Porti e Infrastrutture

“I porti non si chiudono”: pioggia di firme sotto l’appello al governo

Roma – Altre adesioni all’appello di parlamentari e consiglieri regionali rivolto al governo italiano afinchè venga revocato il decreto sui porti italiani chiusi, “un decreto sbagliato e incomprensibile“. A sottoscrivere oggi sono il senatore Sandro Ruotolo, le deputate Vittoria Casa , Jessica Costanzo e Angela Schirò. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Il consigliere regionale sardo Massimo Zedda ed Elly Schlein. Che si aggiungono ai deputati e deputate Enza Bruno Bossio, Laura Boldrini, Lorenzo Fioramonti, Nicola Fratoianni, Alessandro Fusacchia, Paolo Lattanzio, Riccardo Magi, Gennaro Migliore, Rossella Muroni, Matteo Orfini, Erasmo Palazzotto, Luca Pastorino , Giuditta Pini , Fausto Raciti, Luca Rizzo Nervo, Doriana Sarli, Massimo Ungaro. Hanno firmato l’appello anche i senatori e le senatrici Gregorio De Falco,Loredana De Petris, Elena Fattori, Francesco Laforgia, Paola Nugnes, nonchè i parlamentari europei Pietro Bartolo, Pierfrancesco Majorino, Massimiliano Smeriglio. Consiglieri Regionali : Alessandro Capriccioli, Claudio Fava, Marco Grimaldi, Gianni Pastorino, Michele Usuelli.

“Il decreto emanato nella serata di ieri dai ministri dei trasporti, degli esteri, dell’interno e della salute che di fatto sospende la classificazione di Place of Safety (luogo sicuro) per i porti italiani, per i casi di soccorso effettuati da unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area Sar italiana, è sbagliato e incomprensibile”, si legge nell’appello. “I porti non si chiudono mai, perché a nessuno e in nessun caso può essere negato il soccorso e la protezione dai rischi della navigazione. Siamo perfettamente consapevoli che, nell’emergenza sanitaria drammatica che la pandemia impone al nostro Paese e al mondo intero, la tutela della salute ha una assoluta priorità. Per questo, fuori da ogni approccio ideologico, pensiamo che sia necessario individuare ogni utile strumento a definire protocolli in grado di assicurare la sicurezza e la salute pubblica. Questo vale per i naufraghi salvati nelle operazioni di ricerca e soccorso (qualunque sia la bandiera della nave che li opera e la nazionalità delle persone soccorse), e, nello steso modo per le comunità costiere potenzialmente esposte a rischi di contagio. Per questo pensiamo che di fronte ad una situazione che, pur non registrando flussi particolarmente intensi non esclude la necessità di impedire che le persone perdano la vita nel Mediterraneo centrale, sia necessario e possibile mettere in atto un protocollo di sicurezza che garantisca la tutela della salute e l’efficacia della battaglia contro il virus, senza pregiudicare la nostra civiltà giuridica e la sicurezza di tutti. Chiediamo quindi al governo di revocare questo decreto e predisporre invece protocolli sanitari adeguati che, ove non sia possibile garantire a terra luoghi sicuri nei quali far svolgere la necessaria quarantena a chi sbarca, questa sia comunque applicata e garantita attraverso l’utilizzo di assetti navali adeguati ed in condizione di sicurezza”.