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Grimaldi: “Da qui a fine anno prevedo un esodo di imprenditori dall’Italia”. Lo stop all’autoproduzione? “Un danno per aziende e lavoratori”

Sorrento – Ma lei come imprenditore lascerebbe l’Italia? “No perché sono italiano e napoletano, vivo con i miei tre figli a Napoli e voglio continuare a viverci. In più, mio nonno e mio padre mi hanno insegnato il valore della bandiera, quidi io non mollo. Ma è chiaro che se il governo non ascolta le istanze del popolo del trasporto e delle imprese, come testimoniano gli emendamenti che sono stati approvati che non vanno nella direzione della meritocrazia e della concorrenza leale, mi portano a pensare che da qui a fine anno ci potrebbe essere un vero e proprio esodo di imprenditori da questo Paese. Perché se ci sono altri stati che ti supportano, mi chiedo perché un imprenditore non dovrebbe farlo?”.

E’ la prima risposta a caldo, a margine della “Due giorni” di Sorrento, di Guido Grimaldi, presidente di ALIS – Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile. Tra le istanze che l’armatore napoletano critica con forza c’è quella sull’autoproduzione, misura sulla quale ritorna e risponde a stretto giro così alle critiche dei sindacati e di Davide Gariglio, capogruppo PD in Commissione Trasporti di Montecitorio: “E’ difficile quantificare il danno di una scelta nefasta che ci porta indietro di 30 anni. Ma il danno ci sarà sicuramente. Ritengo che questa non sia una sconfitta ma un atteggiamento autolesionista che, in questo caso, non solo danneggia gli armatori che giocoforza avranno un aumento dei costi per le operazioni di rizzaggio, sbarco e imbarco delle merci. Ma il problema più grave è che questa situazione avrà ripercussioni economiche sul cliente finale. Tutto questo porterà meno traffico e meno volumi in un momento molto delicato per il Paese. Quando ho letto l’emendamento pensavo di essere su scherzi a parte, purtroppo era vero”.

Nel suo intervento, l’ex ministro Matteo Salvini ha dichiarato pubblicamente che il MIT è ostaggio della CGIL. Lei è d’accordo? “Ho grande rispetto per il sindacato e i lavoratori. Detto questo, non vorrei che la misura sull’autoproduzione fosse la strumentalizzazione di qualcuno a danno di imprese e lavoratori, perché nel momento in cui in un porto qualsiasi – ad esempio Genova, Savona, Livorno o Civitavecchia – non viene più concessa l’autoproduzione, l’armatore va in difficoltà e sospende una linea marittima, questo va a detrimento di chi? Secondo me, dei lavoratori, dei portuali e pure delle sigle sindacali”