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Comandante morì suicida, chiesta condanna per l’armatore CMA CGM

Marsiglia – Il pubblico ministero del Tribunale penale di Marsiglia ha presentato le sue richieste al termine dell’ultima udienza del processo contro CMA CGM per omicidio colposo a seguito del suicidio, nel gennaio 2011, del comandante Philippe Deruy.

Il magistrato ha chiesto una sanzione simbolica di 100.000 euro. Il tribunale emetterà la sentenza il 18 dicembre.

Philippe Deruy, 47 anni, era, nel dicembre 2010, comandante della CMA CGM Lapérouse. Appena uscita dai cantieri Daewoo, la nave portacontainer, con una capacità di 13.344 Teu, era allora una delle ammiraglie della flotta, con le quali era stata inaugurata una nuova serie di ULCS.

Deruy, comandante affermato e molto conosciuto come riportano i media francesi, in particolare a causa di un noto salvataggio del CMA CGM La Traviata pochi mesi prima nel porto di Tangeri, era stato incaricato appena dopo il battesimo della nave.

Il 21 dicembre 2010, come ricostruito dai magistrati francesi, il comandante Deruy si imbarca sulla Lapérouse a Le Havre, porto dal quale la nave inizierà il suo loop del nord. Due giorni dopo, la nave portacontainer salpa per Amburgo. In prima serata, mentre la portacontainer si trova al largo di Vlieland, di fronte a Den Helder, supera altre due navi, inclusa la Thebe, un piccolo coaster fluviale. In plancia c’è un ufficiale di guardia, il comandante è nel suo ufficio per preparare la successiva sosta.

Durante la manovra di sorpasso, la nave portacontainer si avvicina alla poppa del Thebe con il suo bulbo e poi, più avanti, la “tocca” con la sua poppa di dritta. Non ci sono feriti né inquinamento. Le due unità rimangono manovrabili e possono raggiungere il porto di destinazione senza ostacoli.

L’indagine svolta dalla BEA-Mer fornisce chiare spiegazioni delle circostanze di tale collisione: un errore di valutazione da parte dell’ufficiale di guardia lo ha portato a manovrare in ritardo. Un errore che il marittimo della Lapérouse ha subito riconosciuto.

Al suo arrivo ad Amburgo, la nave viene rapidamente raggiunta da diverse persone dell’armamento. Il danno è stimato in 720.000 euro, ci sono 30 tonnellate di acciaio da sostituire, lavori che verranno immediatamente eseguiti nel porto tedesco. Viene avviata un’indagine interna che giunge alle stesse conclusioni della BEA-Mer: nessuna difficoltà meteo, nessuna condizione nautica particolare, solo un banale errore di calcolo da parte di un giovane ufficiale.

Tuttavia, il caso assumerà rapidamente proporzioni, come evidenziato dal rapporto di indagine richiesto dal CHSCT di CMA CGM. Pochi giorni dopo l’incidente, il comandante e l’ufficiale vengono convocati a Marsiglia dove sono ascoltati dai loro superiori e dal servizio legale. Ha inizio un intenso scambio di documentazioni e comunicazioni tra i diversi rappresentanti della gerarchia CMA Ships sul futuro del comandante. Mentre una buona parte del management dichiara che non c’è nulla da rimproverargli e che dovrebbe mantenere il comando della nave, una parte della gerarchia superiore pensa che il comandante è responsabile di tutto ciò che accade a bordo e che quindi deve essere sanzionato.

Per quindici giorni le opinioni si scontrano. Due dirigenti si dimettono per protestare contro la sorte del comandante, che nel frattempo è stato sbarcato. Interviene anche il sindacato a difesa di Deruy. Il comandante chiede di parlare direttamente col presidente Jacques Saadé, che rifiuta di vederlo. Deruy capisce che non sarà congedato ma che non comanderà più: gli viene offerto, infatti, di prendere una missione a terra. Travolto dalla situazione, si suiciderà il 14 febbraio nella sua casa di Nizza. La sua famiglia ha sporto denuncia contro Jacques Saadé, morto nel 2018, il direttore centrale del gruppo CMA Ships, che è stato licenziato, e CMA CGM. Alla fine, è solo la persona giuridica ad essere finita sotto processo a Marsiglia.