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EY: infrastrutture energetiche italiane attraenti per operazioni di M&A

Investimenti esteri: cresce la fiducia nel sistema infrastrutturale italiano, ma burocrazia e incertezza normativa ne frenano l’attrattività. 

Milano – Nel macro-settore delle infrastrutture italiane, ad attrarre l’attenzione degli investitori per operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni) è quello soprattutto delle infrastrutture energetiche. È quanto emerge dall’EY Infrastructure Barometer, sondaggio realizzato tra dirigenti di grandi aziende, istituti finanziari e società di private equity del settore infrastrutturale di tutto il mondo, che valuta la fiducia degli investimenti nel settore delle infrastrutture in Italia.

In tutto il macro-settore, ben il 58% dei manager intervistati prevede di concludere nuovi accordi nel nostro Paese nei prossimi 12 mesi, un dato in aumento dell’11% rispetto a quello dello scorso anno. Ma sono soprattutto le infrastrutture energetiche le più aattraenti nell’attività di M&A, con il 36% degli intervistati che prevede di indirizzare le proprie risorse in questo ambito nei prossimi 12 mesi (+4% rispetto al 2020). Segue il settore Tmt (tecnologia, media e telecomunicazioni) con il 20%), quello del trasporto (19%) e delle infrastrutture sociali (16%, in aumento rispetto al 2020 di 2 punti percentuali).

“Gli intervistati sottolineano come i settori più attraenti siano quelli delle infrastrutture energetiche, e peraltro lo sono già da diverso tempo – ha commentato Andrea Scialpi, transaction diligence leader e infrastructure leader for EY Italy strategy and transactions -. Questo aspetto non è da sottovalutare perché indica come, laddove la Authority e in generale il quadro regolatorio siano di altro profilo, il settore diventi naturalmente attrattivo per investimenti privati. Un migliore allineamento tra pubblico e privato può portare quindi indubbi benefici al Paese”.

Tra i fattori che frenano la competitività delle infrastrutture italiane, il report di EY segnala i vincoli burocratici (76%) e l’incertezza politica e normativa (74%). A pesare inoltre sulla fiducia degli investitori sono il rischio di contenzioso (46%) e la stagnazione del Pil (22%). Secondo la maggioranza degli intervistati, tuttavia, la qualità delle infrastrutture italiane gode di una buona reputazione ed è in linea con la media d’Europa. Questo vale in particolare per il settore dei trasporti, sopra la media europea per il 10% degli intervistati o in linea con la media per il 61%. Segue l’energy, giudicato qualitativamente in linea con l’UE dal 66% degli intervistati, e promosso da un buon 19% del campione che lo considera migliore rispetto alla media europea.

Più freddo il giudizio sulla qualità delle Tmt, che non convince del tutto a causa delle infrastrutture fibra e data center sottosviluppate, pur rimanendo ampiamente in linea con gli standard UE (53%). Il 45% degli intervistati sostiene infatti che questo tipo di infrastrutture sia sottosviluppato rispetto al resto d’Europa. Tuttavia, l’attenzione degli investitori per questo settore rimane alta, con un incremento del 2% nell’ultimo anno. Particolarmente interessanti agli occhi del campione sono la banda larga (65%) e i data center (63%). Nonostante alcune incertezze, energia e digitalizzazione sono quindi al centro dell’interesse di chi sceglie di investire nelle infrastrutture italiane, anche alla luce dei cambiamenti innescati dalla pandemia.

Nel corso degli ultimi 12 mesi abbiamo notato un crescente interesse e numero di operazioni da parte di investitori istituzionali in settori legati alla transizione energetica e digitale, con un particolare focus sul mondo delle rinnovabili, data centre e banda larga – commenta Daniele Ruggeri, strategy and transaction associate partner di EY – Tale processo è stato ulteriormente accelerato a seguito della pandemia ed è ormai diventato un trend strutturale che ci aspettiamo porterà gli investitori istituzionali a giocare un ruolo rilevante anche in settori non tradizionalmente nel loro radar di investimento, ma che sono fondamentali per il rilancio della nostra economia e per aumentare la competitività del Paese, come ad esempio il segmento della tecnologia applicata alle infrastrutture, satelliti e similari.

Infine, interessante il caso delle infrastrutture sociali italiane, che nell’ultimo anno registrano un incremento relativo degli investimenti maggiore rispetto agli altri settori, passando dall’11% al 17% del totale degli investimenti dichiarati dagli intervistati. Ad attrarre maggiormente gli investimenti in questo settore sono gli ospedali (73%) e le strutture di assistenza agli anziani e le Residenze Sanitarie Assistenziali (55%).

(Nella foto: il primo deposito costiero di GNL di Edison)