Interviste Lavoro Traghetti

Carenza di marittimi, il Mims apre al personale di terra per i traghetti 

Assarmatori e Confitarma in campo insieme ai sindacati per imbarcare personale di supporto, GNV prima compagnia a chiedere la deroga. De Falco: “Il Ministro chiarisca immediatamente”

Genova – Dopo diversi mesi di appelli per la mancanza di personale di bordo, le compagnie armatoriali di navigazione pare abbiano trovato una soluzione temporanea.

In accordo con il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, e insieme alle principali sigle sindacali, Assarmatori e Confitarma siglano il documento affinché le compagnie possano imbarcare sulle navi passeggeri anche personale non marittimo, per andare a supporto di chi, a bordo, non riesce a coprire tutte le mansioni.

La carenza di personale qualificato per i servizi ai passeggeri, soprattutto sui traghetti, ha portato a una situazione di emergenza. Che si è tradotta nel documento approvato dal Mims per autorizzare l’imbarco di personale di terra, assunto da ditte terze, che verrà impiegato per un periodo di tempo limitato per assicurare igiene e servizi di ristorazione ai tanti viaggiatori sulle rotte italiane.

Ma la toppa copre un buco troppo ampio, e rischia di provocare più danni che benefici. “Tutto questo è in violazione di legge”, tuona Gregorio De Falco, Ufficiale della Guardia costiera e senatore uscente. “Ci troviamo davanti a una situazione paradossale, anacronistica e grave. Come si può pensare di supplire alla mancanza di personale a bordo con lavoratori di terra che non hanno seguito tutti i corsi sulla sicurezza e sulle operazioni di salvataggio?”.

gregorio de falco

Il Codice della Navigazione parla chiaro: all’articolo 317, comma 2, viene esplicitamente detto che “In caso di accertata indisponibilità di marittimi in possesso di titoli professionali richiesti dalle norme in vigore, su parere favorevole del comandante del porto, [il Ministro] può consentire, ai fini della composizione dell’equipaggio delle navi da carico e da pesca, l’imbarco, per un periodo di tempo non superiore a tre mesi, di marittimi muniti del titolo immediatamente inferiore a quello prescritto”.

Situazione ben diversa dall’istanza presentata da GNV, prima compagnia a chiedere l’apertura al Mims, che invece vedrebbe personale senza tali requisiti e impiegato su navi passeggeri. “Qui non ci sono titoli, non c’è alcuno straccio di norma. È come se si chiedesse a un passeggero di pilotare l’aereo. E neanche in condizioni estreme, durante il tragitto, ma prima di partire. Se è questa la condizione di sicurezza che ha in mente il ministro, è ora che lasci il suo ruolo”, prosegue De Falco.

“Se anche queste persone andassero a ricoprire ruoli di basso livello, non è detto, per quanto ne sappiamo oggi, che abbiano già seguito corsi specifici sulla sicurezza. Corsi che, sia ben chiaro, sono obbligatori per legge. Cosa succede in caso di emergenza?”.

Tra i promotori dell’iniziativa, si parla invece di un buon risultato, vista la ormai cronica mancanza di lavoratori che possano assicurare il buon funzionamento del servizio di bordo. Dalla pulizia delle cabine e degli spazi comuni alla ristorazione, sono numerose le offerte di lavoro che vanno deserte. La soluzione temporanea per il periodo di agosto e settembre sembra quindi un buon compromesso alle associazioni di categoria, con l’obbligo poi per le compagnie di dimostrare di aver cercato inutilmente il personale tra gli iscritti alla “Gente di Mare”. “Se gli armatori pagassero meglio queste figure e si lavorasse bene sulle prospettive professionali, il personale ci sarebbe eccome”, prosegue l’ex Capitano di fregata.