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Fincantieri, ritorno al passato. Folgiero: “Ora concentriamoci sulle costruzioni navali”

Il nuovo a.d. detta la linea: navi militari e da crociera, innovazione, investimenti green. Stop all’idea di un’azienda costruttrice a 360 gradi

Trieste – C’è aria di svolta, in Fincantieri. Il vento, che già aveva scosso il quartier generale di Trieste con l’uscita di Giuseppe Bono e l’arrivo di Pierroberto Folgiero, inizia a soffiare pesantemente con la presentazione di una semestrale chiusa con un rosso di 234 milioni di euro “dopo aver scontato oneri estranei alla gestione ordinaria e non ricorrenti per 156 milioni”.

Una perdita su cui pesano, come si legge nella relazione al bilancio, “gli esiti di una review strategica delle commesse nel settore delle Infrastrutture, la valutazione degli effetti dei maggiori prezzi delle materie prime sui costi a vita intera delle commesse nel settore Shipbuilding, la svalutazione di alcuni attivi finanziari, oltre che la svalutazione dell’avviamento della controllata norvegese Vard e della controllata USA Fincantieri Marine Group”.

L’incremento dei ricavi (3.510 milioni, + 16% rispetto allo stesso periodo del 2021) non è bastato a compensare gli effetti di un mercato che l’azienda giudica preoccupante.

“L’andamento economico del secondo trimestre è stato negativamente caratterizzato da una review strategica sul portafoglio di business non core, dagli effetti sui prezzi delle materie prime conseguenti alla guerra russo-ucraina, e da altre partite non ricorrenti”, commenta Folgiero.

“L’azienda nei prossimi mesi perseguirà una sempre maggiore concentrazione sul core business dello shipbuilding indirizzando la crescita attesa nel settore militare e la ripartenza del settore crociere; tale percorso sarà anche caratterizzato da una grande focalizzazione su nuove soluzioni digitali e green che aumentino nel tempo la “distintività” della grande leadership di Fincantieri nell’industria internazionale della navalmeccanica. Ugualmente il gruppo perseguirà con sempre maggiore attenzione progetti industriali mirati alla eccellenza operativa dei propri cantieri in Italia e all’estero oltre a dedicare massima cura allo sviluppo del proprio rilevante capitale umano”.

Insomma: la Fincantieri di Folgiero, come promesso dallo stesso manager, avrà l’obiettivo primario di rifocalizzarsi sulla cantieristica navale, ridimensionando le ambizioni di ‘costruttore a 360 gradi’ imposte dalla gestione Bono.

Il peso del navale sul fatturato
“Al lordo dei consolidamenti, oggi il settore shipbuilding contribuisce per il 72% (77% nel primo semestre 2021), offshore e navi speciali per il 10% (6% nel primo semestre 2021) e sistemi, componenti e servizi per il 18% (17% nel primo semestre del 2021) sul totale ricavi e proventi di gruppo”, si legge nella relazione. “Nella seconda parte dell’anno il management del Gruppo sarà impegnato in una approfondita analisi volta a definire la strategia di rafforzamento del portafoglio di business con l’obiettivo di perseguire la massima concentrazione nel core business navale cruise e militare e aumentare la distintività dell’offerta con soluzioni innovative green e digitali. Il nuovo indirizzo strategico dovrà da un lato contribuire ad abbassare il profilo di rischio delle attività del Gruppo, e dall’altro consentire di affrontare con maggiore focalizzazione le sfide che i mercati e le condizioni ambientali perturbate impongono”.

Ancora: “L’EBITDA del Gruppo al 30 giugno 2022 è pari a euro 90 milioni (euro 219 milioni al 30 giugno 2021), con un EBITDA margin che passa dal 7,2% al2,6%, influenzato negativamente dalla riduzione di marginalità del settore infrastrutture a causa dei maggiori costi emersi a conclusione di attività progettuali, acuiti dagli effetti cambio sfavorevoli e dai prezzi dei materiali di costruzione registrati nei primi mesi del 2022. Si segnala inoltre la svalutazione dei lavori in corso (come da principio IFRS9), per riflettere la valutazione aggiornata del rischio controparte di un armatore cruise a seguito del mancato ritiro di una nave la cui consegna è stata posticipata dal mese di luglio al quarto trimestre di quest’anno. Questi effetti, unitamente all’incremento dei prezzi delle materie prime, in particolare dell’acciaio, sono stati solo in parte compensati dagli efficientamenti dei processi gestionali, frutto anche degli investimenti effettuati negli ultimi anni dal Gruppo”.

Gli effetti del conflitto in Ucraina
“Le ostilità tra Russia e Ucraina – si sottolinea – hanno comportato per il Gruppo difficoltà, in particolare in Europa, nel reperimento dei materiali ferrosi, un incremento delle tariffe di energia e gas naturale, oltre che dei costi di trasporto e delle relative polizze assicurative, in particolare nell’area del Mar Nero per la movimentazione dei tronconi/ sezioni dalla Romania all’Italia”.