Lavoro Porti

ANCIP e CULMV insieme contro governo e AdSP: “Ritardi nei ristori”. E su autoproduzione: “Tentativo di rivincita”

Genova – Per la prima volta, ANCIP, l’associazione nazionale compagnie imprese portuali, e CULMV Paride Patini, storica Compagnia unica dei portuali di Genova, sottoscrivono un documento congiunto, in rappresentanza degli art. 17, lavoratori che forniscono lavoro portuale, contro “i ritardi del governo e delle Autorità di Sistema Portuale nelle misure di ristoro previste“, Documento che si pone anche l’obiettivo di rilanciare con forza il tema dell’autoproduzione nei confronti del Parlamento che ha approvato l’art. 199 bis.

Un “tentativo di rivincita”, lo definiscono così i portuali italiani, perché il “disagio e la preoccupazione per i lavoratori aumenta a fronte di nessuna misura prevista dalla legge di bilancio sul lavoro portuale neppure per il 2021”.

Proprio sull’autoproduzione non vanno giù i tentennamenti del governo, e del ministero dei Trasporti in particolare. E soprattutto brucia la presa di posizione, giudicata “sconcertante”, dell’Autorità Garante della Concorrenza e Mercato che ha puntato l’indice sulla disciplina delle attività di autoproduzione nei porti, legge approvata dal Parlamento con un emendamento al decreto 34. Legge che ha come primo firmatario il deputato  Davide Gariglio, capogruppo Pd in Commissione Trasporti della Camera.

Lo stesso Gariglio che il 14 ottobre – durante il “question time” alla Camera sul tema dell’autoproduzione, per i fatti accaduti una settimana prima a bordo della nave traghetto “Superba” del gruppo GNV – dichiarava: “Chiediamo che il ministero applichi la norma celermente con un decreto ministeriale perché ha la grande occasione di mettere ordine nel mercato e far sì che i marittimi facciano i marittimi, i portuali facciano i portuali, e ci sia sicurezza per gli uni e per gli altri, per le navi e i passeggeri”.

Niente di tutto questo è accaduto, da qui il duro affondo di ANCIP e CULMV Paride Batini che rivendicano la legge: “Contrariamente a quanto asserito da alcune associazioni datoriali di rappresentanza delle società armatoriali, la norma di cui all’articolo 199 bis del Decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 non vieta l’autoproduzione delle operazioni portuali da svolgere sulle navi, ma ribadisce la necessità di regole e criteri chiari per far cessare lo sfruttamento dei marittimi chiamati a operare, oltre che nella fase di navigazione, anche in quella di carico e scarico delle merci. Una pratica che è stata causa di molti infortuni, alcuni mortali, poiché non viene realmente approntata la formazione professionale oltreché il rispetto di standard di sicurezza minimi”.

I portuali avvertono: “Queste regole sono necessarie anche per far cessare i problemi di regolazione del mercato, insorti per interpretazioni e applicazioni diverse della norma da parte delle Autorità di sistema portuale, generando significative differenze tra un porto e un altro”.

In altri termini, riporta il documento, “la possibilità per il vettore marittimo, prevista e non vietata dalla vigente legge, di operare in regime di autoproduzione non può, e non deve, rappresentare una forma di detrimento della qualità delle operazioni e dei servizi portuali. Un diverso approccio determinerebbe non soltanto pericolose disfunzioni sotto il profilo operativo, ma anche una ingiusta ed inammissibile violazione dei principi in materia di concorrenza, in danno delle imprese locali, compresa quella abilitata alla fornitura di lavoro portuale temporaneo”.

A questo proposito, il documento conclude: “Appare sconcertante la presa di posizione, seppur non vincolante, dell’Autorità Garante della Concorrenza e Mercato che critica la recente disciplina delle attività di autoproduzione nei porti che sta assicurando la sicurezza dei lavoratori, la salvaguardia dei passeggeri e continuità produttiva e occupazionale delle imprese del settore. Sconcertante soprattutto perché lo fa con una segnalazione che recepisce, sic et simpliciter e senza contraddittorio, le istanze delle associazioni degli armatori. Oltre a tutto ciò, si sta assistendo ad un silenzio, quanto emblematico che preoccupante, e ad un immobilismo non giustificato del ministero delle Infrastrutture e Trasporti circa l’applicazione pedissequa di ciò che il Parlamento della nostra Repubblica democratica ha, sovranamente, legiferato”.

L’atto di accusa al governo

I portuali contestano anche altri punti. In particolare Ancip e Culmv sottolineano che “Purtroppo, a distanza di sei mesi dal DL 34 2020, la scrivente deve prendere atto, con vivissimo disappunto, che non è stato ancora emanato nessuno dei decreti ministeriali e interministeriali, previsti dalle leggi, per assegnare le risorse stanziate e per emanare
norme di coordinamento e di attuazione e di erogazione delle risorse. A tutt’oggi nessuna provvidenza è stata concretamente erogata e si procede in modo non uniforme da parte delle singole AdSP, provocando disuguaglianze che non dovrebbero sussistere in periodi normali e ancor di più in un periodo, com’è l’attuale, di emergenza”.

E ancora: “Nella legge di bilancio 2020 (testo AC 2790) art. 120 nei vari commi (a proposito si segnala che al comma 6, probabilmente per un refuso, si citano le concessioni di cui agli art. 6 e 18 della legge 84/94. Forse si intende “16” e 18 e comunque viene nuovamente dimenticato l’art. 17), non figura nessuna norma che riguardi il sostegno ai lavoratori portuali e marittimi! Decisione che riteniamo inaccettabile e da correggere con tutta urgenza da parte del governo”.

Così ANCIP e CULMV chiedono un incontro urgentissimo al governo.