Editoriale del Direttore

Iren, Bucci, Signorini e quella danza macabra sul porto di Genova

A Genova, dove iniziano a chiamarlo “il Doge”, sono in molti a pensare che il vero obiettivo del sindaco, già candidato commissario per la realizzazione della diga, sia di andare a fare il presidente della AdSP

Diciamolo subito a scanso di equivoci: la vicenda Signorini-Iren-Porto di Genova rappresenta un esempio di totale disprezzo per la cosa pubblica e il mercato. Il sindaco di Genova, Marco Bucci, cui spettava l’indicazione del nome in base al patto con i comuni di Torino e Reggio Emilia che governa l’Iren, ha imposto la nomina di Paolo Emilio Signorini ad amministratore delegato.

Un grigio burocrate ministeriale che negli ultimi tre anni al vertice dell’Authority portuale non ha svolto il suo compito con autorevolezza. Un presidente surrogato dal sindaco di Genova, che decide e interviene sul porto con una sicumera che va al di là dei suoi compiti. Basti pensare alla vicenda dei depositi chimici e alle sue interlocuzioni con armatori e concessionari. Del passaggio di Signorini in Iren si parlava da tempo. Con il risultato di ingessare per mesi l’attività dell’Adsp.

Lascia il porto in mezzo al guado, con in ballo la costruzione della nuova diga, il più importante investimento infrastrutturale italiano (1 miliardo di euro, per ora) finanziato dal Pnrr, con un piano regolatore portuale da preparare e un mucchio di questioni aperte e irrisolte. Viene spedito in Iren, terza multiutility italiana, società quotata in Borsa e con oltre 8 miliardi di fatturato, dove è considerato inadeguato dagli altri soci, tanto che gli sono sottratte le deleghe su finanza, relazioni con gli investitori e personale per redistribuirle fra presidente e vice. Una manovra in spregio alle più elementari norme di governance. Il rischio, secondo molti osservatori, è che Iren diventi ingovernabile, e che gli investitori privati, grandi e piccoli, ne traggano le conseguenze.

Questo capolavoro finisce poi per terremotare il principale porto italiano, che verrà quanto prima commissariato. Si tratta di vedere come agirà la politica governativa. Si sa che il ministero dei Trasporti (il viceministro Edoardo Rixi, che ha subìto di malavoglia il valzer delle poltrone, lo ha detto più volte) preferisce il commissario, almeno fino alla scadenza naturale di fine 2024, ossia per 15 mesi, usando l’argomento che è in atto la riforma delle Adsp. In questo modo la nomina tocca al Mit e quindi a Matteo Salvini e al suo fido Rixi. Che nel frattempo dovrebbero riuscire a varare la riforma dei porti. Il presidente della Regione, Giovanni Toti, sarebbe solo “informato” della decisione. In pole position c’è il segretario generale dell’Authority, Paolo Piacenza. Meno chance per il comandante del porto, l’ammiraglio Piero Pellizzari: è appena arrivato da Venezia. Un commissario servirebbe anche se fosse subito avviata la procedura di nomina del nuovo presidente: il percorso, con relativo interregno, infatti, durerà almeno tre mesi e non si può lasciare la cattedra di Palazzo San Giorgio vacante per tutto questo tempo.

Sul commissariamento a 15 mesi, e oltre, sarebbe d’accordo invece Bucci. A Genova, dove iniziano a chiamarlo “il Doge”, sono in molti a pensare che il vero obiettivo del sindaco, già candidato commissario per la realizzazione della diga, sia di andare a fare il presidente della AdSP. Tra 15 mesi, superata la boa di metà mandato, potrebbe dimettersi e puntare al porto. Le carte sarebbero pure in regola. Di fatto sta già svolgendo i due compiti. Certo, lui va dicendo in giro che rispetterà la promessa, fatta ai suoi elettori, di completare il lavoro in Comune. Però, poi, a “Repubblica” dichiara: “A meno che qualcuno di superimportante non mi chieda di fare diversamente“. Vuoi che il Doge si sottragga al sacrificio?

Altri, invece, propongono che si vada quanto prima alla nomina di un presidente autorevole e addentro alle questioni marittimo-portuali. Un manager che ridia fiato agli scali di Genova, Savona e Vado e in grado di interloquire senza sbavature con i big dello shipping che tentano di imporre la loro legge.
Se questo è il quadro, dove vicende politiche e personali si intrecciano in una danza macabra sulle spoglie e di aziende e porti, che fare? La nostra opinione è che occorra subito la nomina di un commissario di alto profilo, competente nel settore, capace di seguire e portare a compimento, in autonomia e nel rispetto dei compiti istituzionali della Adsp, le opere previste e il Piano regolatore portuale, affrontando il tema del lavoro sulle banchine e delle regole di mercato. Un commissario all’Authority genovese che dovrebbe diventare, a scadenza, il nuovo presidente. Quello che sicuramente non serve è che si continui a giocare sulla pelle dei porti, delle aziende e di chi ci lavora.

(Nella foto, da sinistra: Marco Bucci con Paolo Emilio Signorini)