Interviste

In vista di Agorà 2020, Russo (Confetra): “Governo attento alla logistica”. Decreto Semplificazioni? “Occasione persa”

Il governo sta dimostrando la giusta attenzione per la logistica. Nel Dl Cura Italia, all’articolo 61, tutta la filiera del trasporto merci è stata inserita tra le industry nazionali più strategiche e sensibili del Paese. Il Dl Semplificazioni è stata invece una occasione sprecata. Troppo appiattito sul Codice Appalti e poco altro”.

Tira un colpo al cerchio e uno alla botte, Ivano Russo, direttore generale di Confetra, per commentare l’operato del governo, in questi mesi difficili, nei confronti del mondo dei trasporti e della logistica. Mondo che la Confederazione rappresenta a pieno titolo, con le federazioni nazionali e le associazioni territoriali che sotto il suo alveo raccolgono centinaia di migliaia di imprese attive lungo tutta la filiera: imprese di trasporto, spedizionieri, agenti marittimi, doganalisti, magazzini generali, operatori portuali, terminalisti e operatori ferroviari. Imprese che non hanno mai smesso di lavorare durante il lockdown garantendo che i beni di prima necessità arrivassero, ogni giorno, puntuali su scaffali di farmacie e supermercati italiani. Imprese, molte delle quali PMI, che hanno sofferto però pesantemente le interruzioni forzate delle attività produttive, scontando una perdita del fatturato tra il 20 e il 25% nella prima parte dell’anno. E probabilmente anche nella seconda, secondo le stime di Confetra.

E’ questo lo scenario che fa da sfondo all’assemblea annuale della Confederazione “Agorà 2020” che il 23 settembre sarà in versione digital e avrà come titolo: “Connessi o disconnessi? Industria, logistica, lavoro e le sfide del mondo post Covid”. Per la Confetra, sarà un appuntamento chiave per confrontarsi al suo interno, con il governo e tutti gli stakeholders. Russo decide di affrontare con ShipMag le tematiche che saranno al centro del dibattito di Agorà 2020.  

Innanzitutto, perché fino ad oggi la logistica è stata considerata in Italia la cenerentola delle industrie? C’è voluto il Covid per rivalutare la strategicità di questo settore?

“Per tante ragioni, storico-economiche anzitutto. Il nostro Paese è geograficamente una naturale area di transito e passaggio, quindi abituato ad ‘essere utilizzato’ dalle merci più che a proiettare una propria funzione logistica verso l’esterno. Tra l’altro il tema della funzione economica specifica della logistica è stato messo a fuoco, prevalentemente come fattore competitivo al servizio dell’industria pesante e manifatturiera, agli inizi degli Anni 20 del secolo scorso. Ciò è avvenuto prima in Germania con Weber, e quindi nei Paesi del Nord Europa: non a caso i Paesi dove è nata la Rivoluzione industriale. Logistica quindi come anello della catena complessiva del valore della produzione e quindi della produzione di ricchezza delle Nazioni. Nel Sud Europa il processo di industrializzazione è stato, come noto, molto più tardivo e più blando, Italia inclusa. L’economia mediterranea è stata storicamente più incentrata sulla borghesia mercantile e sugli smerci commerciali, ed ha quindi avuto molto meno bisogno di una logistica inland dal profilo industriale autonomo, strutturato, robusto, e strumentale alla produzione manifatturiera. Infine, la logistica è per sua stessa natura visione integrata e proiezione unitaria degli interessi economici nazionali nel mondo. Ciò vale in import come in export. L’Italia è arrivata tardi all’Unità e con mille ‘campanili’, frammentati e spesso in conflitto tra loro, quindi è stato impossibile maturare politicamente, e poi inverare, una tradizione logistica nazionale. Il plurisecolare ‘porto emporio’ italiano – prevalentemente dedito al commercio, caratterizzato dalle intermediazioni burocratiche e daziarie, molto attento al mare e molto poco ai collegamenti retroportuali con l’industria – è la fotografia storica di un Paese che non ha la logistica nel proprio Pantheon economico produttivo”. 

Il governo sta dimostrando la giusta attenzione alla logistica?

“Sì. Uno degli effetti collaterali della pandemia e del lockdown è stato dimostrare ad opinione pubblica e decisori istituzionali il ruolo indispensabile ed insostituibile della logistica. Sulla reputation del settore stiamo lavorando da circa un anno con IPSOS, e Nando Pagnoncelli alla nostra Agorà dirà cose interessanti su quanto sia cresciuta la consapevolezza diffusa sul ruolo della logistica durante la fase più acuta della pandemia. Non a caso, del resto, nel Decreto Cura Italia all’articolo 61 tutta la filiera logistica e del trasporto merci è stata inserita tra le industry nazionali più strategiche e sensibili. Tutte le nostre attività sono rimaste operative durante il lockdown su esplicita deroga concessa dal ministro Patuanelli. Al fianco del ministro Amendola abbiamo combattuto contro le chiusure arbitrarie delle frontiere europee al nostro autotrasporto. Con il ministro Provenzano abbiamo lavorato su ZES e Credito di Imposta per il settore. Abbiamo decine di tavoli tematici aperti con il direttore Minenna e con Dogane, a partire dalla gestione degli effetti della Brexit sui flussi merci tra Italia e UK. La ministra De Micheli è presente su tutti i principali dossier che attengono il nostro settore, ed Italia Veloce rappresenta una idea di pianificazione strategica nella quale ci riconosciamo. Con il ministero della Salute stiamo confrontandoci sul potenziamento degli Uffici Usmaf. Abbiamo anche contribuito al Piano per l’export voluto dal ministro Di Maio ed il prossimo 5 ottobre avremo una riunione al ministero dell’Innovazione per fare il punto su alcune nostre proposte – in vista del Recovery Plan Nazionale – relative alla digitalizzazione della Logistica. Non saremmo onesti intellettualmente se non riconoscessimo al governo una importante capacità di ascolto, culminata nell’aver dedicato un pezzo degli Stati Generali dello scorso luglio proprio ai temi della logistica”.

Secondo lei, quindi ci sono le condizioni per
realizzare quella politica industriale che Confetra chiede?
 

“Se tutto ciò diverrà una coerente ed omogenea politica nazionale trasportistica e per la logistica, ad oggi, non saprei dirlo. Siamo ancora alla definizione dei tanti tasselli di un auspicato mosaico. Ma intanto, il dato è tratto: la logistica non è solo il tema “infrastrutture” e non è solo un affare del MIT. Logistica, nel mondo, significa: infrastrutture materiali, digitali a partire dal 5G, quadro regolatorio relativo ai controlli, Codice Doganale dell’UE, struttura e solidità delle imprese del settore, commercio internazionale, geoeconomia. Quindi la funzione logistica globale del Paese deve essere un tema dell’intero governo. Certo, il MIT resta il ministero pivot di tale lavoro, anche di raccordo tra diverse amministrazioni. Ma occorreva superare una visione semplicistica e miope per la quale con un po’ di infrastrutture in più è un po’ di incentivi e sussidi ai vari segmenti del settore, l’Italia colmerebbe il proprio gap logistico”. 

In Italia, abbiamo 95 mila imprese che operano nel settore della logistica, il 90% delle quali ha meno di 5 milioni di fatturato e meno di 9 addetti. Come dice il presidente di Confetra Nicolini “non abbiamo nemmeno ‘campioni nazionali’ di dimensioni globali né tanto meno un tessuto vasto e solido di PMI capaci di essere leader continentali”. Secondo lei, quali saranno gli effetti del Covid sul tessuto produttivo del settore? Quante di queste aziende scompariranno? Prevede acquisizioni e/o fusioni magari da parte di multinazionali straniere?

“Il fenomeno delle acquisizioni e delle fusioni era già molto diffuso nel nostro settore, anche pre Covid, sia in Italia che in Europa. Nel 2018 vi erano state ben 83 operazioni di M&A nel Vecchio Continente. E lo stesso fenomeno delle alleanze e delle integrazioni verticali innescato dalle grandi Shipping Lines conferma una quasi decennale, ormai, tendenza alla concentrazione. C’è un solo grande mercato, che è il mondo, con tutte le sue drammatiche complessità. La Via della Seta, la Guerra dei Dazi, la ‘nuova Guerra Fredda’ per il controllo del 5G, l’accordo di libero scambio UE – Mercosur, l’industrializzazione dell’Africa e la nascita dell’area di Libero Scambio panafricana: il commercio globale avviene in questo campo di gioco, e le imprese logistiche sono anche le gambe, le braccia, la mente, che presidiano gli interessi nazionali sullo scacchiere globale. Senza Hapag Lloyd, DB Scenken, DHL, Eurokai, Lufthansa Cargo non ci sarebbe la ‘potenza logistica globale’ tedesca. Questa è figlia di una visione strategica geoeconomica, di una grande industria manifatturiera, di una solida industria logistica fatta di campioni nazionali e di una solida rete di medie imprese. Io credo che, ad oggi, l’Italia non sia in condizione di giocarla questa partita. Che non è la partita per accaparrarsi uno o due milioni di Teus in più, cosa che non sposta certo le statistiche economiche di un Paese e che, dal punto di vista strettamente economico, non giustificherebbe investimenti infrastrutturali per 130 miliardi di euro. Ecco perché sosteniamo che occorra proprio modificare il paradigma e l’approccio. Il problema non è se le 95 mila imprese diventeranno 85 o 75 mila. Il problema è che se il governo non sostiene questa industry che soffre, come tanti altri comparti, di nanismo dimensionale, queste imprese non avranno la forza di investire in tecnologia, green, formazione, sviluppo, internazionalizzazione, e saranno ricacciate ai margini della logistica globale. Acquistate o utilizzate localmente come sub fornitrici di servizi a basso valore aggiunto. Questo è un problema del Paese, oltre che del settore. Perché se così fosse, significa che l’Italia si condannerebbe ad essere solo una commodity territoriale, prevalentemente di transito, al servizio di grandi interessi altrui. E nel Secolo della Logistica, accetteremmo quindi di fare da spettatori, in attesa del migliore offerente. Questo è il vero ‘gap logistico’ rispetto a Francia, Germania, Olanda: Paesi che invece anche attraverso la logistica si propongono quali player globali e tutelano nel mondo i rispettivi interessi nazionali”. 

Altra nota dolente il tema delle semplificazioni. La burocrazia ha un peso insostenibile per le imprese. Il nuovo Dl Semplificazioni ha in qualche modo alleviato questo peso? Le misure intraprese dal governo si muovono nella direzione giusta, oppure no? 

“No, il DL Semplificazioni è stata una occasione sprecata. Troppo appiattito sul Codice Appalti e poco altro. Si è persa l’opportunità per iniziare ad introdurre misure, che pure Confetra ha proposto e motivato al Governo ed in Parlamento, in tema di semplificazioni delle procedure e dei controlli. Del resto, in una fase storica in cui il time to transfert ed il just in time sono il principale fattore di competitività, noi stiamo ancora attendendo da quattro anni il varo effettivo del SuDoCo. Abbiamo 133 procedimenti di controllo per le merci in porto, in capo a 17 diverse pubbliche amministrazioni. Se dai porti ci spostiamo sull’intero Settore, tutti i controlli su ogni tipo di merce e ogni modalità vettoriale, arriviamo a circa 450 procedimenti in capo a 25 pubbliche amministrazioni. Così non saremo mai competitivi come Paese. Per questo proponiamo al Governo di lavorare ad una Legge Delega per poter giungere ad un Testo Unico in materia di controlli merce e vezione che possa divenire una bussola semplificata del nostro lavoro. L’Italia non sarà mai veloce se al tema infrastrutture non si affiancherà quello di una vera rivoluzione dell’impianto regolatorio ispirato a tre principi: digitalizzazione, semplificazioni, esternalizzazioni”. 

Abbiamo poco meno di 80 giorni per presentare a Bruxelles un vero grande Piano di riconversione economica e produttiva nazionale, del quale il settore della logistica e del trasporto merci dovrebbe essere parte fondamentale. E’ fiducioso che ciò accada? Dai documenti che circolano in questi giorni, sebbene ufficiosi, la logistica ne esce ridimensionata rispetto alle aspettative iniziali o no?

“Certamente è un’occasione storica da ‘ora o mai più’. La logistica vale il 9% del PIL del Paese, e la competitività globale del Paese passa dalla competitività del nostro Settore, come ormai chiaro a tutti.  Noi, su invito del Presidente Conte agli Stati Generali, abbiamo avanzato le nostre proposte. Proposte per una Servizi 4.0 che, sul modello di Industria 4.0, accompagni un processo di crescita e consolidamento delle nostre imprese. Proposte per la digitalizzazione integrale della supply chain, in ambito di semplificazioni, e per alleggerire la pressione fiscale sul costo del lavoro. La parte infrastrutturale è già descritta in Italia Veloce, e va bene così. Inutile andare dietro anticipazioni giornalistiche di bozze di Documenti parziali e datate, vedremo a fine lavoro se dal quadro delle iniziative che si vorranno mettere in campo – tra MISE, MIT, Ministero dell’innovazione, Dogane, MEF, Farnesina – emergerà o meno una compiuta visione di politica trasportistica e logistica per il Paese. Guai a fare il banale errore di contare le Schede Progetto MIT, ed in base al numero valutare se il Settore è stato o meno adeguatamente considerato. Ho visto, ad esempio, diverse lodevoli proposte avanzate dal Ministero dell’Agricoltura in tema di logistica del Food e filiera del freddo. Ed ho letto la programmazione degli incentivi agli investimenti innovativi del MISE, che destina oltre 200 milioni di euro alla green&smart Logistics. Questo è l’approccio giusto: maturo, trasversale, multisettoriale. Alla fine, come sempre, giudicheremo i fatti”.