Porti e Infrastrutture

Dl Rilancio: modifiche poche e al ribasso. Armatori non pervenuti. Ma la partita sui fondi ai porti resta aperta / L’analisi

Almeno i lavoratori ex art.17, alias le ex Compagnie portuali, possono tirare un sospiro di sollievo. Per il resto, quello che deve digerire l’industria del mare è un boccone amaro: perché quei miglioramenti, tanto attesi e sollecitati all’art.199 del DL Rilancio, non ci sono stati. Anzi, in alcuni casi, le modiche inserite nel testo finale del Ddl di conversione, che sarà votato da Camera e Senato, sono state addirittura peggiorative.

Al netto degli ormeggiatori che si sono portati a casa 24 milioni di euro, partiamo dalle buone notizie. Il Ddl conferma, quanto previsto dal Decreto Rilancio: ossia che l’Autorità di Sistema Portuale è autorizzata a fornire ai lavoratori ex art. 17 un contributo, nel limite massimo di 4 milioni di euro per l’anno 2020, pari a 90 euro per ogni lavoratore in relazione a ciascuna giornata di lavoro prestata in meno rispetto al corrispondente mese dell’anno 2019, riconducibile alle mutate condizioni economiche degli scali del sistema portuale italiano conseguenti all’emergenza Covid-19. Anche l’emendamento 199 bis su autoproduzione, nonostante le obiezioni della Ragioneria di Stato, è rimasto intatto.

Ora iniziano le note dolenti, a partire dal fondo istituito dal MIT e destinato alla portualità: era di 10 milioni di euro per l’anno 2020, e quello è rimasto. Salvo ripensamenti in corso d’opera, visto che a ShipMag risulta che su quei 10 milioni si sta ancora discutendo. L’ipotesi in campo, non ancora tramontata, è che quella cifra venga assegnata ad ogni singola Autorità di Sistema Portuale (AdSP). In queste ore, in Parlamento, si sta lavorando proprio per trovare una soluzione al problema. Se così fosse, sarebbe senza dubbio una buona notizia per i porti italiani. In caso contrario, evidentemente no. Perché ad oggi il Ddl prevede che 5 milioni sono destinati a compensare, anche “parzialmente”, le Autorità di sistema portuale (AdSP) dei mancati introiti, in particolare derivanti dai diritti di porto, dovuti al calo del traffico dei passeggeri e dei crocieristi. Gli altri 5 milioni sono destinati a compensare, anche “parzialmente”, le imprese di navigazione operanti con navi minori nel settore del trasporto turistico di persone via mare e per acque interne che dimostrino di aver subìto, nel periodo compreso tra il 10 febbraio 2020 e il 31 luglio 2020, una diminuzione del fatturato pari o superiore al 20 per cento rispetto al fatturato registrato nel medesimo periodo dell’anno 2019, tenuto conto della riduzione dei costi sostenuti.

In tutto questo, sono praticamente scomparsi dall’agenda del governo gli armatori italiani, salvo il gruppo Onorato con CIN-Tirrenia. Nell’art. 205 del Ddl viene infatti confermata all’armatore napoletano la proroga, non oltre il 18 luglio 2021, dei collegamenti con le isole in regime di servizio pubblico. Un contentino per il comparto, se così si può dire, riguarda invece la misura Marebonus-Ferrobonus (art. 197) con una dotazione complessiva di 50 milioni di euro per l’anno 2020. Altro capitolo spinoso è quello che riguarda i canoni concessori. Il dato inconfutabile è che le reiterate richieste dei terminalisti italiani sono state del tutto inascoltate. Rispetto al DL Rilancio, non è stata infatti cambiata una virgola nel Ddl: le AdSPpossono disporre per il 2020, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e nel rispetto degli equilibri di bilancio, la riduzione dell’importo dei canoni concessori di cui all’articolo 36 del Codice della navigazione, agli articoli 16, 17 e 18 della legge 84/94 e di quelli relativi alle concessioni per la gestione di stazioni marittime e servizi di support, o a passeggeri.

Tale riduzione può essere riconosciuta, per i canoni dovuti fino alla data del 31 luglio 2020, in favore dei concessionari che dimostrino di aver subìto nel periodo compreso tra il 1° febbraio 2020 e il 30 giugno 2020, una diminuzione del fatturato pari o superiore al 20% del fatturato registrato nel medesimo periodo dell’anno 2019 e, per i canoni dovuti dal 1° agosto 2020 al 31 dicembre 2020, in favore dei concessionari che dimostrino di aver subìto, nel periodo compreso tra il 1° luglio 2020 e il 30 novembre, una diminuzione del fatturato pari o superiore al 20% del fatturato registrato nel medesimo periodo dell’anno 2019.

Infine, la durata delle concessioni. Prorogate tutte di 12 mesi:  l’articolo 16 della legge 85/94, attualmente in corso o scadute tra la data del 31 gennaio 2020 e la data di entrata in vigore del presente decreto; l’articolo 36 del Codice della navigazione e l’articolo 18 della legge 84/94, nonché le concessioni per la gestione di stazioni marittime e servizi di supporto a passeggeri, attualmente in corso o scadute tra la data del 31 gennaio 2020; le concessioni per il servizio di rimorchio, rilasciate ai sensi dell’articolo 101 del Codice della navigazione attualmente in corso o scadute tra la data del 31 gennaio 2020; e le concessioni per la gestione di stazioni marittime e servizi di supporto a passeggeri, attualmente in corso o scadute tra la data del 31 gennaio 2020.