Lavoro

Covid-19, Drewry: costi degli equipaggi in aumento del 10-15 per cento quest’anno

Milano – Per le compagnie di navigazione, il costo degli equipaggi dovrebbe lievitare del 10-15% quest’anno a causa del Covid-19. A stimarlo è un’indagine di Drewry, presentata in anteprima questa mattina all’evento virtuale “CrewConnect Europe” da Rhett Harris, senior analyst della società di consulenza.

“Ci aspettiamo che l’impatto del Covid-19 sia significativo quest’anno, con una percentuale compresa tra il 10 e il 15% in più rispetto al costo del personale di un anno normale”, ha premesso Harris. Il quale ha delineato sette aree chiave in cui risulta tangibile l’aumento stimato dei costi. Aumento in gran parte correlato alle difficoltà che le società di navigazione stanno affrontando per il turn over degli equipaggi. Commentando i risultati dell’indagine, Harris ha osservato: “Quello che stiamo scoprendo è che le società stanno cercando, entro i limiti di budget, di preservare il più possibile il posto di lavoro ai marittimi”.

Risulta evidente, secondo Drewry, che le difficoltà avute in questi mesi dalle compagnie di navigazione hanno portato i marittimi a lavorare a bordo delle navi ben oltre il periodo contrattuale. E questo, a cascata, ha generato costi aggiuntivi per il conto economico delle società. “Vediamo in parte che questi costi totali sono dovuti alla lunga permanenza dei marittimi sulle navi, perché impossibilitati a ritornare a casa durante la prima ondata del Covid. Difficoltà che purtroppo si registrano anche ora”, ha spiegato l’analista.

Per ogni marittimo bloccato in mare oltre il periodo contrattuale, ci sono anche equipaggi fermi a casa e, ancora oggi, inattivi. A buona parte di essi, le compagnie stanno pagando uno stipendio. “Almeno fino al 50% dei salari. L’auspicio è continui ad essere così nei prossimi mesi”, ha puntualizzato Harris. Nel capitolo spese, si sono poi i costi di viaggio per il rimpatrio dei marittimi. Costi che hanno subito significativi rincari per le difficoltà a trovare voli disponibili, la maggior parte dei quali sono per lo più charter a causa della mancanza di voli passeggeri di linea. In più, le aziende devono sostenere anche costi aggiuntivi per gli hotel dove i marittimi alloggiano in attesa di rimpatrio o per i periodi di quarantena prima dell’arrivo. Ad esempio, V.Group ha prenotato in blocco 160 camere d’albergo a Manila per motivi di quarantena.

Altro tasto dolente sono i costi dei test Covid per i marittimi sia in partenza che in arrivo sulle navi. “Abbiamo sentito che nei primi mesi della pandemia un test costava più di 200 dollari USA, ora il prezzo è sceso ma resta comunque un costo significativo”, ha aggiunto Harris. Meno onerosa, ma necessaria per il benessere psico-fisico dell’equipaggio la spesa per garantire la banda larga a bordo e consentire così ai marittimi di connettersi più tempo con le famiglie e i propri cari a casa. Infine, c’è il costo dei DPI (dispositivi di protezione). “Anche in questo caso, un costo sicuramente molto alto da sostenere per le società”, ha concluso Harris.