Porti

E’ morto Francesco Nerli. Il ricordo di Franco Mariani

Francesco Nerli è morto. Mentre scrivo piango disperatamente. Per chi scrive è un grande dolore. Ho perso un amico fraterno, un compagno di vita.

Abbiamo perso un campione di uomo. Voglio essere io a ricordarlo per primo, glielo devo.

I suoi figli, Gianmaria, Geronimo e Gaia hanno perso un padre meraviglioso. A loro rivolgo un forte abbraccio che li accompagni nella loro vita e nei ricordi del babbo da trasmettere ai loro figli.


Un abbraccio a Licia. Ha dovuto affrontare un primo intervento due anni fa. Raccontava con naturalezza, per non mettere a disagio i suoi interlocutori, il tipo di operazione che aveva subìto. Il secondo intervento di questi mesi molto più complicato lo aveva messo a dura prova. Ma continuava a guadare avanti. Partecipava alle discussioni nella nostra chat dedicata alla portualità sempre con grande passione, esprimeva giudizi e valutazioni puntuali e argute.

Era, Francesco, dotato di una ironia tipica toscana ma soprattutto delle persone intelligenti.
Ci siamo conosciuti a Roma, sul finire degli anni Ottanta. Abbiamo vissuto insieme per molto tempo durante la permanenza romana. Prima in una stanza che dividevamo, poi in una casa più grande. I compiti erano assegnati in base alle capacità. Io cucinavo e lui lavava i piatti.

Abbiamo affrontato insieme anche i problemi delle nostre vite. Mi leggeva come un libro aperto, capiva quando stavo male e mi costringeva con i suoi modi a parlarne, mi faceva aprire e mi consigliava. Per questo lo porterò sempre nel mio cuore.

Ho vissuto con lui la sofferenza che ha patito quando ha dovuto affrontare un processo durato OTTO anni per aver organizzato una cena elettorale. Processo che ha voluto concludere rifiutando la prescrizione, per ottenere la piena assoluzione.

A volte si legge che i problemi di salute delle persone sono legate allo stress. Francesco ha sofferto molto per quella vicenda. La sua dirittura morale non poteva essere motivo di dubbio.

Francesco ha dato molto alle persone che gli sono state vicine e ha ricevuto affetto, stima, rispetto. Francesco ha lasciato il segno anche nel suo percorso politico, istituzionale. Non ha mai smarrito il suo impegno, la sua azione nei confronti dei più deboli, del mondo del lavoro.
È sempre stato forte con i forti e debole con i deboli. Ha lasciato il segno del cambiamento nella portualità. Da tutti definito il padre della Legge di riforma dei porti la 84/94. Ha diretto Autorità portuali come Civitavecchia, Napoli. È stato presidente di Assoporti per un lungo e positivo periodo, quando era Assoporti a orientare le scelte di governo nel settore, quando era Assoporti a riunire e a guidare il cluster marittimo portuale dando peso e dignità al settore. Non ha avuto problemi nel mettersi a disposizione per costruire un processo di digitalizzazione del settore.

Una cosa non sopportava, la mediocrità. Le persone che “ci sanno più dire che fare”. Potrei raccontare del suo amore per le radici nel bicarbonato, a Rosignano Solvay, di Siena, per il Partito Comunista Italiano. Della Viola, la Fiorentina.
Preferisco ricordare l’affetto che io e tantissimi altri abbiamo avuto e custodiremo nei suoi confronti.
Riposa in Pace e che la Terra ti sia lieve.
Franco

Domani dalle 10 alle 15 l’ultimo saluto alla camera ardente del Mater Dei di Roma