Difesa

Folgiero: “Nel 2023 Fincantieri migliorerà i margini del 5%. Su fregate e corvette non siamo secondi a nessuno”

Ma il titolo in Piazza Affari perde il 4,31%. “Se il gruppo venisse coinvolto, non sarebbe però il driver dell’operazione Ponte di Messina. Non siamo famosi nel mondo per la costruzione di ponti”

Genova – “Nel 2023 prevediamo di mantenere la produzione a pieno ritmo, i ricavi in linea con il 2022 e i margini in miglioramento fino al 5%. Nel medio-lungo termine, confermiamo il nostro piano di consegna navi fino al 2029”. Così Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri, alla conference call con gli analisti dopo la presentazione dei conti effettuata ieri. “Tutto ciò – ha premesso – al netto di un ulteriore deterioramento dello scenario macroeconomico e di altre conseguenze operative e finanziarie imprevedibili, soprattutto per le crociere, legate al conflitto tra Russia e Ucraina e ai persistenti squilibri causati dall’epidemia”.
Folgiero, rispondendo alle domande degli analisti, ha puntato, per quanto riguarda le possibilità di crescita, più che sulla costruzione di navi da crociera, sul business militare. “La spesa globale per la difesa è prevista in ulteriore accelerazione nei prossimi anni – ha spiegato – favorita dall’attuale scenario geopolitico e dalle linee guida della Nato fino al 2% del Pil nazionale. In tale attività, non siamo secondi a nessuno nella costruzione di navi di superficie ad alta tecnologia, come fregate e corvette, e possiamo beneficiare di un’ampia base di clienti, sia in Italia che all’estero”.
Buone, secondo l’ad, le prospettive per l’export. “Abbiamo un set di programmi per diverse marine in diversi Paesi: nel Sud Est Asiatico, ad esempio con Malesia e Indonesia, che devono varare dei programmi, e nel Middle Est, come la recente partnership siglata ad Abu Dhabi. Inoltre l’Arabia saudita investirà molto nella regionalizzazione del business e noi siamo l’unico costruttore in grado di essere vicino ai clienti in loco. Abbiamo buone credenziali anche in America Latina, che potrebbe essere un buon filone per l’export. “La commessa in Qatar, che stiamo portando avanti, è un ottimo biglietto da visita, perché stiamo consegnando le navi del programma nei tempi e secondo i costi previsti e soprattutto con una caratteristica: offriamo al cliente tutta l’assistenza post vendita”.
Al centro dell’attività rimangono comunque le navi. “Se l’Italia decidesse di andare avanti sulla costruzione del ponte sullo Stretto e Fincantieri venisse coinvolta non sarebbe il driver dell’operazione – ha detto Folgiero rispondendo a un analista – Con Fincantieri Infrastructure saremmo di supporto, ma Fincantieri non è famosa per la costruzione di ponti, piuttosto per la realizzazione delle navi più complesse, grandi e tecnologiche”.
Dunque Fincantieri garantisce sullo stato di salute del gruppo. E lo fa all’indomani della presentazione del bilancio consolidato 2022, che segna un incremento di ordini (+59%) e ricavi (+11,7% a quota 7,5 miliardi), ma un risultato negativo per 324 milioni. Numeri che, nonostante le rassicurazioni di Folgiero, hanno pesato sul titolo: all’apertura di Piazza Affari si è avuto uno scivolone del 5% per poi chiudere -4,31% a 0,57 euro.