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Essere o non essere un porto? Il dilemma di Venezia

Venezia – Casualità o risposta repentina a un evento mediaticamente con pochi precedenti? Le dietrologie si sprecano, in questi casi. Ma lo shipping appartiene a gente di sostanza, e la sostanza ieri non si è fatta mancare. Mentre in una Venezia coperta dalla nebbia sfilavano ottanta imbarcazioni al grido (simbolico) di “senza porto la città diventa una ghost town”, da Roma arrivava la notizia che era stato finalmente acquisito il parere dell’Istituto Superiore di Sanità sul cosiddetto “protocollo fanghi”: un parere molto atteso e che pone fine all’iter amministrativo propedeutico per l’approvazione del protocollo voluto dal ministero dell’Ambiente e dalle Infrastrutture e Trasporti. Un risultato che darà nuove prospettive, economiche e all’insegna della sostenibilità, alla Laguna.

“Avevamo promesso che entro fine febbraio ce l’avremmo fatta, e, lavorando insieme e in maniera coordinata e organica, siamo riusciti a centrare questo importantissimo obiettivo”: ha detto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. “Grazie al lavoro svolto abbiamo mantenuto l’impegno preso in occasione della mia ultima visita e fornito alla città uno strumento fondamentale per la salvaguardia della laguna” ha specificato la ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola de Micheli. Con questo passaggio, certificato in mattinata nella riunione al Provveditorato delle Opere Pubbliche (proprio mentre a Venezia andava in scena la clamorosa protesta), potrà essere redatto, entro pochi giorni, il decreto interministeriale che farà attuare il protocollo.

Problemi risolti, dunque? Assolutamente no. O meglio: risolti in minima parte. Perché sul futuro della Venezia commerciale, quella che i 30 milioni di turisti che ogni anno arrivano in Laguna non vedono, le nebbie devono ancora alzarsi. Vogliamo davvero dire addio alla storia centenaria del porto? Questo si sono chieste ieri le quasi 500 persone che hanno partecipato, in acqua e a terra, alla manifestazione contro il temibile e affollato “Partito del No” (qui il video). Più di 40.000 posti di lavoro sono legati a doppio filo alle banchine veneziane, a quello che è per sua natura geografica il porto di una delle aree più ricche e sviluppate d’Europa. Lo hanno ricordato a gran voce i rappresentanti di tutte le categorie, da Confindustria alla Cgil, da Confitarma ai “nemici” di Assarmatori, da Confetra a Fedespedi. Oltre, naturalmente, a coloro che l’evento lo hanno organizzato: gli agenti marittimi. Gian Enzo Duci, prossimo alla fine del suo mandato alla guida di Federagenti (un mandato più che positivo, come confidano oggi i più anziani tra gli iscritti alla Federazione, anche quelli che guardavano con sospetto a una presidenza che qualcuno definì “di rottura”), lo ha detto pubblicamente sfidando la mai sopita rivalità tra Repubbliche Marinare: “Nel 1298 un ammiraglio genovese, Lamba Doria, ebbe la concreta possibilità di distruggere questo porto. Non lo fece, e ancora oggi c’è chi si chiede perché. Di sicuro, ciò che Lamba Doria non ebbe il coraggio di fare, sta per farlo la politica dei nostri tempi”.


E non è, come ha saggiamente ricordato il presidente del porto Pino Musolino, solo una questione di crociere. Perché le crociere, quelle che danno tanto fastidio ai comitati, rappresentano una importante ma minima parte del business che genera il porto veneziano. “Volete rinunciare alle crociere? Ditelo, fatelo – ha chiesto provocatoriamente Musolino – Ma non dimenticate che il porto è da secoli l’anima della città, il suo motore, la sua vocazione”.

Si stenta in effetti a credere che, nel 2020, ci sia ancora qualcuno che pensi che Venezia sia solo una città turistica. E c’è una contraddizione enorme negli slogan di coloro che vogliono “liberare” Venezia dal turismo di massa ma, al contempo, vorrebbero allontanare dalla Laguna ogni tipologia di nave, dai colossi delle crociere alle portacontainer.

Vedere ieri dalla stessa parte della barricata il sindaco, le organizzazioni di imprese, gli operai e gli armatori è sicuramente una risposta a questo presunto dilemma. Ora bisognerà solo capire se la politica recepirà o meno il messaggio.