Energia e Ambiente

Rinnovabili, la storia di Blockship: dal mare alle criptovalute nel segno della sostenibilità

plastica oceano

I progetti del co-fondatore della start up che si propone di unire in alto mare finanza ed energia green, Andrea Frulla.

Genova – Energia rinnovabile: che sia fotovoltaica, eolica o marina, l’energia verde vive di picchi di produzione, che però poi non possono essere (attualmente) stoccati in batterie o in sistemi
di utilizzo a dosaggio. Quindi l’energia rinnovabile è una grande possibilità, ma al momento resta – in tanti settori economici e industriali – un sistema ancellare a quella fossile. “Siamo partiti da questa idea, unendola ad altri punti e agli enormi vantaggi del mining di Bitcoin, per creare qualcosa di unico. Così è nata Blockship, che unisce tre grandi temi: finanza, sostenibilità ed energia. Un progetto che è solo all’inizio, ma ha grandi ambizioni”.

andrea frulla

Andrea Frulla, una lunga esperienza nei cantieri navali in Italia e in Francia ed esperto di tecnologia Blockchain, è il cofondatore di Blockship, e racconta così il suo progetto visionario. “Le navi che raccolgono plastica negli oceani, soprattutto dove esistono le grandi isole di rifiuti, hanno due grossi problemi. Il primo è economico, perché la plastica che viene raccolta in alto mare può anche essere venduta, una volta raggiunta terra, ma dipende molto dalla forte oscillazione del prezzo della plastica da riciclare. Il secondo è energetico: durante il tragitto, tolto il momento della raccolta del materiale, il resto del tempo è un costo fisso.

Il punto di svolta arriva qui: ovvero poter gassificare a bordo la plastica che viene prodotta, creando quindi una forte componente energetica – tradotta in idrogeno verde – che viene utilizzata essa stessa come combustibile della nave“.

“Blockship è un progetto davvero visionario, ma non ha necessità di essere esclusivamente sviluppato a bordo delle navi. Ma questo è il nostro prossimo passo. Grazie alla collaborazione con l’ong Gaia First, che si occupa proprio della raccolta di plastica in alto mare, e che sarà la prima a sviluppare il concetto grazie alle sue unità, andremo a mettere in mare navi in grado di muoversi sia sotto costa sia in ambiente oceanico, con la possibilità di ospitare a bordo un impianto di gassificazione della plastica. Il mining a bordo si traduce molto semplicemente in una monetizzazione istantanea dell’energia, portando la redditività aziendale a nuovi livelli”. La sostenibilità potrebbe aver trovato la sua chiave di volta, per riuscire a sfruttare al meglio anche l’energia che al momento viene dispersa? “La teoria è questa, e noi lavoriamo per trovare altre realtà, come Gaia First, che vedano le potenzialità di questo progetto. Così da utilizzare fino all’ultima scintilla di energia per creare economia e sviluppo verde”.

Gaia first ship

Quindi la nave andrebbe a generare la sua stessa necessità energetica. Un circolo virtuoso, che però non si ferma qui: “Per rendere economicamente valido il progetto, la grande energia che verrebbe prodotta già a bordo, sarebbe quindi canalizzata in un processo altamente energivoro ma molto vantaggioso: ovvero il mining di Bitcoin”. La criptovaluta, la più celebre e diffusa in tutto il mondo, è ancora materia spesso poco conosciuta.

Per “estrarre” monete digitali, è necessaria un’alta potenza di calcolo, ingenti
investimenti tra software, hardware e manutenzione. Di base, il mining ha un alto impatto ambientale, visto che il consumo annuo di energia impiegata per questa attività, a livello globale, viene stimata in quasi 50 Terawatt, pari al costo di una città di mezzo milione di persone. Con questa soluzione, BlockShip e Gaia First vanno quindi a rendere sostenibile e green – oltre che profittevole – un processo virtuoso di raccolta di rifiuti e creazione di valore, che potrà diventare una stella polare nel recupero della plastica nei mari.

Leonardo Parigi