Porti e Infrastrutture

Confermato il licenziamento di Puzzer, l’ex portuale “no green pass”

Rigettato il ricorso in appello, dovrà pagare 5 mila euro di spese processuali

Trieste – Stefano Puzzer, l’ex portuale triestino, leader del movimento “No green pass”, non sarà reintegrato al lavoro. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Trieste con una sentenza che – in appello, appunto – ha confermato la decisione presa dal Tribunale del Lavoro con due sentenze, rigettando il ricorso contro il licenziamento.
Puzzer ha atteso la sentenza a Roma dove si trova da alcuni giorni e dove sta manifestando come uomo-sandwich con un cartello sul quale ha scritto “licenziato per non aver usato il ricatto del green pass”. Puzzer ha fatto sapere alle agenzie di stampa di essere pronto a ricorrere in Cassazione. L’ex portuale è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali: 5 mila euro.

Puzzer era stato licenziato dall’Agenzia lavoro portuale di Trieste il 16 aprile 2022 dopo essersi autosospeso per alcuni mesi rifiutando di mostrare il Green pass per entrare al lavoro.

“La Corte d’Appello di Trieste ha rigettato il ricorso di Stefano Puzzer – ha commentato il presidente di Alpt, Francesco Mariani – La sentenza, che conferma la legittimità del licenziamento, dopo le due del Giudice del Lavoro, non suscita in me piacere. Non vi è stata nessuna valutazione di ordine politico o di avversione per il suo ruolo nel movimento “No Green pass”. Tra l’altro è un lavoratore che, rispondendo all’appello governativo, si era vaccinato due volte. Si è trattato, più semplicemente, di un licenziamento per non essersi presentato al lavoro nonostante la sua dichiarata disponibilità. Una sentenza che, probabilmente, va bene anche a lui. Potrà continuare a svolgere la sua attività di opinionista. Se la sentenza fosse stata a suo favore, l’avrei rispettata, senza cercare accordi transattivi, facendolo tornare al lavoro insieme agli altri portuali. Non credo, però, che ne sarebbe stato felice”.