Porti e Infrastrutture Shipping e Logistica

Crisi del Mar Rosso, Israele apre una via terrestre tra Asia e Mediterraneo

Le merci containerizzate, provenienti da Cina, India, Thailandia e Corea del Sud, entrano attraverso i porti di Jebel Ali (Dubai) e Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, e Mina Salman, in Bahrein

Gerusalemme – La crisi del Mar Rosso e il conflitto con Hamas ha indotto Israele ad aprire un ponte terrestre di emergenza che attraversa il cuore della regione, attraverso gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e la Giordania, a nord del paese, per evitare attacchi da parte degli Houthi ed evitare la ‘fuga’ dei carichi più sensibili attorno al Capo di Buona Speranza.

La rotta dedicata al trasporto merci in container è già operativa sebbene non si tratti di un test del Corridoio Economico tra India, Medio Oriente ed Europa (Imec), che costituisce il cosiddetto Global Gateway. Questo progetto di connettività globale, volito da Stati Uniti e Unione Europea, è stato presentato all’ultimo vertice del G20, tenutosi a Nuova Delhi lo scorso settembre. L’Imec, che ha il sostegno anche di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e India, è un’alternativa alla Nuova Via della Seta cinese, dove anche la Russia gioca un ruolo di primo piano. 

La nuova via terrestre

L’iniziativa è di Trucknet Enterprise, una startup israeliana nel mercato del trasporto merci digitale, che aveva lavorato al progetto prima degli attacchi di Hamas. Trucknet ha siglato accordi con la emiratina PureTrans Fzco, che gestisce una rete di transito terrestre che copre l’intera regione e ha come partner Dp World, con sede a Dubai, l’operatore Cox Logistics, nel Regno del Bahrein e di proprietà di un ufficiale logistico dell’esercito americano in pensione, e Wscs, un’agenzia di servizi marittimi con sede ad Alessandria che serve i porti e il mercato dell’Egitto.

Le merci containerizzate, provenienti da Cina, India, Thailandia e Corea del Sud, entrano attraverso i porti di Jebel Ali (Dubai) e Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, e Mina Salman, in Bahrein. Secondo un rapporto di S&P Global Market Intelligence, un camion impiega dai tre ai quattro giorni per concludere il viaggio di 2.700 chilometri fino a Israele attraverso le strade dell’Arabia e della Giordania, rispetto a un viaggio in nave di due settimane attorno al Capo di Buona Speranza. L’obiettivo finale del progetto di Trucknet è collegare il ponte terrestre al porto di Haifa nel nord di Israele e Port Said in Egitto in modo che le merci possano continuare verso l’Europa.

Anche il gruppo tedesco Hapag-Lloyd AG, quinto al mondo nel trasporto di container, sta lavorando per unirsi alla rotta che collegherà il porto di Jebel Ali, a Dubai, e due porti nell’Arabia Saudita orientale con Jeddah, sulla costa occidentale, a 450 miglia dalla megalopoli di Neom. Un’altra opzione allo studio è quella di collegare Jebel Ali con la Giordania, che ha accesso al Mar Rosso e al Canale di Suez attraverso il Golfo di Aqab.

I rischi

Un rapporto di S&P Global Market Intelligence ritiene che “i membri del Consiglio di cooperazione degli Stati arabi del Golfo potrebbero essere riluttanti a promuovere la rotta, dal momento che gli Houthi non hanno ancora minacciato le risorse marittime degli Emirati Arabi Uniti né dell’Arabia Saudita”.” Il percorso stradale che attraversa l’Arabia Saudita e la Giordania “aumenterebbe anche il rischio di attacchi transfrontalieri alle merci da parte di militanti iracheni o siriani allineati con l’Iran”, osserva il rapporto S&P.