Porti e Infrastrutture

Il coraggio di essere liberi / Editoriale

Vito de Ceglia, direttore di ShipMag

Dicono che ci vuole coraggio per lanciare un nuovo progetto editoriale nello shipping. Sono convinto che sia vero, vista la crisi del mondo dell’informazione e la competizione che esiste tra le testate online di settore. Il coraggio evidentemente non ci manca. Anzi, abbiamo l’ambizione di pensare che in questo mondo, spesso autoreferenziale e poco conosciuto, il portale ShipMag.it possa giocare un ruolo da protagonista. L’obiettivo è quello di diventare un autorevole punto di riferimento per l’intera comunità marittimo-portuale del nostro Paese. Una voce fuori dal coro, indipendente, obiettiva e capace di andare contro-corrente con inchieste, interviste, approfondimenti di esperti, aggiornamenti normativi, in vigore o in via di promulgazione, e un flusso continuo e quotidiano di notizie su tutto quello che accade nella portualità e nella logistica in Italia e nel mondo.

La nostra ambizione è corroborata dai numerosi messaggi di benvenuto che ci sono arrivati in questi giorni in redazione, da parte di chi guida le più importanti categorie della “Blue Economy” italiana, imprenditoriali e datoriali. Il team di ShipMag.it li ringrazia tutti. Così come ringrazia il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, per il suo intervento. Nelle loro parole c’è un mix di interesse, curiosità e soprattutto grandi aspettative per il nostro progetto editoriale. Ma c’è un concetto di fondo che li accomuna tutti: “La necessità di informare e fare conoscere la realtà marittimo-portuale che è tanto importante quanto sconosciuta, a maggior ragione in un momento storico come questo in cui ognuno di noi è chiamato a dare un contributo”.

ShipMag.it è pronto a dare il suo di contributo. Va da sé che a parlare saranno i fatti e i dibattiti che si apriranno con i nostri naturali interlocutori: istituzioni, decisori, autorità marittime, imprese, professionisti e lavoratori. L’attualità ci dice che il macrocosmo dello shipping naviga a vista, ostaggio della crisi cinese, dello spettro dei dazi americani e dell’incognita della Brexit, che rendono ancora più incerto il contesto politico-economico mondiale reso vulnerabile dal retaggio di una lunga crisi, quella del 2008, che ha cambiato radicalmente il volto dello shipping. Da allora niente è più come prima: la corsa al gigantismo navale ha coinvolto tutte le tipologie di navi, dalle bulk carriers alle petroliere, dalle ro-ro ai traghetti passeggeri e navi da crociera, fino alle portacontainer. Navi, queste ultime, che hanno ormai dimensioni incompatibili con gran parte delle infrastrutture portuali esistenti in Italia.

Nel settore delle portacontainer il fenomeno del gigantismo si è sentito più che altrove, con le grandi compagnie che si sono trovate a fronteggiare una vera e propria crisi di sistema, causata da mega ordini pregressi, sostenuti da grandi investimenti ma senza poi un concreto ritorno in termini di ricavi. Il problema è che, nonostante la crisi del mercato armatoriale, gli investimenti continuano. Le grandi compagnie aggiungono ogni anno nuova capacità sotto l’influsso dei bassi tassi d’interesse e nella prospettiva che le navi rappresentino degli asset finanziari di lunga durata (più che strumenti di commercio). La risposta alla crisi di sistema è stata la nascita delle 3 grandi alleanze del mare – Ocean Alliance, The Alliance e 2M – che controllano il 95% dei traffici marittimi dal Far East per l’Europa. Fare economia di scala si è però rivelato più che una cura un palliativo considerato che la crescita mondiale del settore non si è ancora ripresa, i margini di redditività rimangono bassi e tutto ciò si trasforma nella ricerca di abbattere i costi portuali.

Il caso vuole che lo stesso giorno in cui nasce ShipMag.it si riunisce per la prima volta la Conferenza nazionale delle AdSp, le Autorità di sistema portuale, introdotte dalla riforma Delrio, con un preciso ordine del giorno e con decisioni e orientamenti da assumere. I nodi da sciogliere sono tanti, mi limito a citare i più importanti: il mercato regolato delle concessioni portuali; l’iniziativa della Commissione europea sul tema della tassazione; il rinnovo del contratto unico dei lavoratori portuali, la cui vertenza dura da un anno e mezzo; la riforma della legge sui porti 84/94; la tendenza all’integrazione verticale e orizzontale nei porti italiani da parte delle grandi compagnie, con il rischio per le imprese portuali articolo 18 di essere tagliate fuori dal lavoro in banchina. Per inciso: oggi, nei nostri porti, grazie alla legge 84 del 94, il mercato delle imprese e del lavoro è aperto ma anche regolato. Sarebbe cosa buona e giusta che in un Paese civile questo principio venisse confermato e fatto rispettare.

Sono problemi sui quali ShipMag.it vuole aprire una riflessione limpida, vera e trasparente per dare la possibilità a tutti i protagonisti di giocare una partita ad armi pari. Nel contempo, ci proponiamo di essere uno stimolo, o meglio una spina nel fianco, per il governo attuale e per quelli che verranno, con l’auspicio di far sentire la voce di un mondo che rappresenta un patrimonio nazionale!