Energia e Ambiente

L’Australia ci ripensa: potenzierà l’estrazione e la vendita di gas naturale

Secondo il ragionamento del governo australiano, queste mosse “sono necessarie per l’approvvigionamento energetico nazionale”

Canberra – L’Australia ha annunciato che aumenterà l’estrazione e l’uso di gas naturale “entro il 2050 e oltre”, nonostante le richieste globali di eliminare gradualmente i combustibili fossili. Il governo del primo ministro Anthony Albanese sostiene che la decisione “è necessaria per sostenere l’approvvigionamento energetico interno,” e che “il governo continuerà comunque a sostenere la transizione energetica del Paese”.

Gli oppositori alla decisione sostengono però che la mossa di fatto annullerà gli studi scientifici e la richiesta dell’Agenzia internazionale per l’energia di “importanti riduzioni nell’uso di carbone, petrolio e gas naturale” per raggiungere gli obiettivi climatici.

L’Australia è uno dei maggiori esportatori mondiali di gas naturale liquefatto, e sostiene da anni che la sua politica si baserà sull’ambizioso “impegno ad essere un partner commerciale affidabile”. Ciò malgrado, il governo continuerà a sostenere l’espansione dei progetti di gas naturale esistenti nel paese, i più grandi dei quali sono gestiti da Chevron e Woodside Energy Group nell’Australia occidentale.

Secondo il ragionamento del governo australiano, queste mosse “sono necessarie per l’approvvigionamento energetico nazionale”: il suo obiettivo è quello di produrre l’82% della propria energia da fonti energetiche rinnovabili entro il 2030, nonché di raggiungere zero emissioni nette entro il 2050. Attualmente, il gas naturale soddisfa il 27% del fabbisogno energetico attuale del Paese, ma la maggior parte viene esportata in paesi come Cina, Giappone e Corea del Sud. Secondo i dati del governo, il gas naturale rappresenta circa un quarto delle emissioni totali dell’Australia.

La decisione politica ha suscitato una forte reazione da parte dei gruppi ambientalisti, che sostengono che la scelta “antepone gli interessi delle potenti aziende di combustibili fossili alla salute delle persone”.

Nel 2015, i leader mondiali si sono impegnati a cercare di limitare l’aumento della temperatura di 1,5°C a lungo termine, un traguardo considerato fondamentale per evitare possibili effetti catastrofici della crisi climatica. Tuttavia, secondo l’agenzia per il clima dell’Unione europea, questo limite è già stato superato nel periodo da febbraio 2023 a gennaio 2024.