Lavoro Porti

Genova, lo sfogo di Becce: “Basta stereotipi ideologici. Non sono un nemico della CULMV, la sua unicità è un dogma invalicabile”

Genova – “Io sono stanco di un po’ di cose, che, approfittando di questo post, ho voglia di dire…”. Luca Becce, presidente di Assiterminal, affida il suo sfogo ad un post su Facebook, pubblicato all’interno di una discussione con al centro il tema spinoso dell’organizzazione del lavoro nel porto di Genova. Post, quello di oggi, pubblicato dopo che lo stesso Becce lo scorso 4 novembre, in una lettera a sua firma, aveva acceso i riflettori sulla trattativa per il rinnovo del CCNL, sollecitata a più riprese dai sindacati, dichiarando l’associazione dei terminalisti aperta al confronto, “pur non ritenendo prioritaria questa esigenza, per la fase drammatica che il paese sta attraversando”.

Ma il passaggio dell’intervento di Becce che ha dato fuoco alle ceneri è stato un altro: quello sulla Compagnia Unica. Un passaggio articolato, in cui il numero uno dei terminalisti ha chiesto di fatto chiarezza sul bilancio della CULMV, invitando l’Autorità di Sistema Portuale guidata da Paolo Emilio Signorini a battere un colpo per dirimere, con gli strumenti che l’ente ha a disposizione, una situazione resa ancora più difficile dalla perdurante crisi pandemica. La replica della CULMV non si è fatta attendere: i consiglieri delegati della Compagnia Unica, il 5 novembre in una lettera dai toni molto duri, hanno definito le parole del presidente di Assiterminal “faziose e poco serie“.

Da qui il post di Luca Becce che, dopo tre giorni, risponde così:

1) io non sono mai stato, non sono e non sarò un nemico della Compagnia. E sono stanco di essere fatto apparire come tale. Perché, così facendo, rifiutandosi di entrare nel merito sui problemi reali che portano alla situazione di sofferenza della CULMV per rifugiarsi dietro stereotipi ideologici che non ho evocato, si impedisce un percorso che può portare, con il concorso di tutti, a difendere davvero la Compagnia, così come è, unica. 

2) io non sono credente, quindi non ho personalmente alcun dogma da difendere. Ma rispetto chi crede, nel trascendente o nel reale, e accetto i dogmi altrui, se non calpestano la mia libertà di non averne. Quindi, lo dico una volta per tutte, mi sono fatto da molti anni la ragione che l’unicità della CULMV sia un dogma invalicabile e non ho intenzione di metterlo in discussione. Abbiamo lavorato nel passato, anche con il console, per il quale il mi rispetto e stima sono noti, per capire come fosse possibile immaginare qualche variazione sul tema che introducesse anche a Genova un modello più completo di applicazione della 84/94. Non ci siamo riusciti e quindi abbiamo girato pagina, quella soluzione non è in campo ora. Vorrei fosse definitivamente chiaro.

Chiedo se, dentro questo dogma della unicità, sia possibile costruire un modello gestionale autosufficiente, in grado di rispettare gli accordi che si sottoscrivono ogni anno e che liberi la CULMV, una volte per tutte, da questa situazione di necessità. Tutto qui. Niente di più. Sono e sono certo siano i terminalisti aperto a discutere su tutto. Ma non si può ignorare gli impegni presi. Ci vuole reciprocamente rispetto. 

Di questa discussione finta e “politico ideologica” sono stanco. Stiamo tutti sul merito, solo così risolveremo un problema e faremo crescere il porto di Genova e il lavoro prezioso che produce.