Lavoro

Ddl Concorrenza, l’attacco di ANCIP: “E’ la politica che si muove con la testa rivolta indietro”

L’associazione nazionale che riunisce le imprese portuali: “Una politica di scambio della manodopera che non era praticata nemmeno negli anni 60’”

Roma – “Stiamo vivendo un periodo in cui pare che la storia ripercorra i suoi momenti peggiori. Tralasciamo i commenti sulle vicende Internazionali ma non possiamo fare a meno di riportare alla memoria labile di una parte della politica italiana i momenti in cui i porti hanno dimostrato di essere cruciali per la tenuta del sistema Nazionale e dove all’interno di questa tenuta i protagonisti, tra gli altri, sono stati sostanzialmente i lavorativi portuali che hanno superato qualunque tipo di atteggiamento negativo impegnandosi per dare il massimo e contribuire al sostegno del paese in uno dei momenti più drammatici degli ultimi anni”, scrive ANCIP in una lunga nota commentando quanto accaduto con gli emendamenti presentati dal centro destra nel Ddl Concorrenza: “Bene, in risposta a questo qualcuno torna a proporre scelte che riporterebbero il caos ed il conflitto all’interno degli scali italiani e questo noi non lo possiamo accettare. Non avremmo mai creduto di rivivere episodi simili a quando gli agrari del ventennio pagavano le milizie fasciste per contrastare i lavoratori organizzati.

Oggi assistiamo allo schieramento compatto del centro destra affiancato da eterni ondivaghi personaggi della politica che all’oscuro totalmente dalla realtà dei fatti, ma ispirati da qualcuno che intende ancora la politica portuale come ricerca del predominio dei più forti sui più deboli ,tendono a disegnare uno scenario che va contro quella che è stato tutto il lavoro di sintesi per ottenere finalmente quella politica di organizzazione ed integrazione del lavoro con un’attenzione all’efficienza alla produttività ed alla sicurezza che gli scali italiani si meritano.

Proporre nei porti una politica di scambio della manodopera che non era praticata nemmeno negli anni 60 significa avere una visione strumentale e a cortissimo respiro delle dinamiche del lavoro e delle problematiche tecniche logistiche dei porti. C’è bisogno di programmare formazione professionale, crescita culturale e professionale di tutti i lavoratori, quelli delle Compagnie Portuali e quelli delle Imprese Portuali, occorre avere una visione Internazionale e flessibile che tuteli la qualità e la sicurezza garantendo professionalità ed efficienza. Pensare che tutto questo possa avvenire risparmiando pochi euro perché si sfruttano di più i propri dipendenti e si escludono dal lavoro gran parte dei lavoratori formati e specializzati delle Compagnie Portuali dimostra come non ci sia ancora in Italia una totale visione della programmazione di uno sviluppo che deve avere carattere Internazionale.

Siamo certi che la reazione compatta del mondo del lavoro, dei Sindacati e di quella parte della politica che si oppone a queste scelte farà ragionare chi ha presentato queste proposte insane che tendono a bloccare lo sviluppo della portualità e a ricreare nei porti un clima di sopraffazione, di lotte, di miseria, in un momento in cui tra l’altro la storia richiede efficienza, compattezza e spirito di sacrificio comune. Ci chiediamo se questo tipo di politica ha la consapevolezza della gravità e dell’enormità delle azioni che, senza comprenderle, vieni a proporre e se si rende conto dell’impatto negativo che la inevitabile reazione dei lavoratori potrebbe avere sul paese, sul suo sviluppo, sulla sua economia in un momento così drammatico. Quale sia la risposta a questa domanda non la conosciamo ma è chiarissimo per noi che ci troveranno pronti a combattere e difendere ogni centimetro di “civiltà lavorativa” che in questi anni ci siamo faticosamente conquistati”, conclude l’associazione nazionale delle imprese portuali.