Interviste

Assorimorchiatori, Vitiello: “Canale di Suez, probabile errore umano dietro l’incidente”

“A monte dell’incidente della nave portacontainer Ever Given potrebbe esserci un errore umano, perché è strano che la rotta di una nave da 20 mila Teu possa essere deviata da un evento accidentale”. Luca Vitiello, presidente di Assorimorchiatori, dà la sua chiave di lettura dell’incidente avvenuto martedì scorso all’interno del Canale di Suez, dove la portacontainer Even Given si è incagliata diagonalmente causando da quattro giorni un ingorgo nei traffici commerciali non da poco con una coda di quasi 240 navi in attesa, cariche di miliari di dollari di petrolio e beni di consumo.

Quindi, esclude che il vento possa aver deviato la rotta della nave?

“Propendo più per l’errore umano, ma non escludo questa ipotesi visto che le portacontainer così grandi hanno una vela enorme che esce fuori dall’acqua e trasportano un muro di contenitori. Quindi, può succedere che, viaggiando ad una velocità molto lenta, la nave possa essere investita da un forte vento trasversale in grado di far deviare la sua rotta. Non a caso, ci sono i rimorchiatori che intervengono per guidarla ed evitare che la stessa commetta un errore durante il viaggio. Però non so se in questo caso la nave fosse accompagnata dai rimorchiatori, ma confermo che l’incidente possa verificarsi”.

Inizialmente, ci si aspettava che le operazioni di salvataggio sarebbero durate un paio di giorni. Il lavoro di rimorchiatori e scavatori è stato finora infruttuoso. Alla luce della sua esperienza, ci vorranno tempi lunghi per disincagliare la nave?

“Se i container vengono lasciati a bordo della Ever Given, il lavoro per riportare di nuovo in viaggio la nave dovrebbe essere completato in pochi giorni. In sostanza, più è tempestivo l’intervento più è veloce il disincaglio. Se il carico, invece, dovesse essere scaricato allora il tempo di inattività del Canale di Suez potrebbe durare almeno un mese. Uno scenario infausto ma verosimile”.

L’incidente ha messo a nudo l’estrema vulnerabilità di infrastrutture strategiche come il Canale di Suez di fronte al gigantismo delle navi. Problema che tocca da vicino i porti di tutto il mondo, inclusi quelli italiani. Qual è il suo punto di vista in merito?

“Il problema c’è ed è serio. Oggi, ci sono in circolazione navi da oltre 20 mila Teu, lunghe più di 400 metri e larghe 60 metri, con un pescaggio enorme. L’infrastruttura portuale italiana non è in grado di ospitare navi di tale stazza, salvo tre o quattro porti. E’ chiaro che in questo modo gli armatori sfruttano il concetto di economia di scala, ma è anche vero che ci deve essere un limite al gigantismo perché può sembrare una follia pensare a navi futuristiche da 40 mila Teu, visto che unità di tale stazza potrebbero scala solo 3 o 4 porti al mondo. Tuttavia, nessuno può opporsi al gigantismo navale perché è solo il mercato che detta le regole. Così è stato negli anni Settanta-Ottanta quando si parlò per la prima volta di gigantismo, ma in quel caso il problema riguardava le petroliere. Oggi, quel tipo di navi non si costruiscono più”.