Porti e Infrastrutture

I porti italiani compatti: “Caro ministro, non vogliamo rimanere col cerino in mano” / La lettera

Roma – Per la prima volta hanno firmato tutti. Anche quelli che hanno lasciato da tempo Assoporti. I presidenti delle Authority italiane scrivono alla ministra Paola De Micheli: “Rischiamo di rimanere col cerino in mano” spiegano in una lunga lettera in cui spiegano alla titolare del Mit i rischi concreti a cui si trovano di fronte tutti gli scali italiani.

“Siamo entrati in una spirale destinata a determinare effetti paralizzanti sulle nostre attività scrivono i presidenti.

“L’improvviso e drammatico crollo dei traffici marittimi è destinato a falcidiare il fronte delle entrate per i bilanci delle AdSP/AP, a causa dell’azzeramento, o della drastica riduzione, delle tasse e diritti applicati sulle merci e i passeggeri: il traffico delle crociere nel 2020 è destinato a paralizzarsi del tutto, il traffico passeggeri di corto e di medio raggio ha già registrato drastiche contrazioni, e non si riprenderà ai ritmi degli anni passati, il traffico commerciale è ridotto ai minimi termini, e molto probabilmente ripartirà con una curva molto graduale di ripresa.

Per questo le misure previste dal governosono giuste, ma vanno corrette: “E’ molto difficile riuscire a recuperare, entro l’esercizio in corso, la sospensione del pagamento dei canoni per gli articoli 16, 17 e 18 tra la data di entrata in vigore del decreto n. 18 del 17 marzo 2020 e quella del 31 luglio” scrivono i presidenti.

Le Auhority chiedono poteri commissariali sul modello Genova: “Data l’estrema urgenza Le saremo grati se vorrà convocare una conference call con tutti i Presidenti da tenersi, compatibilmente con la Sua agenda, quanto prima possibile”. Perchè con 1 miliardo in cassa e 500 milioni residui disponibili al Ministero sul fondo porti ancora da assegnare, la portualità spera di ripartire.