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Concorrenza sleale, FMC avverte i consorzi armatoriali: “L’inchiesta prosegue sulle presunte violazioni”

New York – La Federal Maritime Commission (FMC), la Commissione marittima federale USA, si è riunita ieri in un incontro virtuale a porte chiuse per fare il punto sull’indagine portata avanti negli ultimi sei mesi dalla commissione d’inchiesta (Fact Finding 29), guidata dalla commissaria della FMC Rebecca Dye, che sta esaminando le possibili violazioni di alcuni vettori marittimi e terminal operator rispetto agli standard di concorrenza dello Shipping Act.

“Mentre la maggior parte degli attori della supply chain sta facendo del suo meglio per far fronte al boom senza precedenti delle importazioni negli USA, continuano ad arrivare segnalazioni su compagnie di linea container e terminal operator che approfittano ingiustamente della situazione o negano il servizio agli esportatori. Se queste segnalazioni avranno riscontro, ci sarebbe una violazione dello Shipping Act. Dobbiamo andare fino in fondo a questa situazione il prima possibile ed è per questo che l’indagine del commissario Dye diventa fondamentale”, ha dichiarato il commissario FMC Daniel Maffei.

In particolare, la commissione sta esaminando da vicino la composizione delle tre grandi alleanze fra armatori (2M, Ocean e The Alliance), le quali rappresentano circa l′80% del traffico container mondiale, e il modo in cui le stesse si sono comportate negli ultimi sei mesi, alla luce anche delle continue difficoltà che stanno vivendo importanti porti americani: più di 25 navi sono ferme a largo della baia di San Pedro, più di 15 a Oakland e una lunga coda di navi è stata registrata anche a Savannah.

Non solo: colossi del calibro di Nike, Honda e Toyota hanno tutti biasimato nelle scorse settimane le interruzioni della supply chain subite negli Stati Uniti. Interruzioni che hanno pesato come un macigno sulle scorte dei beni e a cascata sugli utili trimestrali. Il problema coinvolge da tempo anche la comunità agricola americana che continua a registrare grandi difficoltà nelle esportazioni dei suoi prodotti.