Interviste Porti

Delrio difende la riforma: “Impossibile attribuire maggiore autonomia ai presidenti dei porti”

Roma – Graziano Delrio, ‘padre’ della riforma dei porti, difende l’impianto normativo varato quattro anni fa, denuncia un “tiro al piccione disdicevole contro i presidenti di Adsp” ma respinge al mittente l’accusa di averli indeboliti. Lo fa in una lunga intervista rilasciata al Secolo XIX nei giorni più caldi della portualità sfociati nelle esplosive situazioni di Trieste e Venezia.

“Nella legge 84/94 il presidente era sostanzialmente mediatore tra interessi locali – ricorda l’ex ministro dei Trasporti – Al ministro arrivava una terna di nomi per ogni porto (indicata da Regione, Provincia, Comune, Camera di commercio) e tra questi lo stesso ministro sceglieva. Con la nuova legge si è inteso rafforzare il legame presidente-governo, prevedendo che sia il ministro a scegliere il presidente, offrendo poi il suo candidato al concerto della Regione. Nell’attuale assetto costituzionale è il massimo che si poteva e che si possa fare. Il senso era, ed è: il presidente rappresenta e attua, nel suo scalo, la politica portuale nazionale, dentro un quadro di coordinamento dell’intero sistema portuale garantito dalla Conferenza nazionale”.