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Infrastrutture del futuro, le priorità dei manager italiani: fibra 5G, mobilità urbana e AV. In coda i porti / Indagine EY-SWG

Milano – Pensando all’Italia del futuro, su quali infrastrutture si dovrebbe investire maggiormente per favorire la crescita del Paese? È intorno questo interrogativo, di cruciale importanza per la ripartenza italiana, che istituzioni e key player si sono confrontati oggi in occasione del primo appuntamento dell’EY Summit sulle Infrastrutture 2021 “Costruzioni e intermodalità”. In apertura è intervenuto anche il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, a conferma della centralità che questa partita riveste per l’intero Paese.

Secondo 400 manager italiani, coinvolti nella nuova indagine EY-SWG presentata in anteprima oggi, si dovrebbe puntare su infrastrutture digitali (71%) e sistemi integrati di mobilità metropolitana (50%), alta velocità ferroviaria (43%) e infrastrutture sanitarie (41%). I porti? Al momento, fa notare EY, sembrano non rientrare tra i capisaldi della mobilità del futuro come dimostra il dato desolante del 12%, nonostante il ruolo strategico che essi ricoprono nell’interscambio commerciale.

L’indagine ha messo in evidenza però come i manager italiani riconoscano alle infrastrutture un ruolo strategico per il futuro del Paese: il 97% è infatti convinto che gli investimenti in questo settore a favore della mobilità siano essenziali per lo sviluppo economico e la competitività nazionale. Servono più investimenti, dunque, ma è fondamentale che questi siano indirizzati sulla base di un nuovo piano integrato per rinnovare la rete infrastrutturale capace di esprimere una visione di insieme delle priorità del Paese (95%).

E ancora: il Recovery Plan viene considerato da ben 7 manager su 10 come un’occasione unica per dare un impulso alla crescita economica italiana, con priorità di destinazione dei fondi alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (53%), istruzione (49%), grandi opere infrastrutturali (46%) e transizione energetica verso le fonti rinnovabili (40). Anche in questo caso intermodalità, porti e aeroporti (13%) si trovano a ridosso delle ultime posizioni.

A proposito dei fondi europei, però, il 55% degli intervistati dello studio EY-SWG sostiene che ne sapremo utilizzare la maggior parte, evidenziando un generale ottimismo. Tuttavia, restano dubbi diffusi sulla nostra capacità di servirci al meglio delle risorse europee. Soltanto il 27% crede che investiremo la totalità dei fondi destinati all’Italia, mentre e il 18% afferma che ne impiegheremo meno della metà. Una delle motivazioni di questo scetticismo è dovuto ai processi burocratici del nostro Paese, considerati troppo lunghi e complessi. Per questo tra i benefici del Recovery Fund, secondo il 64% dei manager, ci sarà la semplificazione del sistema burocratico e l’accelerazione delle procedure amministrative.