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Italia Viva rilancia: “Un Piano Shock per sbloccare subito 120 miliardi di opere”

La Spezia – Un “Piano Shock” per sbloccare subito 120 miliardi di opere infrastrutturali. A sette mesi di distanza dalla sua presentazione, le deputate Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva in Commissione Trasporti e Tlc e responsabile nazionale infrastrutture del partito, e Silvia Fregolent, membro della Commissione Ambiente, Territorio e Tlc di IV, rilanciamo con forza oggi in un appuntamento pubblico, trasmesso in videoconferenza, quel Piano per far fronte alla crisi infrastrutturale che stanno vivendo la viabilità della Regione Liguria, tutto il sistema dei trasporti e giocoforza i collegamenti diretti e indiretti verso i porti di Genova, Savona-Vado e La Spezia. Crisi, rivendica IV, che è figlia di opere ormai vetuste a causa di un’assenza cronica di investimenti. Ragione per cui, osservano Paita e Fregolent, l’avvio del “Piano Shock” di Italia Viva consentirebbe inoltre di rimettere in moto risorse congelate da tempo, stimolando una funzione anticiclica garantita dall’avvio dei cantieri con ripercussioni positive in termini occupazionali.

Tanti sono i nodi al pettine, molti dei quali ormai strutturali: la direttrice autostradale Asti-Cuneo, un investimento di circa 400 milioni, con il ripristino anche dell’asse ferroviario per il settore merci con un investimento di 150 milioni di euro. La Tav che continua ad essere osteggiata, non solo dai movimenti No Tav ma anche dai recenti pronunciamenti della Corte dei Conti Ue la quale ha sollevato alcune perplessità sugli investimenti. Perplessità che si aggiungono al diniego nei confronti della Tav da parte della municipalità di Lione, amministrata da un sindacato verde eletto da poco. Il Terzo Valico, la madre di tutti i progetti, i cui lavori rischiano di essere nuovamente rallentati per l’ostruzionismo verso la costruzione del tunnel. Poi, ci sono tutte le opere ferroviarie che gravitano intorno al basso Piemonte, l’area dell’alessandrino in particolare, che si integrano con il Terzo valico e che sarebbero vitali per i porti di Genova e Savona-Vado: i lavori sono quelli che riguardano San Bovo di Novi e Arquata che, secondo Italia Viva, dovrebbero essere inserite all’interno di un piano complessivo del trasporto su rotaia. Un’area questa che rappresenta sulla carta il naturale retroporto del sistema portuale ligure.

“Il Piano Italia Shock è costituito da 6 articoli che prevedono una forte semplificazione delle opere infrastrutturali: ferroviarie, portuali, autostradali, stradali, aeroportuali, edilizia scolastica e dissesto idrogeologico – spiega Raffaella Paita -. Sono articoli semplici che riducono la tempistica della fase di progettazione di un passaggio. Rilanciamo poi con forza i modelli Genova e Expo, con i quali abbiamo dimostrato che le opere possono avere un inizio e una fine. Modelli la cui gestione è nelle mani di un commissario che non deve essere considerato il monarca assoluto perché l’ANAC ha il compito di svolgere una funzione di controllo nei suoi confronti. Chiediamo anche che il governo ripristini il Piano Italia Sicura contro il dissesto idrogeologico, con cui l’esecutivo Renzi ha messo in sicurezza il Bisagno di Genova. Piano, quest’ultimo, che dovrebbe essere esteso anche all’edilizia scolastica. Infine, sarebbe necessaria sia una norma che riduca la tempistica relativa ai ricorsi, uno dei vizi più gravi del nostro Paese, sia una norma che semplifichi la procedura di verifica (Vas) per gli aeroporti, il caso dello scalo di Firenze è emblematico”.

Rincara la dose Silvia Fregolent che interviene su un nervo scoperto: il caos autostradale delle ultime settimane. “E’ un chiaro segnale di quanto sia necessario intervenire urgentemente sia sulle strutture viarie che infrastrutturali. E’ chiaro che ci sia bisogno dell‘Alta Velocità, ma il nostro Paese, e in particolare la Liguria e il Piemonte, hanno bisogno anche di opere non strategiche ma funzionali al territorio”. Fregolent guarda a Rotterdam: “E’ da anni che il porto olandese ‘ruba’ le merci si nostri scali, ci riesce perché è dotato di un sistema infrastrutturale all’avanguardia, retroporti e digitalizzazione. E’ vero il commissario non è sufficiente a risolvere tutti i problemi, ma se utilizziamo il modello Genova, Expo o Pompei almeno siamo sicuri che le opere si fanno”.