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Fukushima, il Giappone vuole sversare in mare l’acqua contaminata (e depurata). Tensione in Asia

Tokyo – Quasi dieci anni dopo l’incidente nucleare di Fukushima, il governo giapponese ha deciso di scaricare in mare l’acqua contaminata dall’impianto danneggiato dal terremoto. L’annuncio ufficiale è previsto per fine mese, ma la tensione è già alta.

La decisione, infatti, non è vista positivamente da Paesi vicini come la Corea del Sud, che ha già intensificato i controlli sulla radioattività sul cibo proveniente dal Giappone, e causare ulteriori problemi all’industria della pesca di Fukushima, che da anni combatte contro questo scenario.

Lo smaltimento dell’acqua contaminata dall’impianto di Fukushima Daiichi è un problema di vecchia data per il governo di Tokyo, e fa parte di un controverso piano pluriennale. Almeno un milione di tonnellate di acqua contaminata è stata immagazzinata in enormi serbatoi nei pressi dell’impianto nucleare.

Il ministro dell’industria giapponese Hiroshi Kajiyama ha detto ai media locali che “non è stata ancora adottata una decisione sullo scarico dell’acqua”, ma ha aggiunto che “l’obiettivo del governo è prenderne una presto. Per evitare ritardi nel processo di rigetto, dobbiamo prendere una decisione molto rapidamente”.

Il quotidiano Asahi ha riferito che qualsiasi scarico di acqua di mare richiederebbe circa due anni di preparazione, poiché l’acqua radioattiva dovrebbe prima essere filtrata prima di poter essere ulteriormente diluita con acqua di mare e quindi scaricata nell’oceano.

Nel 2018, Tokyo Electric si è scusata pubblicamente perché i sistemi di filtrazione non avevano rimosso tutti i materiali pericolosi dall’acqua che era stata raccolta dai tubi di raffreddamento utilizzati per evitare che i nuclei del combustibile si sciogliessero quando l’impianto è stato distrutto. La società ha spiegato che prevede di rimuovere tutte le particelle radioattive dall’acqua tranne il trizio, un isotopo di idrogeno che è difficile da separare ed è considerato relativamente innocuo.

La scorsa settimana, i rappresentanti dell’industria della pesca giapponese hanno chiesto al governo di non consentire che l’acqua contaminata dell’impianto di Fukushima venga scaricata in mare, aggiungendo che questa decisione “annullerebbe anni di lavoro per ripristinare la reputazione del territorio e delle sue aziende”.

La Corea del Sud, intanto, ha mantenuto il divieto di importazione di pesce dalla regione di Fukushima. Seul già l’anno scorso aveva convocato un alto funzionario dell’ambasciata giapponese al ministero per spiegare come intendesse affrontare il problema dell’acqua di Fukushima.