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Decreto Sicurezza: “I porti italiani non sono più sicuri”. Stop a migranti e rifugiati / Download

Roma – “Per l’intero periodo di durata dell’emergenza sanitaria nazionale derivante dalla diffusione del virus Covid-19, i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of Safety (“luogo sicuro”), in virtù di quanto previsto dalla Convenzione di Amburgo, sulla ricerca ed il salvataggio marittimo, per i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area Sar italiana”.

E’ quanto riporta l’articolo 1 del decreto a firma dei ministri dei Trasporti, Paola De Micheli, degli Esteri Luigi Di Maio, dell’Interno Luciana Lamorgese, della Salute Roberto Speranza. In sostanza, il Governo emanando questo provvedimento chiude le porte dei nostri porti all’arrivo via mare di rifugiati e migranti. Il decreto di fatto “congela”, a fronte dell’emergenza Covid-19, la legge n. 147 del 1989 con cui l’Italia ha ratificato la Convenzione di Amburgo del 1979 sul soccorso marittimo e il D.P.R. n. 662 del 1994 con cui ha dato attuazione all’Amburgo ’79, individuando nel ministero dei Trasporti e della Navigazione – ora Infrastrutture e Trasporti – l’Autorità nazionale responsabile e nel Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, l’organismo nazionale che deve assicurare il coordinamento dei servizi di soccorso marittimo ed i contatti con gli altri Stati.

All’articolo 2 del decreto, licenziato dal Governo, viene infatti chiaramente riportato che “le disposizioni producono effetto dalla data di sua adozione e per la durata del periodo di emergenza sanitaria di cui alla deliberazione del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020”.

“Il decreto firmato ieri sera dai Ministri De Micheli, Lamorgese, Di Maio e Speranza è un boomerang, perché va molto al di là dell’intento presumibile, che era quello di non consentire lo sbarco alle navi che effettuano un soccorso marittimo. In realtà, però, con questo decreto non si può escludere che i porti della Repubblica restino preclusi ad ogni nave straniera”, commenta il senatore Gregorio De Falco.
“Infatti, in questa norma non si afferma che la nave straniera sia un pericolo per la comunità costiera – aggiunge -, ma al contrario si assume che il nostro Paese possa rappresentare un pericolo per la vita e l’integrità fisica delle persone che sono a bordo della nave (soccorritrice), poiché non si può escludere che vi siano persone infette, come d’altra parte, tale circostanza non si può preventivamente escludere in relazione a qualsiasi altra nave. In tal modo, però, si ammette al contempo che la interdizione è priva dei presupposti necessari, ovvero il pericolo per lo Stato costiero. Nel dettaglio, poiché il divieto di ingresso nei porti della Repubblica non discende da uno specifico e concreto pericolo sanitario individuato a bordo della nave soccorritrice (quale è ad esempio Alan Kurdi), e poiché esso non è nemmeno ricollegabile in generale ai luoghi di provenienza dei naufraghi, non si può escludere che tale norma debba come conseguenza logico giuridica trovare immediata applicazione nei confronti di tutte le navi straniere, mercantili e passeggeri, poiché anche rispetto ad esse non si può escludere che abbiano a bordo focolai di infezione”.

Il senatore conclude: “Bisogna sempre ricordare che, per principio millenario, non si possono chiudere i porti in modo generalizzato in caso di pericolo sanitario a bordo, essendo prevista invece la prassi della quarantena. È evidente che nell’emergenza sanitaria drammatica che stiamo vivendo in Italia, ed in molti altri Paesi, la tutela della salute è prioritaria ma questo non può costituire un escamotage per ripercorrere sentieri di inciviltà che dovevano essere alle nostre spalle. Noi non dimentichiamo che il Governo in carica ha ricevuto la fiducia di chi scrive e quella di molti altri parlamentari, nel segno della annunciata discontinuità. La dignità risiede anche nell’ammettere in modo responsabile eventuali errori, anche macroscopici, recedendo subito con un comportamento attivo, chiaro e conseguenziale e mettendo nel nulla l’abnorme provvedimento adottato. Altrimenti, in base a quale circostanza di fatto le autorità marittime e portuali potranno consentire in via derogatoria l’ingresso negli stessi porti italiani alle altre navi mercantili, da traffico e da passeggeri di bandiera straniera, se la situazione sanitaria italiana non consente di assicurare la tutela della integrità fisica? Infatti, non si può infatti escludere in via preventiva e generalizzata che anche a bordo di altre unità navali vi siano focolai di infezioni”.