Interviste Porti

Coronavirus, Monti: “Aponte pronto a inviare una nave-ospedale a Palermo” / L’intervista

Milano – “Nel caso ci fosse un’emergenza Coronavirus in Sicilia, l’armatore Gianluigi Aponte è pronto ad aiutarci mettendo a disposizione una nave alla stregua di quanto sta accadendo a Genova. Ho già preso contatti con l’ad di Gnv Matteo Cattani e con Luigi Merlo di Msc Crociere per farci trovare pronti”. L’epidemia del Covid-19 per il momento ha solo lambito le coste siciliane, poco più di 100 contagi, ma il presidente del porto di Palermo Pasqualino Monti, di concerto con il governatore della Regione Nello Musumeci, ha già predisposto un piano B per tentare di arginarlo.

“Siamo pronti ad ogni evenienza, anche se per fortuna in questo momento non c’è una vera e propria emergenza in Sicilia”. In realtà, Monti è più preoccupato per il contesto economico che rischia di mettere seriamente in ginocchio l’intera Regione. “Sono importanti i provvedimenti di natura sanitaria e di salute pubblica messi in campo dal Governo, però mi aspetto che vengano accompagnati da misure economiche che aiutino la Sicilia”, dice.


Che tipo di provvedimenti?
“Ad esempio, l’Authority ha predisposto un piano industriale molto chiaro che punta sulle crociere. Le due compagnie più importanti (Msc e Costa, ndr) che gestiscono i terminal cruise del nostro porto al momento hanno interrotto i collegamenti per un mese. E questo rappresenta un problema enorme per Palermo, la Sicilia e soprattutto il suo indotto, la vera ricchezza per ogni territorio. Nei nostri piani prevedevamo un iniziale turn around di 2000 passeggeri provenienti da UK, Irlanda e Germania. Passeggeri che, per colpa del Covid-19, non arriveranno più. Temo che questa situazione possa riflettersi negativamente anche sulla Compagnia portuale (articolo 17, ndr), proprio ora che si era rimessa in piedi, risanata grazie ad un meccanismo di lavoro consolidato, dopo che due anni fa era quasi vicina al default. Adesso l’emergenza potrebbe farla ricadere nel baratro. Ci aspettiamo, quindi, che il Governo stanzi aiuti mirati che consentano di star vicino alle imprese e ai lavoratori”.


Com’è in questo momento la movimentazione delle merci in entrata in Sicilia dal Nord Italia?
“Drammatica. Dico solo che abbiamo due cantieri molto importanti praticamente fermi perché le materie prime non arrivano. Il problema è che la Sicilia è un’isola, quindi tutta la merce arriva via mare”.


Vista l’emergenza Coronavirus, c’è anche il rischio che salti definitivamente il bando della continuità territoriale che scade a metà luglio 2020. E’ un’ipotesi concreta?
“Spero sinceramente di no. Poi, dipende molto dalla durata dell’emergenza Covid-19. Detto questo, mi aspetto che il futuro bando tenga conto della continuità territoriale ma in un’ottica di mercato e di salvaguardia del denaro pubblico: ovvero, non ha senso che le navi viaggino ogni giorno semi vuote, quando si possono razionalizzare meglio i collegamenti con una cadenza settimanale o bisettimanale”.


Un’altra nota dolente riguarda la presa di posizione di Bruxelles in favore della tassazione dei porti italiani Secondo lei, l’Ue ha già deciso?
“E’ evidente che l’Europa abbia già preso una decisione in merito, tuttavia sono ancora convinto che ci siano le condizioni per cambiarla. E’ chiaro che i tecnocrati europei non tengano conto del modello italiano e del fatto che i nostri porti siano gestiti direttamente dallo Stato attraverso le Adsp che sono a tutti gli effetti degli enti regolatori del mercato. E’ un modello che in questi anni ha sempre funzionato e che rispecchia le normative vigenti in materia, per cui non vedo per quale motivo si debba accendere un’infrazione contro il nostro Paese. Sono convinto che il modello italiano – così com’è stato riformato con il DL 169 – sia modificabile e migliorabile, ma da qui a sostenere che vengano concessi aiuti di Stato ai nostri porti mi sembra veramente un’esagerazione”.