Porti e Infrastrutture

Assarmatori: “No all’autonomia differenziata nei porti”. Salvini: “Ma gli scali non sono tutti uguali”

Per il ministro “ci sono sensibilità diverse”. Poi invita gli armatori a confrontarsi con il suo vice, Rixi

Roma – Prima butta lì, nella relazione all’assemblea nazionale degli armatori aderenti alla Conftrasporto-Confcommercio, che “la legge portuale a noi va bene”. Stefano Messina, presidente di Assarmatori, sottolinea come l’intervento primario nella riforma dei porti, attualmente in cantiere, debba essere il rafforzamento della Conferenza dei presidenti delle Autorità di sistema portuale. Poi, però, pronuncia un “no” secco all’autonomia differenziata nei porti. “I porti – dice – devono avere una governance unitaria e centralizzata, affidata al governo del Paese. Evitiamo scenari di differenza regolatoria tra un porto e l’altro”.
Salvini, seduto in platea, incassa con un sorriso che sa di smorfia. Una volta sul palco, non si tira indietro. “Sulle Autorità portuali ci sono sensibilità diverse. Sono sicuro che troveremo una sintesi, ma Civitavecchia non è uguale a Trieste, Genova non è Monfalcone… I porti tra loro sono diversi e hanno problemi diversi, penso ad esempio al tema dei dragaggi, che non si riescono a fare per un malinteso senso dell’ambientalismo. La Conferenza è stata riunita già diverse volte, ci sono milioni e milioni di investimenti bloccati dalla burocrazia per motivi assurdi, il colore del cemento o l’obbligo di piantumazione sulle aree industriali”.
Nessuna preclusione o porta chiusa, naturalmente. Il ministro si rivolge a Messina esibila: “Assarmatori torni al ministero e dialoghi con il viceministro Edoardo Rixi. E’ il più competente, equilibrato e critico”.