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Il Consiglio di Stato “congela” il decreto sull’aumento dei canoni demaniali

DAVIDE MAGNOLIA (*)

Il Consiglio di Stato, con ordinanza n. 2510/2023 (ruolo generale numero 4394/2023) ha sospeso in via cautelare l’efficacia del Decreto sugli “Aggiornamenti relativi all’anno 2023 delle misure unitarie dei canoni per le concessioni demaniali marittime” del Direttore Generale per la vigilanza sulle Autorità di sistema portuale, il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 30 dicembre 2022 (di seguito semplicemente il “Decreto”).
I canoni annuali relativi alle concessioni demaniali marittime sono aggiornati annualmente in base alla media di due indici statistici determinati dall’Istat: quello dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati e quello dei prezzi all’ingrosso (l’articolo 04 del decreto-legge n. 400 del 5 ottobre 1993 introdotto dalla legge di conversione 4 dicembre 1993, n.494 così letteralmente dispone “i canoni annui relativi alle concessioni demaniali marittime sono aggiornati annualmente, con decreto del Ministro della marina mercantile, sulla base della media degli indici determinati dall’Istat per i prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati e per i corrispondenti
valori per il mercato all’ingrosso”).
Il Decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 07.02.2023, aveva determinato l’incremento dei canoni per le concessioni demaniali per l’anno 2023 nella misura del 25,15%. Tale aumento era il risultato della media matematica dell’indice dei prezzi al
consumo per le famiglie di operai ed impiegati (8,6%) con quello dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali (41,7%) rilevati nel periodo di riferimento (settembre 2021 e settembre 2022).
Passando alla vicenda giudiziaria, il Tar del Lazio aveva in un primo momento (con ordinanza del 16.05.2023) rigettato la richiesta di sospensiva formulata da un concessionario demaniale perché l’istanza cautelare non pareva complessivamenteassistita dal necessario requisito del periculum in mora “essendo stati addotti a fondamento della stessa nocumenti di natura esclusivamente economica, come tali ex se risarcibili”.
Il Consiglio di Stato ha ribaltato la pronuncia di primo grado accogliendo la richiesta di sospensiva per due ordini di motivi:

  • da un lato, perché il pericolo avrebbe i caratteri dell’irreparabilità, nella misura in cui il sensibile aumento del canone “ha un impatto immediato sulla stagione estiva in corso,
    sotto il profilo dell’aumento dei costi di impresa e dei possibili conseguenti ricadute sui prezzi alla clientela”;
  • dall’altro, perché l’applicazione di un indice statistico non previsto a livello normativo
    richiede una necessaria valutazione in sede di merito.
    In sostanza, con la pronuncia cautelare, il Consiglio di Stato ha messo in dubbio la legittimità dell’utilizzo dell’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali in luogo
    dell’indice dei prezzi all’ingrosso (che l’Istat non diffonde più da gennaio del 1998) espressamente previsto dalle norme di legge in tema di adeguamento dei canoni demaniali.
    Il tema è sicuramente di grandissimo interesse per tutti i concessionari demaniali marittimi (non solo quelli del settore turistico ricreativo) per il rilevante impatto economico che
    questo adeguamento ha sui canoni concessori. Si attende dunque l’esito del giudizio di merito per fare chiarezza sulla legittimità (o meno) dell’indice Istat utilizzato e, di
    conseguenza, del relativo Decreto.
    (*) LCA Studio Legale