Interviste

ENEL Logistics, Angelino: “Depositi doganali, i primi due a Livorno e La Spezia. Entro il 2023 realizzeremo un vero e proprio network”

“Al momento, stiamo lavorando su due siti pilota che sono a La Spezia e a Livorno. Ma i siti aumenteranno progressivamente di numero, costituendo un vero e proprio network di depositi doganali. Penso che entro il 2023 la società potrà esprimere il grosso della sua potenzialità”. Andrea Angelino, amministratore unico di Enel Logistics, anticipa a ShipMag la strategia che si prefigge di realizzare la neonata società costituita a luglio dalla multinazionale italiana dell’energia e uno dei principali operatori integrati al mondo nei settori dell’energia elettrica e gas.

“Secondo i principi dell’economia circolare, il gruppo Enel è impegnato nella valorizzazione delle aree in dismissione in cui sono presenti impianti di produzione meno efficienti, alcuni dei quali non producono già da diversi anni– spiega Angelino -. Tra questi ve ne sono alcuni in aree portuali e retroportuali strategiche in cui intendiamo costituire una rete di depositi doganali. Oltre a La Spezia e Livorno, le prime due centrali da cui partirà il progetto dei depositi doganali, è in corso l’analisi di ulteriori aree di proprietà Enel che potrebbero essere inserite progressivamente nel progetto a beneficio delle comunità in cui da anni operiamo”.

Come intende muoversi Enel Logistics sul territorio?

“Siamo aperti a collaborazioni con operatori di settore. L’obiettivo è di proporsi come partner logistico per tutti i soggetti (aziende, player logistici, operatori portuali) che hanno la necessità di movimentare e gestire volumi in import ed export, beneficiando anche dei vantaggi fiscali derivanti dal deposito doganale. L’ambizione è farlo secondo i principi di sostenibilità e innovazione che guidano il gruppo”.

In concreto quali attività volete svolgere?

“L’azienda ritiene che i nuovi depositi possano contribuire a migliorare l’infrastruttura logistica del Paese divenendo degli hub dove svolgere non solo attività di consolidamento e deconsolidamento dei container e attività logistica di magazzino, ma anche attività di perfezionamento attivo ad alto valore aggiunto in sinergia con le migliori realtà dei territori che ospitano i nostri siti”.

Perché ENEL ha deciso di scommettere sui depositi doganali?

“Perché alcune società del gruppo sono già operatori Full AEO (la “patente” di affidabilità economico/organizzativa che l’Agenzia Delle Dogane rilascia ad una serie di player coinvolti nei processi di import export, ndr).Autorizzazioniche consentono di avere una serie di vantaggi dal punto di vista amministrativo, e che noi utilizziamo comunemente per gestire tutta la parte di processo collegata ai combustibili e al loro approvvigionamento per i nostri siti di produzione. Nel frattempo, nel corso degli anni abbiamo dismesso una serie di centrali termoelettriche (e.g. ad olio combustibile) che, in un’ottica di economia circolare, avrebbero potuto essere riconvertite in altri progetti. Uno di questi è stato quello di trovare soluzioni alternative per il riutilizzo di alcuni siti, ubicati dentro i porti o in aree retroportuali. A quel punto, ci siamo chiesti perché non mettere insieme le cose e costruire dei veri e propri depositi doganali per intercettare una parte dei flussi di merci che oggi passano nel Mediterraneo ma non si fermano in Italia perché mancano tutta una serie di infrastrutture e perché i nostri porti sono poco attrattivi dal punto di vista fiscale e burocratico rispetto a quelli del Nord Europa”.

Quali saranno i punti di forza dei depositi doganali di ENEL Logistics?

“Innanzitutto la loro posizione, perché potrebbero essere ubicati in zone strategiche dove creare le cosiddette ‘banchine lunghissime’. Si tratta di un progetto ambizioso che consentirebbe di generare ricchezza per il nostro Paese e un maggiore gettito fiscale per lo Stato Italiano, visto che all’interno della Comunità Europea il paese che effettua l’importazione trattiene il 20% del dazio applicato, mentre il rimanente 80% è destinato alla UE. L’idea non è solo di portare più merci in Italia, ma di creare valore aggiunto per tutto il settore che opera nei porti o nei retroporti dove i depositi doganali sorgeranno. Per un semplice motivo: qui Enel Logistics potrebbe fare affidamento sulle attività svolte dalle aziende locali per offrire determinati servizi”.

Andrea Angelino

Che tipo di merce potrebbe fermarsi nei nostri porti e creare ricchezza?

“Alcune merci potrebbero arrivare via container, ma un’idea per il futuro potrebbe essere quella, ad esempio, di creare accordi strutturali con alcuni grandi produttori di veicoli elettrici ai quali proporre di allestire oppure di intervenire con modifiche specifiche sui mezzi per renderli omologabili al mercato europeo. Interventi che i produttori potrebbero realizzare in Italia sfruttando i nostri depositi doganali, differendo il pagamento di dazi, accise e IVA su questi beni fino al momento dell’immissione finale sul mercato. A quel punto, avremmo portato nel nostro Paese prodotti e beni che oggi non arrivano, avremmo realizzato dei servizi a valore aggiunto, avremmo creato lavoro e indotto sul territorio e generato maggiore gettito fiscale per lo Stato”.

Avete già individuato alcuni operatori con i quali stringere partnership?

“Abbiamo avviato una serie di colloqui con alcuni operatori, in primis nei siti pilota di La Spezia e Livorno dove pensiamo di realizzare i primi due depositi doganali. Sia chiaro: Enel Logistics non ha intenzione di entrare in competizione con alcun operatore italiano del settore, abbiamo anzi intenzione di fare affidamento su contratti in outsourcing o di servizio con gli operatori che già lavorano in quelle aree. L’obiettivo – ripeto – è di portare qualcosa di addizionale al Paese e alle imprese del territorio in cui pensiamo di intervenire, anche cogliendo le opportunità offerte dalle aree ZES (Zone Economiche Speciali, ndr)”.

Le ZES in Italia già esistono, ma non sono mai decollate. Perché il progetto di Enel Logistics dovrebbe funzionare?

“Primo, perché se Enel riuscirà ad attrarre grandi flussi di merci mettendo sul tavolo il suo forte commitment, le ZES potranno dispiegare appieno tutte le agevolazioni e i benefici che esse offrono agli utilizzatori diretti dei depositi e a tutti gli operatori del settore. Secondo, quando Enel Logistics riuscirà a disporre di tutti i siti individuati come potenziali depositi doganali, a quel punto potremo vantare di una rete di hub logistici disseminati su tutto il territorio nazionale, e tali da poter costituire le cosiddette ‘banchine lunghissime’ con l’attivazione dei corridoi doganali ubicati in zone portuali e retroportuali di grandi dimensioni”.

Mi faccia un esempio pratico.

“Ad esempio, le aree a ridosso del porto di Civitavecchia dove abbiamo aree disponibili di grandi dimensioni e potremmo creare un importante hub logistico in centro Italia”.

In questo momento, che cosa manca secondo lei per accelerare il progetto di ENEL Logistics?

“Una cabina di regia, a livello nazionale, che coordini le attività e i progetti portuali e infrastrutturali”.

Quanti sono i potenziali depositi doganali della rete di ENEL Logistics?

“Al momento, come noto, stiamo lavorando su due siti pilota che sono a La Spezia e a Livorno. Successivamente allargheremo la rete con ulteriori siti che stiamo valutando, in virtù anche della dismissione delle centrali a carbone che avverrà progressivamente fino al 2025, come previsto all’interno del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). Quello che posso dire con certezza è che tutti i depositi doganali saranno realizzati nelle vicinanze di porti o retroporti”.

Nel primo porto d’Italia, Genova, avete intenzione di fare qualcosa?

“Per la verità stiamo puntando molto su La Spezia, ove abbiamo un sito di proprietà, mentre a Genova operiamo in regime di concessione con scadenza al 31 dicembre 2020”.

Il timing dei progetti pilota sarà rispettato?

“Livorno è più avanti di La Spezia. Stiamo andando avanti confrontandoci con le istituzioni locali per una condivisione del progetto complessivo. A Livorno contiamo di essere operativi entro il primo trimestre 2021. Abbiamo avviato una fattiva collaborazione con l’Authority e la Capitaneria di Porto. L’area dell’ex centrale di Livorno sarebbe un luogo ideale per costituire un deposito doganale, anche nell’ottica di realizzare dei magazzini ove svolgere attività ad alto valore aggiunto. Nel complesso, quando Livorno e La Spezia saranno a regime potremo creare circa 200 nuovi posti di lavoro”.

Quando tutto il progetto di ENEL Logistics sarà a regime?

“Penso che entro il 2023 la società potrà esprimere il grosso della sua potenzialità, perché a livello di gruppo è nostra intenzione anticipare la chiusura delle centrali a carbone a prima del 2025. Nel frattempo, nei due anni precedenti avremo già in servizio alcuni impianti e creato magazzini per generare valore aggiunto”.

(Nella foto: la centrale termoelettrica Margiocco di ENEL a Livorno dove sorgerà il primo deposito doganale)