L'intervista Porti e Infrastrutture

Canavese: “Basta frenesie in porto, torniamo con i piedi per terra”

L’unico membro del comitato portuale a votare no al rinnovo per 30 anni della concessione a Spinelli si racconta: “Ho fatto cose normali, nell’interesse del porto, non sono andato su Marte” “Ma ora sono preoccupato per lo scalo”

Genova – Il suo “no” alla delibera che garantiva il rinnovo per trent’anni della concessione al Terminal rinfuse Genova (55% Spinelli, 45% Msc) partiva da un’analisi “normale”, era una risposta scontata per chi conosce il porto. E ora, con il ‘Totigate’, bisogna lavorare per “ricostruire un minimo di credibilità al porto e non far scappare i grandi operatori”. Rino Canavese, 75 anni, ex presidente del porto di Savona, presidente del Cim di Novara, è l’unico rappresentante del Comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale presieduto da Paolo Emilio Signorini, ad avere votato contro quel rinnovo trentennale, messo sotto i riflettori dall’inchiesta. Un episodio chiave nella vasta inchiesta per corruzione che in carcere Signorini e ai domiciliari il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e il reuccio delle banchine, Aldo Spinelli. Sentito dai magistrati come testimone nell’inchiesta, spiega che la sua deposizione va tenuta riservata. Parla, però, della delibera e della situazione che rischia di aprirsi per il porto. “Siccome con il nuovo piano regolatore portuale si apre una diversa prospettiva, la mia proposta era stata di dare una licenza quadriennale per quell’area dove era evidente che nessuno pensava che si sarebbero fatte rinfuse per i prossimi trent’anni. Non significava dire ‘cancelliamo tutto’, ma visto che Spinelli lì stava lavorando, significava lasciamolo lavorare, però con uno strumento che non impegna per il futuro le scelte del porto”
Su eventuali pressioni per fargli cambiare idea prima del voto si limita a dire: “Pressioni? Chi mi conosce sa che avrebbe perso tempo. Ma onestamente non erano pressioni e preferisco non parlarne“. Sul voto contrario ribadisce: “Ho fatto cose normali, nell’interesse del porto, non sono andato su Marte. Ho fatto una cosa semplice, essendo uno che dovrebbe saperne di porto”. Sull’altro provvedimento del comitato dell’Adsp finito sotto la lente, per la concessione delle aree dell’ex carbonile Enel al gruppo Spinelli, Canavese invece ha votato a favore. “C’era un’area portuale in cui si stava svolgendo del lavoro – spiega – Ho approvato la delibera di assegnazione, ma per un tempo inferiore a 4 anni, con la clausola che l’imprenditore non poteva chiedere i soldi dell’investimento e che, se il porto ne avesse avuto bisogno, avrebbe dovuto restituire l’area. Se ci sono spazi in porto è mio dovere tenerli operativi, ma non ipotecarli per tempi lunghi”.
Adesso con l’inchiesta il rischio è che le cose avviate si fermino e il sistema Genova-Savona-Vado veda sfumare la sua credibilità. “Dobbiamo tutti tornare con i piedi per terra e capire cosa succederà – è il parere di Canavese – Ho la sensazione che il danno sul porto sarà molto forte. La credibilità che avevamo come sistema portuale non l’abbiamo più. Andremo ancora ai convegni a dire che siamo i più bravi d’Europa? Bisogna rimettere i piedi per terra, capire se le idee di grandezza sono alla portata. Facciamolo un pezzo alla volta. Cerchiamo di capire come possiamo ricostruire un minimo di credibilità. Se ci comportiamo così, forse operatori di container che sono già qui non scapperanno, altrimenti c’è il rischio che scelgano altri porti”. Il timore è che ora le cose che stavano partendo si fermino? “Il rischio è che sarà difficile portare avanti le cose e a pagare sarà il porto“.
Per ripartire oggi servirebbe, insomma, mettere un freno alla “frenesia del dire ‘mettiamo la prima pietra’. C’è una frenesia per far capire che si sta facendo tutto. Calmiamoci. Torniamo con i piedi per terra. Cerchiamo di fare tutto e non fermare niente, perché se esagero creo le condizioni affinché le cose si fermino da sole. Bisogna esaminare le cose senza perdere tempo, ma senza fare di ogni erba un fascio. Capire se stanno andando bene, non partire negando che ci siano i problemi: sarebbe la chiave per limitare i danni”.
Già, inaugurazioni a rotta di collo, annunci continui e ora l’inchiesta. “Le figure qui sono di primo piano, quelle rilevanti. Non so giudicarle, aspetto le conclusioni da parte della magistratura – dice Canavese – Ma il grosso del quadro è quello che sta uscendo fuori ora. Le azioni non sono legate a decisioni per portare avanti i lavori con scelte ragionevoli, sono strappi continui su tutto. Ad esempio per la partenza del tunnel subportuale si è tolto un capannone di 70 metri a un’azienda che sta lavorando bene con i metalli ferrosi”.

Nella foto: Rino Canavese, a destra, con Paolo Emilio Signorini