Interviste Primo Piano

Authority, vice ministro Morelli avverte l’UE: “Tassare i redditi delle concessioni portuali toglie possibilità di investire”

Intervista a ShipMag. E sulla ‘specializzazione’ dei porti: “Fondamentale è valorizzare le infrastrutture portuali in funzione delle vocazioni economiche dei territori”

Genova – Spiega che i porti italiani cambieranno volto col PNRR “nel nome della sostenibilità”,  chiede all’Europa di lavorare insieme “per affrontare le sfide della globalizzazione marittima, e contenere le mire espansionistiche della Cina”  ma manda anche un messaggio forte e chiaro alla Commissione Europea: “Non ha compreso la vera natura della nostra governance portuale che è pubblica a tutti i livelli e non paragonabile a quella privatistica”. In esclusiva a ShipMag  Alessandro Morelli, vice ministro delle Infrastrutture, traccia il futuro dello shipping italiano e indica la strada per sostenere la cantieristica del nostro paese:Si può pensare ad incentivi per favorire il rinnovo della flotta mediante il ricorso all’innovazione tecnologica, per l’abbattimento delle emissioni delle navi, per alimentazioni alternative”

Pnrr, come cambieranno i porti italiani?

“Allo sviluppo dei porti, della logistica e dei trasporti marittimi è destinata la cifra record di quasi 4 miliardi e uno dei principali fili conduttori che lega tra loro questi interventi è la sostenibilità. Penso ad esempio all’attuazione del Piano nazionale del cold ironing, cioè quel sistema di alimentazione da terra che permette alle navi di sostare al porto limitando fortemente le emissioni inquinanti. Vi è poi un vero e proprio potenziamento delle infrastrutture portuali, tra cui la costruzione di opere di difesa ed il recupero di tratti di mare in favore del bacino portuale, l’ampliamento di moli, banchine, piazzali operativi e l’approfondimento delle quote dei fondali. Il tutto traendo profitto dalla ricomprensione degli ambiti portuali nelle Zone economiche speciali e dalla maggiore diffusione dell’intermodalità con la realizzazione dell’ultimo miglio ferroviario nei porti di Venezia, Ancona, Civitavecchia, Napoli, Salerno. Benefici alle attività portuali arriveranno anche indirettamente grazie all’estensione dell’alta velocità ferroviaria e al potenziamento delle reti regionali, alla digitalizzazione delle infrastrutture e al miglioramento della viabilità delle aree interne verso terminali di merci e passeggeri”.

Come è possibile in Italia fare squadra per raggiungere gli obiettivi che il Pnrr pone?

“In primis continuando a fare sistema a livello nazionale. La logica di sistema, che implica anche un razionale utilizzo delle risorse, ha avuto impulso nel 2016 con il profondo riordino della materia portuale e prosegue ancora oggi, come dimostra la recente costituzione della Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio. Vanno in questa direzione anche le Zone economiche speciali, le Zone logistiche semplificate e quelle franche doganali di concerto con le Regioni e gli enti locali. Fare sistema a livello nazionale però non basta, bisogna anche lavorare a livello europeo per affrontare le sfide della globalizzazione marittima, e contenere le mire espansionistiche della Cina. Ecco che allora diventa fondamentale, oltre che fare sistema, mettere a sistema tutte le risorse che abbiamo a disposizione”.

Perché l’Europa continua a creare problemi allo shipping italiano?

“Sullo shipping nazionale ci sono delle tematiche già aperte: il cabotaggio, la certificazione del personale marittimo impiegato nel piccolo traffico, la rimodulazione degli incentivi fiscali per la navigazione in alto mare. Ma la questione che appare più spinosa e riguarda tutto il cluster marittimo è la tassazione dei redditi derivanti dai canoni incassati dalle Autorità di Sistema Portuale per le concessioni dello spazio portuale. Si tratta di una controversia a livello europeo nata da un fraintendimento: la Commissione Ue non ha compreso la vera natura della nostra governance portuale che è pubblica a tutti i livelli e non paragonabile a quella privatistica, tipica invece dei porti del Nord Europa. Quindi i canoni incassati sono delle vere e proprie partite erariali su cui non è possibile pagare ulteriori tasse, altrimenti le Autorità vedrebbero assottigliarsi in modo sensibile gli introiti necessari ai reinvestimenti. Ciò con perdita di competitività del nostro sistema portuale”.

Come è possibile riuscire a specializzare gli scali del sistema portuale?

“Il percorso di specializzazione, in qualche modo, era stato già stato accompagnato dal riordino portuale del 2016. Fondamentale è valorizzare le infrastrutturale portuali in funzione delle vocazioni economiche dei territori. Ogni scalo dello stesso sistema portuale potrà quindi specializzarsi, adeguando le strutture, trasferendo le attività, salvaguardando gli interessi degli operatori economici e delle maestranze. Il tutto con l’utilizzo delle risorse finanziarie delle Autorità portuali, dei fondi strutturali di settore, sia nazionali che a valere del Pnrr, e sfruttando i benefici di Zes, Zls e Zone franche doganali. Per dare un’idea concreta, ci sono realtà portuali che a causa della vicinanza del tessuto urbano e della sfavorevole morfologia del territorio non possono godere di ulteriore espansione per gli spazi richiesti dal traffico merci; e allora bisogna puntare sui flussi turistici e crocieristici, delocalizzando i traffici commerciali su scali appartenenti allo stesso sistema che abbiano disponibilità di spazi”.

Cantieristica navale, come si può sostenere il comparto?

“Sicuramente facendo leva sul tema trasversale della sostenibilità ambientale. Si può pensare ad incentivi per favorire il rinnovo della flotta mediante il ricorso all’innovazione tecnologica, per l’abbattimento delle emissioni delle navi, per alimentazioni alternative. Esistono già alcuni esempi come il ricorso a fondi per le costruzioni a tasso particolarmente vantaggioso, come già è accaduto in Friuli-Venezia Giulia, ed il sostegno alla liquidità delle imprese magari utilizzando le perdite fiscali per la compensazione di imposte e tributi. Anche un’ulteriore semplificazione e digitalizzazione delle procedure amministrative relative alle costruzioni navali potrebbe servire a stimolare le attività dei grandi gruppi, come delle Pmi e degli artigiani. È un patrimonio di eccellenze tutto italiano che non può e non deve essere disperso e che ho avuto modo di apprezzare direttamente, seppure solo con riguardo al fiorente settore diportistico, all’ultimo Salone nautico di Genova”.