Energia e Ambiente Porti e Infrastrutture

Ambiente, i porti italiani e il progetto Water Defenders Alliance

I porti interessati dai progetti sono circa 100 in Italia, da Ravenna a Policoro, da Genova a Napoli. Tra le aziende partner dell’iniziativa sono presenti anche Shiseido, Mareblu, Fineco, Coop, Esso

Genova – I porti sono il punto di contatto tra le persone e il mare, e rappresentano i luoghi dove sono visibili le conseguenze dell’inquinamento generato ma anche dove possono essere implementate le soluzioni. Secondo quanto riportato dal portale EU Neighbors South, sono circa 570mila le tonnellate di plastiche che finiscono ogni anno nel Mar Mediterraneo, una quantità pari al peso di oltre 50 Torri Eiffel. Tra 30 anni, potremmo avere più plastica che pesci in mare, con enormi conseguenze sulla nostra salute, rischiando letteralmente di mangiarla a causa delle microplastiche già presenti sui nostri piatti.  

L’inquinamento chimico prodotto dagli sversamenti di idrocarburi causa problemi diretti sull’ecosistema ma anche un effetto “soffocamento” del mare legato all’ossigenazione dell’acqua. Questa la base di partenza del progetto Water Defenders Alliance, promossa da LifeGate, che comprende aziende, università ed enti di ricerca italiani, che hanno il ruolo di trovare soluzioni science based più efficaci, innovative ed efficienti.

Le soluzioni in atto

Sono tre le tipologie di dispositivi che possono contribuire a togliere tonnellate di rifiuti galleggianti dalle acque dei porti, secondo la strategia dell’alleanza. Tra questi, l’ormai celebre Seabin, un cestino in grado di raccogliere dall’acqua circa 500 Kg di rifiuti galleggianti all’anno, incluse plastiche, microplastiche e microfibre, che viene posizionato nell’acqua di porti turistici, darsene, yacht club e porti commerciali in un “punto di accumulo”, ovvero dove venti e correnti tendono a far depositare i rifiuti.

seabin

Grazie all’effetto creato dalla sua pompa, riesce a filtrare 25.000 litri di acqua all’ora catturando e trattenendo al suo interno tutti i detriti galleggianti che saranno poi rendicontati, differenziati e conferiti alle autorità preposte. Le altre due tecnologie sono: Trash Collec’Thor, un dispositivo anch’esso installato nei porti, nei punti di accumulo, in grado di catturare fino a 1,5 tonnellate di rifiuti all’anno, incluse le microplastiche. Infine, il Pixie Drone: un drone guidato grazie al telecomando a distanza di 500 metri che, navigando, è capace di intercettare per ogni missione, fino a 60 Kg di macro rifiuti che si trovano nello specchio acqueo.

Ma oltre alla raccolta di plastiche, Wda mette in campo anche la soluzione brevettata da T1 Solutions, azienda italiana partner di LifeGate, che mira a dotare porti, diportisti e pescherecci di un kit di spugne in grado di prevenire ed assorbire gli idrocarburi in modo più efficace ed efficiente di altre soluzioni presenti in questo settore. Infatti, queste spugne sono riutilizzabili, idrofobe e oleofile, consentendo di recuperare, grazie agli strumenti posizionati nei porti, fino al 100% degli idrocarburi che finiscono in acqua. Ogni chilo di queste “spugne magiche”, nel suo ciclo di vita, è capace di assorbire fino a 6.000 litri di idrocarburi.

I porti interessati dai progetti sono circa 100 in Italia, da Ravenna a Policoro, da Genova a Napoli. Tra le aziende partner dell’iniziativa sono presenti Shiseido, Mareblu, Fineco, Coop, Esso, Findus, Saipem, Gruppo Hera e diverse altre realtà del mondo finanziario, industriale e marittimo. Per un mare più pulito e un futuro più sostenibile.