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Ex Ilva, autotrasporto contro ArcelorMittal: “Pagamenti congelati da giugno”. E nelle fabbriche scatta lo sciopero

Taranto – Pagamenti all’autotrasporto congelati da giugno. Imprese sull’orlo del baratro. A denunciarlo è Trasportounito: “Le aziende di autotrasporto che effettuano i servizi per ArcelorMittal, e che già da tempo avevano manifestato segnali di forte preoccupazione, sono in attesa dei pagamenti per i servizi effettuati da giugno ad oggi; periodo durante il quale le stesse imprese hanno anticipato, e continuano ad anticipare, i costi di produzione”.

“La situazione – sottolinea Giovanni Rendina, coordinatore regionale di Trasportounito Puglia – non è più sostenibile né sul piano finanziario né, tanto meno, su quello contrattuale: la disattenzione e i ritardi nei pagamenti da parte del gruppo siderurgico rende impossibile ormai contenere l’avvio di legittime, anche se dannose, vertenze”.

Ma sono tutte le sigle sindacali del settore ad essere da mesi sul piede di guerra, dalla fine di maggio 2020 quando si è riaccesa la protesta degli autotrasportatori che lavorano con lo stabilimento siderurgico ex Ilva, oggi del colosso franco-indiano ArcelorMittal, per pagamenti mai saldati da giugno. La mobilitazione è ricominciata a ottobre, ma a novembre la situazione è peggiorata. Ai mancati pagamenti attuali si sono sommati quelli pregressi dell’Ilva e alcune imprese vantano ormai crediti per centinaia di migliaia di euro.

La situazione è resa ancora più incandescente dall’annuncio di oggi della mobilitazione dei metalmeccanici, mercoledì 25 novembre, quando i lavoratori degli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure, oltre all’astensione di 2 ore, organizzeranno presidi, iniziative e collegamenti con conferenza stampa in rete dei segretari generali di Fim, Fiom e Uilm. L’annuncio è contenuto nel documento conclusivo del coordinamento sindacale nazionale unitario dei metalmeccanici.

Intanto, il 30 novembre si avvicina: l’ultimo giorno in cui ArcelorMittal può recedere dal contratto di affitto pagando una penale di circa 500 milioni di euro. Se Mittal dovesse recedere, a quel punto il futuro dei lavoratori, oltre 10.700, tornerebbe in bilico.

L’alternativa proposta da Roma è l’ingresso dello Stato nell’ex Ilva attraverso Invitalia, con una partecipazione tra il 40% ed il 45% ma con una governance paritetica con ArcelorMittal. E’ questa l’opzione che il governo mette in campo per trattenere il gruppo franco-indiano in Italia.