L'intervista Porti e Infrastrutture

Barbara (Hhla): “Entro fine anno apriremo a Trieste i cantieri del Molo VIII”

L’ad: “L’obiettivo è realizzarlo entro il 2028 e iniziare a operare nel 2029”. I primi mesi del 2024 sono in crescita, dopo un 2023 con circa 23 milioni di fatturato, 22 mila teus, 250 mila tonnellate di merce varia e 100 mila semirimorchi movimentati. “Il ‘modello Trieste’ molto sfidante per il privato, ma corretto”

Trieste – Il debutto del Molo VIII di Trieste è previsto nel 2029, anche se la data di apertura dei cantieri, che segnerà l’avvio, è ancora ufficialmente da fissare. “Ci sono tempi tecnici. Ci auguriamo di poter partire entro la fine dell’anno”, spiega Antonio Barbara, 49 anni, amministratore delegato di Hhla Plt Italy, il terminal triestino dell’omonimo colosso tedesco. Il Molo VIII si svilupperà per fasi e permetterà un salto in avanti, aprendo le porte del terminal anche alle navi transoceaniche fino a 24 mila teus con la conquista di nuovi traffici “senza cannibalizzazioni nel sistema portuale”, cioè senza strapparli agli operatori della porta a fianco. Intanto il lavoro nella piattaforma logistica di Hhla Plt Italy prosegue e i primi mesi del 2024 sono in crescita dopo un 2023 chiuso con circa 23 milioni di fatturato, 22 mila teus, 250 mila tonnellate di merce varia e 100 mila semirimorchi movimentati.
Dall’Imt Terminal di Genova del gruppo Messina (e prima ancora a Salerno, la sua città di origine, e in Turchia) a Trieste, come è stato il passaggio?
“Sono due realtà molto diverse. Genova è il porto a servizio di una delle più importanti aree industriali dell’Italia Nord occidentale. E’ principalmente un porto a servizio del mercato italiano, fondamentale per la crescita del nostro sistema Paese. Trieste è invece un porto europeo sul territorio italiano: è la via più breve fra l’Asia, il Medio Oriente, i mercati mediterranei e le forti economie dell’Europa centrale e quelle in crescita dell’Europa orientale. Non è solo un porto, ma un punto di ingresso (o di uscita per le nostre esportazioni) attraverso una vasta rete di collegamenti ferroviari e stradali. Consente un trasporto più rapido, economico e sostenibile per l’economia europea. Questo mette i due porti non in competizione, ma in relazione, per affermare meglio il ruolo dell’Italia in Europa: la seconda industria manifatturiera d’Europa e una piattaforma logistica d’eccellenza per la filiera dell’industria europea”.
Come sta andando il 2024?
“Se ripenso al mio primo giorno a Trieste, nel marzo 2021, il terminal era un grande piazzale nuovo, moderno e vuoto. Ci siamo rimboccati le maniche e in tre anni siamo riusciti a raggiungere un più che soddisfacente indice di occupazione delle aree e questo ci spinge a cercare ulteriori opportunità per crescere a Trieste. Da quando abbiamo aperto il terminal, siamo riusciti ad accogliere traffici ro-ro e container nuovi, ampliando la capacità del sistema portuale. E i traffici nel 2024 stanno andando sempre meglio di trimestre in trimestre. Nonostante Suez. Il primo trimestre di quest’anno è andato meglio del primo del 2023. Abbiamo perso un po’ di contenitori, perché una compagnia dopo la crisi di Suez aveva sospeso temporaneamente la toccata nel nostro terminal, ma dal prossimo mese il servizio ritorna, e nonostante questa perdita di container, il traffico complessivo è cresciuto, compensato dall’aumento di quello ro-ro e del bulk. Siamo stati fortunati, o bravi, ad avere compensato e abbiamo continuato a incrementare la movimentazione”.
Parliamo del futuro. Cosa prevede il progetto Molo VIII e a che punto è?
“Il nostro programma è realizzarlo entro il 2028 e iniziare a operare nel 2029. L’obiettivo è costruire il terminal più moderno e sostenibile dell’Adriatico. A fine 2023 abbiamo acquistato Logistica Giuliana, la società concessionaria dell’area dove sorgeva la vecchia ferriera Arvedi e il cantiere per la messa in sicurezza ambientale di quegli spazi è già aperto e in funzione: abbiamo demolito la vecchia struttura e stiamo effettuando gli altri lavori. Per quanto riguarda Molo VIII – un’area che viene costruita ex novo in mare, prevista dal piano regolatore portuale – si realizzerà con una partnership pubblico-privato con l’Autorità di sistema portuale. Noi pensiamo a realizzare il progetto in sinergia con il terminal attuale. Stiamo già progettando l’infrastruttura, il modello operativo, la tecnologia che andremo a utilizzare. Non siamo fermi. I cantieri per la costruzione partiranno non appena concluse le procedure con l’Adsp. Ci sono tempi tecnici, ci auguriamo di poterli aprire entro la fine dell’anno. La nostra visione è un progetto che si sviluppa in fasi, rendendolo disponibile al mercato, sempre con una prospettiva multipurpose, nel più breve tempo possibile e continuando a lavorare per fornire nuovi spazi e attrezzature a sostegno dello sviluppo. La crescita dei volumi prevista è funzionale alla catena di approvvigionamento dell’Europa Centrale e Orientale e la sostiene in termini di capacità e sicurezza. Entrare in Europa dal Sud, così come dal nord offre più capacità e più sicurezza per l’approvvigionamento delle imprese e dei cittadini europei”.
Quali traffici porterete?
“Principalmente contenitori. Sarà la banchina, che oggi non abbiamo, per le portacontainer oceaniche, la banchina alti fondali attrezzata per navi portacontenitori. Il resto del terminal continuerà a essere multipurpose. Quindi non convertiremo tutto a container, ma continueremo a fare anche merce varia e ro-ro. Oggi c’è un ottimo potenziale di crescita per i contenitori e quello che stiamo vedendo crescere molto sono i ro-ro, mentre le merci varie probabilmente in futuro saranno abbastanza stabili”.
L’ingresso con il 49,9% di Msc nel gruppo Hhla cambierà i programmi?
“La prevista partecipazione strategica di Msc a Hhla è ancora in fase di valutazione da parte degli organi competenti. La visione a lungo termine del gruppo è quella dei servizi resi a terzi in ottica di common user e non captive. La neutralità del mercato è, e rimane, un valore fondamentale nella nostra strategia”.
Cosa pensa del “modello Trieste” di gestione del porto, con investimenti per 2,5 miliardi fra pubblico e privato, progetti e lavori in corso?
“E’ un modello molto sfidante per il privato, ma corretto. Il pubblico deve intervenire a creare le condizioni affinché l’investimento del privato sia sostenibile, non sostituirsi al privato, né assorbirne il rischio di impresa. Fra le condizioni fondamentali che il pubblico deve garantire ci sono la certezza e chiarezza del diritto e processi autorizzativi chiari e spediti”.
Dal primo giugno si è chiusa l’era del presidente Zeno D’Agostino alla guida dell’Adsp del Mare Adriatico Orientale. Preoccupa il cambiamento?
“D’Agostino ha la competenza e ha avuto il tempo e il modo di fare meglio di chiunque altro. Ha anche lavorato per garantire che la squadra potesse continuare senza di lui e questo è un altro merito. Sono soddisfatto che la scelta del commissario straordinario per la governance abbia riconosciuto il valore della continuità e della competenza. Auguro a Vittorio Torbianelli, oltre che alla squadra che lo affianca, il miglior successo. L’auspicio è che scelte così importanti per l’economia e lo sviluppo del territorio continuino a seguire questa logica dell’allineamento fra attori pubblici e privati verso il raggiungimento di obiettivi concreti e comuni, secondo, appunto, il modello Trieste”.