. Costruire la resilienza per reagire alle molteplici cause di interruzione di attività sta diventando sempre più un vantaggio competitivo per le aziende”.