Crociere Interviste

Crociere, Papathanassis: “Troppa fretta di ripartire, le compagnie stanno rischiando”

Amburgo – “I clienti delle compagnie non devono essere usati come cavie. Inoltre, una crociera che consiste principalmente in giorni di navigazione e distanziamento sociale non corrisponde, credo, a quella che si può definire un’esperienza di vacanza attraente”. Alexis Papathanassis  è professore ordinario di gestione del turismo crocieristico presso l’Istituto per il turismo marittimo (IMT) dell’Università di scienze applicate di Bremerhaven dal 2005. Nato in Grecia, ha studiato economia in Gran Bretagna e Hannover e ha lavorato alla TUI per cinque anni. Lo Spiegel lo ha intervistato sul tema, molto controverso, della ripresa delle crociere in Germania. Le sue parole stanno facendo discutere e, come previsto, hanno diviso le community di crocieristi. Ma c’è da immaginare che non siano affatto piaciute alle compagnie tedesche.

“Le compagnie di navigazione vogliono trasmettere ai crocieristi un senso di sicurezza –  ha detto il docente a proposito degli itinerari venduti da TUI e Aida – Ma l’applicazione dei protocolli è più complicata di quanto si pensi. Ad esempio: come si misura e come si controlla il numero di persone nelle diverse aree della nave? Che cosa succede se c’è un caso Covid mentre si è in mare aperto? L’equipaggio e tutti i soggetti coinvolti nella crociera conoscono le misure da adottare? Sono scettico, non so fino a che punto gli scenari siano stati davvero ponderati. Se ci fosse di nuovo un focolaio di Coronavirus su una nave, sarebbe il suicidio dell’industria”.

Il virus provocherà la fine delle crociere? “Sarebbe come chiedere se il virus determinerà la fine dei voli aerei: assolutamente no. Anzi: la crisi sanitaria avrà un impatto peggiore sul traffico aereo rispetto a quello delle crociere. Ma per l’intero settore delle vacanze – in particolare per le compagnie marittime – non c’è modo di tornare alla vecchia normalità, dobbiamo abituarci a una nuova normalità. La situazione era già problematica prima della pandemia, il virus ha semplicemente accelerato le tendenze e gli sviluppi”.

Un tema che emergerà nei prossimi mesi è quello delle bandiere di convenienza. “Finora, le principali compagnie di navigazione hanno registrato le loro navi in ​​Paesi in cui è il fisco è più favorevole. La conseguenza, oggi, è che se chiedi al tuo Paese d’origine un aiuto finanziario non pagando le tasse o creando posti di lavoro, il tuo Paese – come ha fatti l’amministrazione Trump – ti respinge. Le “bandiere della convenienza” dovrebbero diventare “bandiere della fiducia“. Perché oggi i clienti si chiedono: supponendo che mi ammali sulla nave e che debba essere portato a terra, forse potrei non avere il diritto di essere aiutato perché la bandiera è sbagliata? Un altro esempio: la concentrazione a bordo di clienti anziani e a rischio ha ancora successo?”.

Quali saranno i problemi principali delle compagnie cruise a livello mondiale? “A breve termine, vedo un problema di liquidità. Le grandi aziende sono riuscite a procurarsi grandi prestiti e, immagino, saranno in grado di arrivare fino a ottobre. Ma sopravviveranno le compagnie di navigazione più piccole? A lungo termine, poi, ci sarà una grande ripresa in tema di digitalizzazione e automazione al fine di rinunciare a gran parte degli equipaggi e mantenere vendite e prezzi concorrenziali”.

E il futuro dei crocieristi, come sarà? “In futuro dovremo convivere con le pandemie, ma la prossima volta che succederà saremo preparati. Ora siamo molto più consapevoli dei rischi che corriamo quando siamo vicini alle altre persone, pensiamo a come si comporta chi prepara il nostro cibo. L’industria delle crociere deve adattarsi. Ad esempio: se non ci saranno più buffet, le persone saranno servite e mangeranno meno, il che significa meno sprechi e migliore qualità. Forse verranno in mente nuovi modelli, nuove idee da seguire”.

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