Interviste

Giampieri: “Le mie priorità? Ricompattare Assoporti e rinvigorire il rapporto con le istituzioni”

“Innanzitutto, cercherò di ricompattare il sistema associativo di Assoporti e di rinvigorire il rapporto con le istituzioni, in primis con il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili e con il Comando Generale delle Capitanerie di porto”.

Nella sua prima intervista da neopresidente dell’associazione dei porti italiani, Rodolfo Giampieri anticipa a ShipMag le due priorità del suo mandato: “Ogni decisione sarà presa di concerto con le Autorità di Sistema Portuali (AdSp). Da parte mia, ci sarà sempre la massima condivisione con tutti ma questo confronto non dovrà mai sfociare nell’immobilismo e nella palude”.

Qual è la terza priorità?

“Fortificare il dialogo con il cluster marittimo-portuale e le parti sociali, perché operiamo tutti all’interno di un sistema che sta cambiando alla velocità della luce. Ma questa trasformazione può e deve essere accompagnata solo attraverso una convergenza di intenti e di obiettivi”.

All’inizio sembrava quasi che non volesse accettare l’incarico, alla fine però ha risposto “presente”. Perché?

“Ha prevalso il mio senso delle istituzioni. Mi sono preso 10 giorni di tempo solo per capire se fossi stato in grado di assolvere un impegno così importante e impegnativo perché nutro un rispetto profondo nei confronti di Assoporti che, per la prima volta, ha deciso di affidare ad un ‘esterno’ l’incarico di presidente con un’indicazione plebiscitaria, che mi rende orgoglioso”.

Lei arriva alla guida di Assoporti in un momento molto delicato per l’associazione, lacerata in questi anni al suo interno da pesanti divisioni. Uno su tutti: l’addio di Pasqualino Monti, presidente del porto di Palermo. Con il suo arrivo, ci sono le condizioni per risanare queste ferite?

“C’è stato un momento storico in cui queste divisioni ci sono state per divergenze di vedute, oggi devono essere ricucite assolutamente perché in gioco ci sono gli interessi generali della portualità italiana che sono poi anche quelli di ogni singolo porto. La pandemia da Covid-19 ha messo a nudo la vulnerabilità del nostro sistema portuale sconvolgendo progetti e programmi consolidati. Di fronte a questo scenario, l’unico antidoto è remare tutti dalla stessa parte, proprio per questo motivo apriremo un confronto profondo con Pasqualino Monti per creare le condizioni di un suo ritorno in Assoporti”.

Quale deve essere la “nuova” missione dell’associazione?

“Assoporti deve diventare una voce importante in grado di offrire soluzioni a chi deve decidere, perché le AdSP sono ogni giorno in prima linea nell’affrontare le problematiche dell’economica reale. Parlo di dragaggi, concessioni, ambiente solo per citare le più importanti. Per risolvere le criticità della nostra portualità, c’è però bisogno di risposte rapide da parte delle istituzioni perché come ho detto prima il mercato corre alla velocità della luce”.

La governance dei porti resta un cantiere aperto. La riforma Delrio aveva bisogno di un tagliando dopo due anni, ne sono passati quattro…

“Purtroppo, il tagliando non c’è stato anche a causa della pandemia che ha condizionato e reso difficile qualsiasi scelta. E’ normale che ora sia necessario farlo. Intanto, abbiamo visto che il ministro Enrico Giovannini ha favorito una velocizzazione e calendarizzazione della Conferenza nazionale dei presidenti, che rappresenta uno degli elementi di grande novità della riforma Delrio su cui impostare un dialogo costruttivo nei prossimi mesi. E’ un bel segnale”.

L’altra partita è quella che le Autorità di Sistema Portuale, con il coordinamento di Assoporti, stanno giocando in Europa per annullare la decisione della Commissione di imporre al nostro Paese di modificare il regime fiscale applicabile alle AdSP. E’ fiducioso?

“Devo esserlo. La nostra priorità deve essere quella di presentare un modello italiano di portualità che vede le AdSP svolgere un ruolo strategico di sentinelle del ministero sul territorio. L’errore più evidente commesso dalla Commissione Europea è quello di ignorare la natura pubblicistica del modello di organizzazione portuale scelto dal legislatore italiano. Errore che probabilmente la Commissione ha commesso perché non siamo riusciti a spiegare bene all’Europa il nostro modello di portualità. Il problema è che oggi rischiamo che la natura stessa dei nostri porti venga messa a repentaglio con conseguenze gravissime per il Sistema-Paese”.

Presidente, lei è stato nominato al vertice di Assoporti dopo che il ministero ha deciso di non rinnovarle il mandato alla guida dell’AdSP del Mar Adriatico Centrale. C’è rimasto male? Ma soprattutto si è chiesto il perché? In fondo, l’intero cluster marittimo-portuale si è schierato dalla sua parte per la riconferma…

“Alla prima domanda le rispondo dicendo che è evidente un certo rammarico dopo aver lavorato in tutti questi anni su progetti e programmi che purtroppo non potrò più gestire. Ma fa parte del gioco, ne prendo atto. Alla seconda domanda, le rispondo invece citando la strofa di una canzone di Vasco Rossi: voglio trovare un senso a tante cose, anche se tante cose un senso non ce l’ha”.