Porti e Infrastrutture Shipping e Logistica

Assiterminal: “L’Italia cambi passo sulle strategie per il settore”

assiterminal

Giornata di incontri nella sede di Confitarma, con il convegno organizzato da Assiterminal “Portualità Italia al servizio del Paese”.

Roma – Un mondo che cambia, ma che rischia di finire col più classico dei gattopardi. I tanti piani di sviluppo del mondo portuale italiano, dalle infrastrutture alla digitalizzazione, rischiano di arrivare col fiato corto a ridosso dei termini di tempo con cui poter utilizzare le risorse del PNRR, ma i rischi sono molteplici. “La riforma del Titolo V della Costituzione fu una iattura per il settore portuale“, afferma Luca Becce, Presidente di Assiterminal, a latere della prima tavola rotonda del convegno organizzato dall’associazione a Roma, nella sede di Confitarma. “Il percorso dell’autonomia differenziata su cui si sta muovendo il governo rischia di creare ancora più confusione”, il pensiero di Becce, che si rivolge direttamente all’On. Massimo Bitonci, Sottosegretario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Occasione dell’incontro è il convegno organizzato nella sede di Palazzo Colonna di Confitarma, per una giornata di confronto che abbraccia tutti i temi legati alla portualità italiana.

luca becce

Sul piatto ci sono tanti temi, che vanno dai Green Ports alla digitalizzazione – portata avanti da RAM in prima battuta. E se la tecnologia e gli investimenti sono già parte del processo di rivoluzione dei porti e dei terminal, è anche vero che il futuro appare nebuloso al settore. “Partiamo dal Cold-Ironing”, prosegue ancora Becce. “La nostra posizione è chiara. Dobbiamo sapere chi gestirà gli impianti, e quanto costerà l’energia. Chi saranno i fornitori energetici delle banchine elettrificate? E come avverrà la generazione energetica che serve a decarbonizzare i porti? Non possono essere domande insolute nel 2023, visto che sono temi che sono presenti sulle agende di tutte le AdSP e dei terminal già da molti anni”. Nonostante un Mediterraneo che sarà ancora in crescita nei prossimi anni, secondo le stime presentate da Alessandro Panaro del Centro Studi SRM, il tema energetico riguarda sì tutta la portualità italiana, ma a macchia di leopardo. Gli investimenti sul cold-ironing proseguono in diverse autorità di sistema così come da programma, ma rischiano anche di rivelarsi obsolete una volta portate a compimento. Nei dati presentati appunto da SRM leggiamo che già nel corso di quest’anno, oltre l’80% delle navi in cantiere nel mondo sono prevalentemente a LNG o ad altri combustibili, e che gli order book vanno riempiendosi di unità a metanolo e ammonia.

Il tema diventa quindi cruciale, tanto più se le scadenze del PNRR impongono ormai un passo affrettato: come rendere più resiliente il sistema logistico nel suo complesso. “Il governo è attento a tutto ciò che riguarda il mondo del trasporto”, risponde Bitonci, già sindaco di Cittadella e Padova, e sottosegretario anche al ministero dell’Economia. “I numeri del settore li conosciamo bene, e crediamo fortemente in questa industria. Le imprese del settore vanno sostenute e devono crescere anche grazie a sgravi e incentivi che andranno rimodulati presto, ma dobbiamo anche rivedere i parametri delle risorse del PNRR. Così com’è pensato, si rischia di perdere un’occasione di sviluppo visto che non riusciamo a portare a termine entro il 2026 tutti i progetti che sono stati presentati.

“L’economia del mare è un settore strategico per il nostro Paese”, sottolinea Pasquale Lorusso, Vice Presidente di Confindustria per l’Economia del Mare. “La delega specifica a questo comparto è un chiaro segnale da parte nostra per l’attenzione che riserviamo al tema. Certo è che vanno rivisti i canoni demaniali marittimi, perché i costi che oggi deve sostenere un’azienda possono portare ad affondare realtà che creano lavoro e crescita, e non possiamo finire in un sistema di concorrenza spietata tra le regioni. E poi è fondamentale un confronto con un unico interlocutore nazionale”. Tema caro anche a Confitarma, che benedice l’avvio del comitato interministeriale per le politiche del mare promosso dal ministro Nello Musumeci. “La creazione del Cipom (Comitato interministeriale per le politiche del mare ndr) è un punto di partenza interessante che ci vede chiaramente favorevoli”, conferma Luca Sisto, Direttore della Confederazione Italiana degli Armatori. “Tuttavia, è fondamentale che il MIT e il ministero delle politiche del mare riescano a trovare un sistema di manovra agile e pronto per rispondere anche alle sfide poste al mondo armatoriale, senza dover sempre inseguire le costanti, ma generando anzi dei processi virtuosi”.

Leonardo Parigi