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Parenti (Ancip): “Lavoro nei porti, serve una strategia chiara. Priorità alla formazione”

“Lo Stato deve decidere se questo è un settore ancora strategico. E se lo è, come credo fermamente che lo sia, serve investire”

Roma – “Se c’è un approccio inutile, nella storia, è quello di andare contro al progresso e al futuro. Dobbiamo accompagnare e comprendere al meglio la transizione che è in atto, agire per sostenerla con tempi, modi, risorse e obiettivi sensati”. Gaudenzio ParentiDirettore Generale di Ancip, non ha dubbi circa quello che sta per arrivare sulle banchine e sul mondo del lavoro portuale.

“Non si torna indietro, la linea è chiara. Così com’è evidente che esistono già oggi strumenti altamente tecnologici che supportano e agiscono nei terminal e nel sedime portuale, così deve essere chiaro che non può essere demandato tutto alle imprese. Lo Stato deve decidere se questo è un settore ancora strategico. E se lo è, come credo fermamente che lo sia, serve investire. Sappiamo anche della mancanza dei marittimi e di un passo diverso dell’entrata nel mondo del lavoro nei porti, ed è quindi prioritario stanziare risorse adeguate e lavorare con tutte le parti per trovare soluzioni congrue”. 

Gaudenzio Parenti

Ma la formazione rischia di essere letta sempre e soltanto come una perdita di tempo, un costo. “Cosa che ovviamente non è”, sottolinea Parenti. “Le regole sulla sicurezza e sulla formazione di base non fanno parte di questo discorso. Devono essere basi assodate per chiunque operi in qualunque contesto portuale, perché sono lavori altamente rischiosi e complessi, che richiedono attenzione, esperienza e certificazioni. Ma ora dobbiamo andare oltre a questo aspetto. Dieci anni fa si parlava in maniera fumosa della digitalizzazione dei processi doganali, dello scambio dei dati e dei data centre. Tutti aspetti che oggi sono realtà per gli uffici amministrativi di quasi tutte le AdSP e delle aziende che lavorano nella logistica, non potremmo farne a meno. E quindi, quando parliamo di realtà aumentata, intelligenza artificiale, sensoristica e via dicendo, dobbiamo ben tenere a mente due processi: da una parte servono nuove forze fresche nel settore, che siano altamente formate. E dall’altra, serve una formazione di supporto per chi deve essere accompagnato alla pensione senza abbassare la guardia e senza perdere terreno in termini di professionalità”.

“Non è un tema semplice”, continua il numero due dell’Associazione Nazionale delle Compagnie e Imprese Portuali. “Ma è fondamentale. Il rischio è di avere poi strumenti che non sappiamo gestire, e quindi perderci in sicurezza, in competitività d’impresa, in redditività da lavoro. Il bonus portuale è stato pubblicato poche settimane fa in Gazzetta Ufficiale. Uno strumento, molto utile, che va a coprire le prossime tre annualità e che, essendo rivolto alle imprese per la qualificazione del lavoro del settore, può dare una spinta anche sulla formazione. Ma non basta, perché per fare veramente il salto qualitativo di cui necessitano le nostre imprese, i lavoratori e il sistema portuale nazionale, serve un grande e serio lavoro di concerto coordinato da Roma, non si può pensare che sia delegato tutto alla buona volontà e alle capacità dell’impresa. Quali sono le figure cardine del prossimo futuro, per le operazioni in banchina? Chi si andrà a occupare dell’automazione, e perché? Con quale formazione specifica? Dobbiamo muoverci adesso. Esistono piattaforme di intelligenza artificiale, già in uso in determinate realtà, in grado di dare una futura panoramica lavorativa ampia al singolo addetto, in base a una lunga serie di fattori. Strumenti che possono essere davvero intelligenti e accurati, un beneficio per il benessere del lavoratore e per la produttività aziendale. Ma dobbiamo lavorare affinché sia un’azione armonica, pubblico-privata, evitando il più classico degli errori del muoverci in ordine sparso. Dire che il futuro è già qui non è una frase fatta”.