L'intervista Shipping e Logistica

Augusto Cosulich: “Abbiamo superato i 2 miliardi di fatturato, ma vogliamo crescere ancora”/ L’intervista

Il presidente e amministratore delegato: “Quest’anno la “Fratelli Cosulich” prevede tre acquisizioni nella logistica. Sul fronte armatoriale acquisteremo quattro navi nel settore del carico secco. Investiremo nello sviluppo di studi per l’utilizzo di ammoniaca e idrogeno per la navigazione. Vogliamo espandere le nostre attività nella siderurgia: ci sono ottime opportunità da cogliere e noi siamo pronti a farlo. Infine è previsto un grande investimento nella digitalizzazione. Ma nel nostro futuro non c’è la Borsa”

Genova – L’auto blu aziendale di rappresentanza? No, meglio l’inseparabile Vespa con la quale sfreccia per le vie di Genova. Niente yacht e status symbol da razza padrona. Ma corse podistiche, maratone e vacanze in Oriente, India e Bhutan a meditare e ricercare il proprio equilibrio interiore. A incrociare Augusto Cosulich, il suo sorriso disarmante, si fa fatica a credere che oggi sia il più importante imprenditore privato del capoluogo ligure.

Sì, perché a 68 anni, una moglie e 5 figli, due dei quali impegnati in azienda, è il leader di un gruppo familiare, la Fratelli Cosulich, che vale 2 miliardi di euro di fatturato. Una conglomerata di 115 società nel mondo, con oltre 2 mila dipendenti, le radici (e la sede legale) a Trieste, dove tutto ebbe inizio nel 1857 a Lussinpiccolo, ma dal secondo dopoguerra saldamente radicata con quartier generale e cuore a Genova, dove risiedono da oltre settant’anni i quattro rami della famiglia. Lui, Augusto, oltre che principale azionista singolo, è presidente e amministratore delegato, in un consiglio di amministrazione composto da cinque membri della famiglia più il cfo Stefano Abate, l’uomo dei numeri e della finanza. Il business spazia dalla logistica (agenzia marittima, società di navigazione, case di spedizione, trasporto merci alla rinfusa, container autotrasporto, magazzini e distribuzione) al Bunkeraggio e Lng, dalla gestione armamento (equipaggi per contro terzi e catering a bordo delle navi) al trading (import-export), dalla siderurgia all’informatica, dallo yachting (marine e servizi) al turismo (agenzie di viaggio).
Come è andato il 2022 per la Fratelli Cosulich?
“Abbiamo superato i 2 miliardi di euro di fatturato, contro 1,5 miliardi del 2021. Dobbiamo definire gli ultimi conti, ma posso già dire che l’ebitda è stato superiore del 30% circa dispetto ai 40 milioni dell’anno prima. Tutte risorse che reinvestiamo in azienda per finanziare i nostri piani di sviluppo. Niente dividendi ai familiari-soci: gli utili restano in azienda”.
E l’indebitamento?
“E’ sotto controllo, circa 300 milioni. Ma per la metà sono linee di credito indispensabili a sviluppare le attività di trading. I rapporti con le banche sono ottimi, soprattutto con Banca Intesa, Popolare di Milano, Popolare di Sondrio e Carige-Bper”.
Con questi numeri, mai pensato alla Borsa?
“La quotazione non rientra nei nostri piani, almeno per ora. C’è il timore di essere legati a procedure troppo rigide che ci farebbero perdere flessibilità. Anche se è vero che sono in molti ad avercelo proposto”.
Neppure bond?
“Stiamo esaminando la possibilità, ma il momento attuale, con i tassi di interesse in salita, non mi sembra il più favorevole”.
Non pensate neppure di aprire eventualmente la cassaforte di famiglia ai fondi?
“Assolutamente no. Non abbiamo bisogno dei Fondi. Semmai andremo in Borsa, ma, lo ripeto, non è previsto nel futuro prossimo”.

Comunque, par di capire, prua puntata ancora verso la crescita?
“Sì. Vogliamo crescere a suon di investimenti e acquisizioni. Purtroppo vedo tanti imprenditori che preferiscono passare all’incasso e invece di investire vendono le loro attività. Forse ci vorrebbe un po’ più di coraggio, quello che hanno avuto i nostri padri e i nostri nonni”.
Che programmi avete per il 2023?
“Stiamo lavorando ad alcune importanti operazioni, soprattutto acquisizioni”.
Quali?
“Nella logistica contiamo di chiudere tre acquisizioni. Sul fronte armatoriale acquisteremo quattro navi nel settore del carico secco. Voglio aggiungere che investiremo nello sviluppo di studi per l’utilizzo di ammoniaca e idrogeno per la navigazione. Inoltre vogliamo espandere le nostre attività nella siderurgia: ci sono ottime opportunità da cogliere e noi siamo pronti a farlo. Infine è previsto un grande investimento nella digitalizzazione”.
Quanto investite ogni anno?
“Negli ultimi quattro anni abbiamo investito oltre 200 milioni: la media è di 50 milioni l’anno”.
Che previsioni economiche fa nel breve periodo?
“Io sono relativamente ottimista. Quest’anno ci sarà un rallentamento dell’economia, non una recessione. E ci sono già segnali di un recupero del Pil a fine primavera”.
La Fratelli Cosulich è lo storico agente delle compagnie marittime cinesi. Non vi sentite un po’, come alcuni vi accusano, un cavallo di Troia di Pechino?
“Sono 35 anni che lavoro con i cinesi. Abbiamo due joint venture: Cos-Cos, 50% noi e 50% loro; e Cosco Shipping, dove noi abbiamo il 40%. Bene, abbiamo superato tutte le crisi che si sono abbattute in questi anni sul settore amatoriale e i cinesi si sono sempre comportati in maniera esemplare, osservando le leggi italiane. Lo stesso mi risulta sia avvenuto dove hanno acquisito partecipazioni in aziende italiane, come Esaote e Ansaldo Energia. Certe critiche ai nostri occhi sono ingiustificate”.
Quindi si sono comportati bene.
“Lo dimostrano i fatti”.

Cosa pensa della polemica sull’ingresso dei cinesi nel terminal Hhla di Amburgo, che a sua volta controlla un terminal a Trieste?
“Una polemica ridicola. Prima di tutto Cosco ha il 24,9% di un terminal ad Amburgo di Hhla, non dell’intera Hhla. E allora? Dov’è il problema? Poi Hhla ha il 50,01% di un terminal triestino. Di che stiamo parlando? Tutto questo polverone mi lascia abbastanza perplesso. E comunque non interferisce con i nostri piani”.
Che cosa vuol dire?
“Una delle prossime iniziative nella logistica, cui accennavo prima, sarà proprio in joint venture con Cosco”.

L’ultimo investimento della Fratelli Cosulich è nello yachting, nel Principato di Monaco. Ne seguiranno altri?

“Certamente. In questo particolare business siamo leader di mercato nella fornitura di servizi per imbarcazioni oltre i 60 metri. A Genova abbiamo il gruppo Pesto come partner e con loro attraverso la Femo Bunker costruiremo finalmente il primo distributore di carburante in Fiera. Sembra una cosa piccola, ma non lo è. Lo sa che i megayacht, quelli oltre i 60 metri, appunto, non vengono a Genova perché non possono fare il pieno di carburante in porto? Così vanno in Francia. Abbiamo chiesto da tempo di cambiare le norme e finalmente sembrano averlo capito. Comunque nello yachting abbiamo intenzione di chiudere la filiera…”.

Cosa intende?

“Che se capiteranno le occasioni giuste, siamo pronti ad acquisire anche dei porti turistici”.

Nella foto, da sinistra, il gruppo di vertice: Stefano Abate, Tomaso Moreno, Marta Cosulich, Augusto Cosulich, Timothy Cosulich, Matteo Cosulich e Andrea Cosulich