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Il progetto “nautica sostenibile” nella strategia del green deal europeo per il settore marittimo: gli interventi normativi più recenti dell’Ue

Avv. Alessandra Labanca*

Nell’ambito della più recente normativa dell’Unione europea sta assumendo un interesse sempre più significativo il progetto di istituzione di un sistema di c.d. nautica sostenibile volto a perseguire obiettivi di “impatto ad inquinamento zero” nell’ambiente marino, sempre più compromesso, e nelle zone portuali.

Nelle proprie Conclusioni dell’11 Dicembre 2020, il Consiglio europeo, ricordando l’importanza di realizzare il progetto di una “Unione europea ad impatto climatico zero” entro il 2050 in linea con le strategie dell’accordo di Parigi, ha nuovamente ribadito come l’Unione debba necessariamente aumentare le proprie ambizioni per il prossimo decennio nonché aggiornare il quadro per le politiche dell’energia e del clima. Nell’occasione, il Consiglio ha specificamente approvato l’obiettivo (vincolante) entro il 2030 di riduzione interna netta delle emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990, obiettivo di cui le Istituzioni legislative europee dovranno tener conto nella proposta di legge europea sul clima, di prossima auspicabile adozione.

 Promuovere la c.d. nautica sostenibile significa, di fatto, incentivare le tecnologie più idonee a garantire lo sfruttamento del mare e delle aree costiere da parte dell’uomo, sia per finalità turistiche sia di trasporto, con il minor impatto ecologico possibile. L’attività di ricerca e di sviluppo dovrebbe, quindi, concentrarsi sul miglioramento delle tecniche navali esistenti, spaziando dalle caratteristiche degli scafi e dei materiali utilizzati per realizzarli, fino ad arrivare alle motorizzazioni ed ai combustibili impiegati. E ciò non solo per quanto concerne l’attività della cantieristica navale e nautica nel diporto e nel commerciale, ma anche in relazione a tutto quello che interessa i porti e le attività ad essi riconducibili.

 Per quanto, al momento, non si possa ancora ritenere configurabile una normativa nazionale unitaria sul tema, è interessante evidenziare il sempre maggior impegno di cantieri navali e nautici italiani nell’adozione di strategie c.d. green per la costruzione e/o il refitting di navi e imbarcazioni all’insegna della sostenibilità, che, di fatto, tengono già conto delle disposizioni europee esistenti.

 Tra i primi interventi in materia si segnala il cd. Winter package o Clean energy package, pacchetto legislativoadottato dalle Istituzioni europee tra la fine del 2018 e la prima metà del 2019, con il quale è stato fissato il quadro regolatorio della governance dell’Unione per l’energia e il clima, funzionale al raggiungimento nel 2030 dei nuovi obiettivi europei in materia ed al percorso di decarbonizzazione (economia a basse emissioni di carbonio) entro il 2050. Tale meccanismo di governance prevede, in sintesi, che ciascuno Stato membro sia chiamato a contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni attraverso la fissazione di propri target 2030. A tale fine, sono preordinati i Piani nazionali integrati per l’energia e il clima – PNIEC, che interessano periodi di dieci anni a partire dal decennio 2021-2030.

Nel mese di Gennaio 2020, con la comunicazione sul Green Deal (COM (2019)640), la Commissione, superando quanto già stabilito dal Quadro 2030 per il clima e l’energia, ha delineato una roadmap volta a rafforzare l’ecosostenibilità dell’economia dell’Unione europea attraverso un ampio spettro di interventi che insistono prioritariamente sulle competenze degli Stati membri e interessano prevalentemente l’energia, l’industria, la mobilità e l’agricoltura.

 Per quanto la successiva crisi pandemica abbia inevitabilmente inciso sull’attuazione del Green Deal e sulle risorse finanziarie destinate a realizzarlo, le Istituzioni europee hanno costantemente ribadito, anche nel recente Regolamento UE/2021/241 istitutivo del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, in vigore dallo scorso 19 Febbraio, le priorità del piano: sostenere la transizione verde e la trasformazione digitale nonché promuovere una crescita sostenibile anche nel settore più specifico dei trasporti via mare.

Invero, già nel mese di settembre 2020 il Parlamento europeo, nel corso della votazione relativa agli emendamenti sulla proposta di modifica del regolamento (UE) 2015/757 concernente il monitoraggio, la comunicazione e la verifica delle emissioni di anidride carbonica generate dal trasporto marittimo (cfr “Regolamento MRV dell’UE”), ha votato a favore dell’inclusione delle emissioni di gas a effetto serra del settore marittimo nel sistema di scambio di quote dell’UE a partire dal 1° Gennaio 2022. Alla base di questo risultato ha assunto rilievo l’obiettivo di efficienza dei gas serra del -40% per le compagnie di navigazione, “da raggiungere gradualmente entro il 2030, nell’ambito della revisione del sistema di monitoraggio, comunicazione e verifica (MRV) dell’UE per le emissioni delle navi”.

Nel corso della stessa giornata, i Parlamentari europei hanno precisato che: “le compagnie di navigazione dovranno acquistare crediti di carbonio dell’UE per compensare l’inquinamento prodotto”, ipotizzando che tale schema possa coprire le emissioni dei viaggi all’interno dell’Europa nonché i viaggi internazionali che iniziano o finiscono in un porto all’interno dell’Unione europea.

Nei “considerando” della predetta proposta, il Parlamento ha messo chiaramente in evidenza come: “Il trasporto marittimo incide sui cambiamenti climatici, sulla biodiversità marina, sulla qualità dell’aria e sulla salute pubblica a causa delle emissioni di anidride carbonica (CO2) e di altra natura che genera, quali emissioni di metano, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, particolato e nerofumo”, ritenendo urgente, anche ed in virtù della strategia adottata dall’IMO il 13 aprile 2018per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra generate dalle navi, l’adozione di “misure su scala mondiale, così come a livello dell’Unione, per garantire che siano intraprese azioni immediate per ridurre le emissioni del trasporto marittimo, contribuire all’attuazione dell’accordo di Parigi e conseguire l’obiettivo della neutralità climatica a livello dell’Unione, senza compromettere gli sforzi in materia di clima profusi da altri settori”.

Tra le modifiche proposte, il Parlamento ha, poi, previsto l’istituzione di un certificato di efficienza energetica per le navi, corredato di una scala di valutazione, che consenta un confronto trasparente delle navi, in particolare per la vendita o il noleggio, ed incoraggi gli Stati membri a promuovere le migliori pratiche e sostenere le navi più efficienti.Ciò al fine di contribuire ulteriormentealla transizione verso la costruzione di navi ad emissioni zero.

Con comunicazione immediatamente successiva (cfr COM(2020) 575), il cui contenuto è stato poi ripreso nella Proposta di Strategia annuale per la crescita sostenibile 2021, presentata nel Gennaio 2021, la Commissione europea ha espressamente associato la nuova strategia del Green Deal al trasporto marittimo ed alla stessa gestione dei porti, richiamando le quattro dimensioni della sostenibilità ambientale, della produttività, dell’equità e della stabilità macroeconomica ed evidenziando la necessità, per tutti i piani nazionali di ripresa e resilienza, di destinare almeno un 37 % di spesa per il clima.

Infatti, in tema di trasporti (marittimi inclusi), la Commissione ha invitato gli Stati membri a prendere in considerazione misure quali gli investimenti in trasporti pubblici e infrastrutture che sostengono il passaggio a una mobilità più sostenibile e intelligente, comprese reti multimodali europee senza soluzione di continuità ed efficienti. Ha, inoltre, sollecitato il potenziamento delle reti transeuropee di trasporto passeggeri e merci, chiedendo espressamente di intervenire con riforme e investimenti volti a stimolare la domanda di mezzi a basse e a zero emissioni. Infine, la stessa Commissione ha chiesto di accelerare la realizzazione delle infrastrutture di ricarica e rifornimento, sollecitando gli Stati ad integrare queste strategie con investimenti nelle tecnologie e catene di valore energetiche a basse emissioni di carbonio, tra cui l’idrogeno o le batterie, e in infrastrutture energetiche sostenibili, incrementando, per esempio, gli incentivi ambientali offerti dalla tassazione dei carburanti.

Accanto al sistema della logistica navale, le Istituzioni dell’Unione hanno, poi, attribuito particolare importanza anche ai porti.

 Con l’occasione dell’approvazione del Regolamento (UE) 267 del 16 Febbraio 2021 in tema di proroghe per rinnovo licenze e certificati di sicurezza anche in ambito di trasporto navale, il Parlamento europeo ha ricordato che i porti dell’Unione costituiscono nodi strategici nella transizione energetica a causa della loro posizione geografica e delle loro attività economiche, rappresentando i principali punti di ingresso dei prodotti energetici (dall’importazione, allo stoccaggio o alla distribuzione). Ha, inoltre, evidenziato la necessità di maggior coinvolgimento degli stessi nello sviluppo di siti di produzione delle energie rinnovabili.

Pertanto, ed in conclusione, è evidente che tra gli obiettivi della normativa europea di prossima emanazione si debba inserire, accanto a quello della decarbonizzazione del settore marittimo, un approccio strategico relativo ai porti dell’Unione al fine di sostenerne il ruolo di facilitatori della transizione energetica, in linea con le priorità del Green Deal. In altri termini, è altamente probabile che agli Stati membri venga sollecitato un intervento volto a promuovere lo sviluppo di porti ad emissioni zero e ad investire in infrastrutture di rifornimento e di ricarica, assicurando così a tutti i cittadini che vivono e che operano in zone portuali e costiere benefici immediati per la salute, limitando inoltre gli impatti negativi sulla biodiversità marina e costiera in tali zone.

*L’autrice è avvocato presso lo studio LEXCHANCE