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Troppa domanda, consegne in ritardo: così la cantieristica navale rischia di andare in tilt

La corsa degli armatori a rinnovare la flotta si scontra con una capacità globale limitata. L’allarme degli analisti

E se i cantieri navali non riuscissero più a reggere il boom di ordini provenienti dagli armatori? E’ lo scenario che, secondo molti analisti, rischia di concretizzarsi dopo il 2027.

Un recente rapporto del broker norvegese Fearnley mostra che, in termini di tonnellaggio lordo compensato (Cgt), i costruttori navali sudcoreani manterranno ordini significativamente più alti rispetto alla capacità di costruzione degli ultimi cinque anni. Allo stato attuale, i cantieri sudcoreani hanno accumulato ordini per i prossimi tre o quattro anni, ma in base alla capacità produttiva esistente, potrebbero essere necessari più di quattro anni di ciclo di costruzione prima dell’effettiva consegna delle navi. Secondo Fearnleys “a causa dell’enorme quantità di costruzioni, il periodo di consegna potrebbe subire ritardi e potrebbe addirittura influire sulla disponibilità dei cantieri nel 2028”.

Secondo quanto riportato dai media coreani, sono già molti i costruttori navali che hanno già raggiunto accordi con gli armatori per ritardare le consegne.

I dati ufficiali divulgati dal Servizio di vigilanza finanziaria della Corea del Sud mostrano che Hanwha Ocean ha rinviato la consegna di sette nuove navi, mentre Hd Hyundai Mipo e Samsung Heavy Industries hanno rinviato rispettivamente la consegna di quattro e una nuova nave.

Il rapporto Fearnleys mostra che il portafoglio ordini totale previsto per il settore della costruzione navale per il 2024 è di circa 120 milioni di Cgt, il 40% superiore al portafoglio ordini medio dei cinque anni precedenti (2018-2023). I dati di Clarkson diffusi all’inizio di giugno hanno mostrato che il totale degli ordini globali di nuove navi da gennaio a maggio 2024 ammontava a 20,12 milioni di Cgt (726 navi), con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Gli analisti di Fearnley evidenziano che, di fronte al boom di ordini, il mercato si trova a fare i conti con una drastica riduzione del numero di cantieri navali in tutto il mondo: un fenomeno provocato dalla recessione del settore. Inoltre, “sia le industrie cantieristiche della Cina che quelle della Corea del Sud si trovano ad affrontare carenze di manodopera e, se la capacità di costruzione navale non verrà effettivamente aumentata, potrebbero verificarsi carenze di capacità dopo il 2027”.

La carenza di manodopera qualificata

A marzo 2024, il numero di dipendenti nell’industria cantieristica coreana era di circa 113.000 unità, in aumento rispetto al numero di dipendenti alla fine del 2022 (circa 96.000), ma in calo almeno del 50% rispetto ai 203.441 (2014) ovvero al picco della costruzione navale. I cantieri coreani stanno affrontando la carenza di manodopera reclutando lavoratori stranieri, ma i solo per qualifiche semplici. La carenza di manodopera a lungo termine potrebbe indebolire la competitività dell’industria cantieristica coreana.

Per quanto riguarda la capacità di costruzione navale, Clarkson aveva precedentemente analizzato che “con l’aumento dei prezzi delle navi (in aumento di circa il 40% dal 2020, nonostante i ben superiori aumenti dei costi dei cantieri), un forte portafoglio ordini e una buona domanda di ordini intersettoriale, la capacità di costruzione navale è diventata un fattore limitante per le consegne di nuove unità”.

La chiusura dei cantieri dopo la crisi

Il numero totale di cantieri navali attivi in ​​tutto il mondo è diminuito di due terzi dal 2010, secondo Clarkson. Secondo i dati di maggio, la capacità di costruzione navale globale sta gradualmente iniziando a riprendersi leggermente dopo un declino durato un decennio: nel primo trimestre del 2024, le consegne globali di nuove costruzioni sono state pari a 10,1 milioni di Cgt, il massimo trimestrale in sette anni.

Sempre secondo Clarkson, la capacità di costruzione navale per l’intero anno crescerà del 15% a 40,6 milioni di Cgt nel 2024, grazie al riavvio di una serie di nuovi cantieri navali in Cina, tra cui Hengli Heavy Industry, New Jiangzhou Shipbuilding Heavy Industry, Quanzhou Shipyard e Dalian Shipbuilding & Offshore. Insomma, un ‘aiuto’ all’industria arriverà come sempre dalla Cina. Ma non è detto che sarà sufficiente ad assorbire una domanda influenzata dalla necessità, per gli armatori, di disporre di flotte sempre più efficienti e ambientalmente sostenibili.